NATSUO KIRINO.
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REAL WORLD.
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Parte 1.
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Titolo originale: Riaru warudo.
Traduzione dal giapponese di Gianluca Coci.
2009 Neri Pozza Editore, Vicenza.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In un affollato quartiere residenziale di Tokyo quattro studentesse trascorrono un'estate caldissima e soffocante preparandosi ad affrontare gli esami per l'ammissione all'universit. Sono molto diverse tra loro: Toshi  affidabile e sicura, Yuzan riservata e malinconica, Terauchi ha un grande talento per gli studi, Kirarin occulta dietro la sua dolcezza un'attrazione morbosa per i comportamenti pi estremi.
Un rumore inconsueto che proviene da un appartamento stravolge improvvisamente il loro destino: il vicino di casa, un liceale che le quattro amiche chiamano il Vermiciattolo, ha ucciso la madre ed  scappato con la bici e il cellulare di una di loro. In fuga dalla polizia, il giovane assassino inizia a contemplare affascinato il proprio volto riprodotto in fotografie e servizi televisivi, assapora l'improvvisa visibilit mediatica, il racconto della sua vita riscritto da giornalisti e reporter, e asseconda l'ossessiva curiosit collettiva intorno alle ragioni che lo hanno spinto a uccidere. Il pigro distacco del giovane si trasforma progressivamente in una consapevolezza crudele: insensibile alle conseguenze del suo crimine, vuole che le ragazze scrivano per lui un manifesto filosofico che giustifichi ed esalti la lucida follia delle sue azioni...
Immerse in una vita di chat, sms e Reality TV, le quattro adolescenti scoprono un mondo scabroso e brutale. Una realt popolata di ragazzi in attesa di un esempio, di una guida, di un salvatore che li riscatti dalla noia invincibile di un sistema che non sa comprendere la loro diversit, la radicale distanza che li separa dai genitori e dalle generazioni che li precedono. E il loro profeta pu essere chiunque, anche un assassino. Basta che sia capace di ribellarsi, in nome di tutti loro.
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L'AUTRICE.
Natsuo Kirino  nata nel 1951 a Kanazawa, un'antica citt del Giappone centrale. Nel 1993 si  aggiudicata il premio Edogawa Ranpo con il romanzo Pioggia sul viso. Con Le quattro casalinghe di Tokyo (Neri Pozza 2003) ha raggiunto una notoriet internazionale e ha vinto il prestigioso premio dell'Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi. Morbide guance (Neri Pozza 2004) ha vinto il premio Naoki. Nel 2008  stato pubblicato con grande successo Grotesque. La fama mondiale della scrittrice  in costante ascesa, e viene ormai considerata un'autrice capace di innovare la lezione di autori come Chuck Palahniuk e Murakami Haruki.
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REAL WORLD.
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Avvertenza.
Per la trascrizione dei nomi giapponesi  stato adottato il sistema Hepburn, secondo il quale le vocali sono pronunciate come in italiano e le consonanti come in inglese. Si noti inoltre che:
ch  un'affricata come la c nell'italiano cera
g  sempre velare come in gatto
h  sempre aspirata
s  sorda come in sandalo
sh  una fricativa come sc nell'italiano scena
w si pronuncia come una u molto rapida
y  consonantico e si pronuncia come la i italiana
Il segno diacritico sulle vocali indica l'allungamento delle medesime.
Secondo l'uso giapponese, il cognome precede sempre il nome (fa qui eccezione il nome dell'autrice).
Tutti i termini giapponesi, a eccezione di quelli di uso corrente in italiano, sono resi al maschile.
Per alcuni nomi di persona e termini generali in giapponese si rimanda al Glossario a fine volume.
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1. Hori Ninna.
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Mi stavo disegnando le sopracciglia con la matita quando gli altoparlanti hanno diffuso l'allarme per lo smog fotochimico.  un evento ormai quotidiano fin dall'inizio delle vacanze estive, per cui non sono rimasta affatto sorpresa.
Attenzione, attenzione annuncia una voce femminile con esasperata lentezza,  stato appena emesso un avviso di allerta per smog fotochimico. Dopodich una sirena comincia a risuonare simile al lamento di un dinosauro ammansito.
Gran parte di questi allarmi viene diramata durante le prime ore del mattino, proprio mentre mi appresto a uscire per andare al corso preparatorio per l'ammissione all'universit. Nessuno vi d troppo peso. Oh, no, di nuovo!, pensiamo pi o meno tutti. Piuttosto, a me piacerebbe tanto sapere dove sono nascosti gli altoparlanti. Ogni volta che quella sirena si mette a sbraitare, non posso fare a meno di rimuginarci sopra, e trovo la cosa assai sinistra e misteriosa.
Abito in un'area residenziale stipata di case all'estremit del quartiere di Suginami. Dicono che un tempo questa zona fosse molto ariosa e tranquilla, ma il suo aspetto  mutato radicalmente quando le tradizionali costruzioni di legno sono state abbattute per fare spazio a una moltitudine di villette bifamiliari e di piccoli condomini popolari. Ricordo che, quando ero bambina, casette graziose ma striminzite spuntavano come funghi al posto di boschetti di susini e di terreni coltivati. Ti illudevano con nomi a effetto, dicendo che si trattava della nuova citt x o del moderno complesso urbano y, e cos ti buttavano fumo negli occhi per spingerti a comprare. Le famiglie agiate vi si trasferivano una dopo l'altra e, soprattutto nel fine settimana, tutti amavano ostentare il proprio benessere mettendosi alla guida di costose automobili straniere o portando a spasso il cagnolino di razza. Ma i vialetti asfaltati tra un'abitazione e l'altra, che in passato non dovevano essere altro che viottoli di campagna, sono cos angusti che la famiglia che abita a due case di distanza dalla nostra  stata costretta a disfarsi della preziosa Mercedes per pura disperazione, visto che per infilarla in garage occorreva sudare ogni volta sette camicie.
La sirena continuava a gemere e, tra un gemito e l'altro, mi  giunto all'orecchio il rumore di qualcosa che si fracassava nella casa accanto. Qui le case sono cos vicine tra loro che, se tieni le finestre aperte, puoi sentire parola per parola i battibecchi fra marito e moglie, i telefoni che squillano e via dicendo. Di primo acchito mi  venuto da pensare che si fosse rotto il vetro di qualche finestra. Sette anni fa, il ragazzino di una delle case di fronte ne frantum uno dei nostri - quello della stanza dove teniamo l'altarino buddhista - con un pallone da calcio. Poco dopo il ragazzino trasloc nel Kansai con tutta la sua famiglia, e non venne mai pi a riprendersi il pallone, che rimase a lungo abbandonato accanto alla nostra porta.
A ogni modo, il rumore che avevo appena udito era proprio uguale a quello del vetro mandato in frantumi dal ragazzino. Nella casa a fianco, per, non ci vive nessun bambino, il che mi aveva messo addosso una certa agitazione. E se si fosse trattato di un ladro? Sentivo il cuore martellarmi nel petto, e tenevo le orecchie tese nel vano tentativo di captare altri rumori. Tutto sembrava ripiombato nel silenzio pi assoluto.
I nostri vicini si sono trasferiti qui da circa due anni. Fino a ieri non ci avevamo mai avuto granch a che fare. Quando, in qualche rara occasione, mi era toccato bussare alla loro porta per consegnare il bollettino dell'associazione del vicinato, mi era sempre venuta ad aprire una signora di mezza et, ogni volta con lo stesso sorriso artefatto stampato sulle labbra. Sul loro conto sapevo solamente che erano in tre: padre, madre e un figlio suppergi mio coetaneo. Di tanto in tanto mi capitava di scorgere la donna che spazzava la soglia di casa con una scopa di bamb. Portava occhiali dalla montatura argentata e aveva sempre questo rossetto carminio, di quelli che lasciano tanto di impronta su tazze e bicchieri. Senza quegli occhiali e quel rossetto, dubito che sarei riuscita a riconoscerla.
Una volta mi vide con l'uniforme scolastica indosso e mi chiese: Tu vai alle scuole superiori?. Non appena le risposi di s, grid tutta raggiante: Anche mio figlio!. E subito dopo aggiunse il nome del prestigioso liceo che il suo rampollo frequenta. Quando riferii l'episodio a mia madre, lei fece una smorfia di disgusto e si lasci sfuggire un'esclamazione altrettanto sdegnosa. La vicina aveva voluto senz'altro vantarsi del figlio, e mamma ne aveva dedotto che nelle sue parole si celasse anche una buona dose di disprezzo nei confronti della nostra famiglia, dal momento che io frequento un liceo femminile privato in cui viene ammesso pressoch chiunque. Ma secondo me mamma si sbagliava, perch quella donna era semplicemente un'ingenua, e per il figlio doveva essere una vera croce avere una madre cos. Quel ragazzo mi faceva persino un po' pena, poverino.
Il figlio dei nostri vicini  un tipo allampanato e con le spalle curve, e ha degli occhietti piccoli piccoli e malinconici. Sembra un vermiciattolo. Cammina sempre con un'andatura indolente, con la testa perennemente inclinata da un lato, e non possiede nemmeno un briciolo di mordente. Se per caso c'incrociavamo dalle parti della stazione, lui distoglieva subito lo sguardo e svicolava dietro il primo angolo, quasi che fuggendo nell'ombra potesse tenersi al riparo da tutte le cose di questo mondo. In questo senso lo giudicavo tale e quale a suo padre, che aveva tutta l'aria del classico impiegato. Quell'uomo mi ignorava, come se non esistessi. Una volta andai fuori a ritirare l'edizione serale del giornale e mi capit d'incontrarlo mentre rincasava. Io chinai il capo in segno di saluto, ma lui non mi degn di uno sguardo e continu a tenere gli occhi fissi nel vuoto, come se fossi invisibile.
Chiss che mestiere fa quel tipo, eh? comment una volta mia madre. Ha un'aria cos boriosa, sempre con quel suo odioso cache-col. Non me ne fregava niente del cache-col del vicino e di cosa potesse significare. Per me le persone si dividono in due grandi gruppi: simpatiche e antipatiche. E i nostri vicini appartenevano senza dubbio al secondo.
Se mia nonna fosse ancora viva, ne avrebbe certamente scoperte di tutti i colori sul loro conto, ma a mia madre i pettegolezzi non interessano pi di tanto, e cos tutto ci che sapevamo su quella famiglia, fino a ieri, era che il figlio frequentava un'ottima scuola e assomigliava a un vermiciattolo, la madre aveva una fissa per il rossetto rosso fuoco e il padre per i cache-col.
Continuavo a ignorare cosa potesse aver causato quel rumore. Un ladro aveva forse fatto irruzione nell'appartamento dei vicini? Be', e allora? Non erano certo affari miei. Se per gli fosse saltato in mente di fare una visitina anche da noi, me la sarei vista brutta. Pi ci pensavo e pi mi sentivo prendere dal panico. I miei genitori erano gi andati al lavoro, e io, in virt del mio status di studentessa del terzo e ultimo anno del liceo, me l'ero presa comoda ed ero rimasta sola in casa a gustarmi in santa pace un cup ramen prima di avviarmi al corso estivo. L'ultima cosa che desideravo in quel momento era che a un ladro venisse lo sghiribizzo di rifugiarsi da noi. Pap ripete spesso che un ladro messo alle strette pu costituire uno dei pericoli pi terrificanti di questo mondo.
Tutt'a un tratto ho udito un altro rumore, simile al primo ma molto pi violento. Mi  rimbombato nelle orecchie, tanto da farmi tremare la mano con cui mi stavo disegnando il sopracciglio sinistro. Mentre mi guardavo allo specchio, pensando che forse avrei fatto bene a cancellare e a ricominciare da capo, il mio cellulare ha preso a vibrare sul tavolo.
U, u.... Era Terauchi, lei  l'unica a salutare cos. Sono io.
Oh, ho appena sentito dei rumori strani nella casa accanto. Forse  entrato un ladro. Che faccio?.
Quella relazione che dovevamo scrivere su Mori Ogai, no? mi ha detto senza prestare il minimo ascolto alle mie parole, mi sta venendo pi di cento pagine!... Non  vero,  uno scherzo, ci sei cascata, ah, ah, ah! No, per mi sta riuscendo bene, sul serio.
Terauchi ha continuato a parlare a raffica per oltre un minuto, senza cambiare tono.
Oh, Terauchi, ti ho appena detto che forse  entrato un ladro nella casa accanto!.
Ue, ue! ha reagito finalmente lei, lasciando che il suo tipico saluto si trasformasse in un'esclamazione di sorpresa. Terauchi  una ragazza molto carina, ma ha questa voce cos cupa e un modo di parlare molto distaccato. Comunque  la pi intelligente e la pi intrigante fra tutte le mie amiche, e mi piace davvero un mondo.
Si  sentito un rumore di vetri rotti... Forse adesso il ladro  gi dentro!.
Ma no, pu darsi che si tratti solo di una lite tra moglie e marito.
A quest'ora?  impossibile: il mio vicino sar al lavoro gi da un pezzo.
Be', allora la moglie  andata fuori di testa e ha fracassato un servizio di tazze o qualcosa del genere... S, s, dev'essere proprio cos ha affermato Terauchi con piena convinzione. Una volta mia mamma litig di brutto con la nonna - la mamma di mio padre - e diede di matto al punto da scaraventare ciotole, bicchieri e tutto il resto gi dalla finestra del primo piano.
Tua madre deve essere una vera furia, eh?.
S, puoi dirlo forte,  terribile. Quella volta afferr le ciotole e le tazze di pap e della nonna e le lanci una dopo l'altra mirando alle pietre ornamentali del giardino, come se fosse la cosa pi naturale di questo mondo. Ricordo che pap stava mangiando nella scodellina che usava mio fratello Yukinari da piccolo. Comunque, Toshi-chan, ti ho chiamato perch volevo sapere come te la stavi cavando con la relazione.
Toshi-chan sono io. Il mio nome per intero  Yamanaka Toshiko - Toshi si scrive con i caratteri di dieci e di quattro, perch sono nata il 4 ottobre. Non si pu certo dire che i miei si siano scervellati pi di tanto, ma in compenso  alquanto raro trovare un'altra persona con un nome composto dagli stessi caratteri, per cui ne vado abbastanza fiera. Il nome proprio di Terauchi  Kazuko, e lei lo odia a morte. A quanto pare  stato suo nonno, nativo della prefettura di Akita, a sceglierlo. Io e le mie amiche siamo solite chiamarci per nome o tutt'al pi con il soprannome, a eccezione di Terauchi, che insiste a farsi chiamare per cognome.
Mmh, veramente, non l'ho ancora scritta....
Poco dopo l'inizio di quest'ultimo anno del liceo1, il prof di giapponese ci ha assegnato come compito per casa una relazione su La ballerina di Mori Ogai. Terauchi  un vero fenomeno quando si tratta di esami, compiti e via dicendo. In particolare, quando deve scrivere qualcosa su testi letterari, riesce a scopiazzare un po' qua e un po' l da saggi e manuali vari, senza che i prof se ne accorgano. Io, invece, sono... come dire?, molto pi onesta - stupida, potrebbe pensare qualcuno - e non ho mai avuto il coraggio di seguire il suo esempio. Di conseguenza ho bisogno di un bel po' di tempo per finire un compito e i miei voti, inutile dirlo, non sono mai all'altezza di quelli di Terauchi. D'altra parte non ho mai pensato che il suo metodo fosse disonesto.  che sono molto preoccupata, temo che la sua astuzia, un giorno o l'altro, possa metterla nei guai. S, sono preoccupata, perch Terauchi mi piace davvero un mondo.
Sai mi ha fatto poi con la solita voce cupa, abbassando ulteriormente il tono, stavo pensando di fare, che so?, un'analisi psicologica molto dettagliata del personaggio principale.
Cio di Elise?.
U, non lei, non va bene! Il suo nome si scrive in katakana, no? Io intendevo dire Ota.
Non avevo la pi pallida idea di cosa stesse dicendo.
Devi spiegarglielo meglio, senn non ci capisce niente!. Era la voce di Yuzan, che evidentemente era l, accanto a Terauchi. Toshi-chan mi ha detto, senza nemmeno salutarmi, questa pazza s' messa in testa di fare un ritratto psicologico basandosi sui caratteri cinesi che compongono il nome del protagonista! Sta proprio fuori, eh? Questa qui i compiti non vuole mai prenderli sul serio.
Oh, Yuzan, non sapevo che ci fossi anche tu....
La mia voce doveva suonare alquanto delusa. Non ero granch contenta di sapere che Terauchi e Yuzan erano insieme. Mi sentivo esclusa. Terauchi mi piace molto, ma non posso affermare lo stesso a proposito di Yuzan. Ha un carattere scontroso, per non dire eccentrico, e vede tutto o bianco o nero. I fumatori, per esempio, li detesta a morte, tanto da definirli spazzatura. Il che, mettendosi nei panni di chi fuma, non mi sembra assai corretto. Se invece le piace qualcuno,  pronta a difenderlo a spada tratta, di chiunque si tratti. Estrema e indecifrabile: questa  Yuzan.
Terauchi mi ha proposto di fare i compiti insieme, ma io le ho risposto che non siamo mica alle elementari... Uh, uh, uh!.
E invece io scommetto che  stata un'idea tua, o sbaglio?.
Alla mia congettura, Yuzan ha riso di nuovo, con voce persino pi cupa di quella di Terauchi. Quando indossa l'uniforme scolastica, d l'idea di un ragazzo travestito alla meno peggio da donna, e anche il carattere e il modo di parlare sono molto maschili. Il nome, per,  decisamente femminile: Kaibara Kiyomi. Ah, il suo soprannome deriva da quel Kaibara Yuzan del manga Oishinbo. La mamma di Yuzan  morta al termine di una lunga degenza in ospedale quando lei era alle medie. Da allora Yuzan vive con il padre e i nonni. Io e lei siamo le sole figlie uniche del nostro gruppetto di amiche. In seguito alla morte della madre, ha preso a comportarsi in maniera via via pi eccentrica, da maschiaccio. Una volta Terauchi mi ha detto che secondo lei Yuzan  lesbica, ma io non sono del tutto d'accordo. D'altra parte, se anche lo fosse non sarei in grado di accorgermene, forse perch non sono il suo tipo. A un certo punto ho sentito un rumore dall'altra parte della linea, come se qualcuno avesse afferrato con forza il telefono.
U, questo  tutto mi ha detto Terauchi, che aveva verosimilmente strappato il telefono di mano a Yuzan, rendendole pan per focaccia.
Okay... Oh, che faccio con la storia dell'appartamento accanto? Lascio perdere?.
S,  logico. Mica sono affari tuoi, no?.
L'imperturbabilit di Terauchi mi ha infuso una buona dose di determinazione.
 vero, hai ragione. Adesso devo andare al corso, ci sentiamo pi tardi.
Ciao... e scusa tanto per il disturbo, eh mi ha risposto lei prima di riattaccare. Poi ho spento il condizionatore e mi sono guardata il sopracciglio sinistro allo specchio. Non mi era venuto granch bene, ma non avevo tempo per ridisegnarlo e ho deciso di uscire immediatamente, indossando un paio di jeans e una camicetta nera giromanica.  un tipo di abbigliamento decisamente casual, per non dire anonimo, ma proprio per questo mi d una certa sicurezza.
Fuori faceva un caldo cane, c'era un sole che accecava. Mi sono infilata i sandali nuovi comprati ai saldi del Tokyo Kutsu Ryutsu Center, situato a un paio di minuti di cammino da casa nostra, e ho tolto il lucchetto alla bicicletta, che tenevo parcheggiata accanto alla porta d'ingresso. Il manubrio e il sellino erano cos infuocati che a momenti mi ustionavo. In quel preciso istante ho sentito la porta dei vicini sbattere violentemente e, dopo qualche attimo, mi  giunto all'orecchio il cigolio del cancelletto esterno che si apriva. Qualcuno stava uscendo. Nervosa, ma al contempo incuriosita, mi sono voltata in quella direzione: era il Vermiciattolo. Indossava un paio di jeans e una T-shirt blu con un minuscolo marchio Nike bianco sul petto, e portava in spalla uno zainetto nero che ricordavo di avergli gi visto. Meno male, per fortuna non si trattava di un ladro. Dunque in casa c'era lui, il Vermiciattolo.
Risollevata, gli ho lanciato un'occhiata e i nostri sguardi si sono incrociati. Aveva un'aria contenta, addirittura euforica, tipo quando hai un appuntamento galante e vorresti farlo sapere al mondo intero. A ogni modo quell'atteggiamento non gli si addiceva per niente, non era da lui, e cos ho distolto subito lo sguardo. Provavo una sensazione molto strana, quasi che avessi visto qualcosa che non avrei dovuto vedere.
Che caldo oggi, eh?.
Era la prima volta che il Vermiciattolo mi rivolgeva la parola. Mi sono limitata a un lieve cenno di assenso col capo. Che caldo oggi, eh?... Il Vermiciattolo era dunque quel tipo di persona a cui piace salutare facendo riferimento alle condizioni climatiche, come sono soliti fare soprattutto gli anziani. E per giunta aveva rivolto quelle parole a me, che ero una sua coetanea. Poi si  messo a intonare un motivetto a labbra serrate e ha levato lo sguardo al sole, chiudendo quasi del tutto gli occhi. Appariva cos in forma che il nomignolo che gli avevo affibbiato risultava assolutamente fuori luogo.
Poco fa ho sentito degli strani rumori provenire da casa vostra... gli ho detto. Mi sono spaventata.
Ne sei sicura? ha replicato lui scuotendo la testa, senza smettere di fissare il sole a occhi socchiusi. Devi esserti sbagliata.
Ah, scusa.
Poi  sgattaiolato via a passo veloce, come se dovesse andare in gita chiss dove. Al colmo dell'imbarazzo, ho inforcato la bicicletta, ho riposto la borsa nel cestino e, evitando di girarmi indietro, ho cominciato a pedalare alla volta della stazione. Ho superato il Vermiciattolo dopo pochi metri, senza fargli nemmeno ciao.
Il corso estivo che frequento si tiene presso un doposcuola vicino all'uscita sud di una grande stazione d'interscambio con la linea Chuo, a quattro fermate di distanza da quella di casa mia, che fa parte di una linea ferroviaria privata. Continuavo a pensare al Vermiciattolo, soprattutto ai rumori sospetti che avevo udito provenire da casa sua, quando, in prossimit del varco elettronico per il controllo dei biglietti, sono stata abbordata da uno di quegli scocciatori che ti chiedono di compilare un questionario. Di solito ci faccio molta attenzione e mi tengo ad almeno una trentina di metri di distanza, ma stavolta ero soprappensiero e avevo abbassato la guardia. Il tizio aveva un aspetto serio e ordinato: camicia bianca, pantaloni neri e occhiali dalla montatura nera, di quelli alla moda.
Lei  una studentessa?.
Scusi, vado di fretta.
Non si preoccupi, le ruber solo un paio di minuti. Frequenta l'universit?.
S.
Un regolare corso quadriennale o una laurea breve? E presso quale universit?.
Corso quadriennale, alla facolt di Scienze della formazione di Todai.
Me ne stavo l in piedi, con un'espressione indispettita stampata in volto. Il tizio mi ha guardato per un attimo, allibito, dopodich ha scritto Todai nell'apposito riquadro, con una pessima grafia. Gli  affiorato sulle labbra un sorrisetto, come se pensasse che me la stavo tirando o, peggio ancora, come se avesse intuito che stavo barando.
Posso chiederle il suo nome?.
Hori Ninna.
Con quali caratteri si scrive?.
Hori di fosso e Ninna di Ninnaji, il tempio di Kyoto.
Ninnaji... Mai sentito ha biascicato il tizio tra s e s, sforzandosi di ricordare. Approfittando della sua esitazione, me la sono squagliata senza pensarci su due volte. Era la prima volta che fingevo di essere una studentessa dell'Universit di Tokyo. Di solito mi spaccio per un'impiegata, ma stavolta, con quell'abbigliamento dimesso e l'attitudine aggressiva, sarei stata poco credibile. Quando devi compilare un questionario, oppure il modulo per ricevere la tessera di un negozio e roba del genere,  meglio utilizzare nome e indirizzo falsi. Me l'ha insegnato Terauchi. All'inizio mi sentivo molto nervosa ogni volta che mentivo, poi, poco a poco, mi ci sono abituata al punto che Hori Ninna ha preso a suonarmi come il mio secondo nome. Nel nostro quartetto ognuna ha un nome fasullo da usare quando per esempio andiamo al karaoke o in altre circostanze in cui  necessario compilare modulini e moduletti vari. Terauchi insiste a dire che occorre essere molto prudenti, altrimenti rischiamo di finire in qualche database, tenute sotto controllo dal mondo degli adulti.
Sulla via verso il doposcuola, un'altra persona mi si  appiccicata alle calcagna: stavolta si trattava di una donna dall'aspetto raccapricciante. Non appena ho accelerato il passo per togliermela dai piedi, lei ha fatto altrettanto, a rischio di cadere, tanto doveva essere smaniosa di accalappiare qualcuno. Aveva un'enorme massa di capelli corvini tagliati alla paggetto e non portava nemmeno un filo di trucco. Era sudatissima, come testimoniavano la miriade di minuscole goccioline tra il naso e il labbro superiore e gli enormi aloni biancastri sotto le ascelle della camicetta nera scolorita. Era normale che si fosse ridotta in quello stato, dal momento che era piena estate e lei stazionava sotto il sole da chiss quanto, ma non mi faceva affatto pena, anzi ero pronta a mollarle uno spintone pur di liberarmene, perch faceva un caldo veramente insopportabile.
Senta, mi scusi ha esordito la donna, io sto studiando chiromanzia e... mi chiedevo se potesse dedicarmi un po' del suo tempo.
Sto studiando chiromanzia... Ultimamente li trovi dappertutto questi indovini da strapazzo. E poi stai fresco, mica te la leggono gratis la mano!
Mi dispiace, vado di fretta le ho risposto a muso duro, facendo la mia faccia scontrosa frutto di un lungo studio allo specchio.
Ah, mi scusi tanto ha reagito lei impaurita, girando sui tacchi e partendo alla caccia del fesso di turno. Oggigiorno, per una ragazza, non  affatto facile superare senza intoppi gli affollati dintorni delle numerose stazioni cittadine. Una volta che provai a scambiare quattro chiacchiere sull'argomento con mia madre, lei sospir e disse: Ai miei tempi non era cos. Adesso  pieno di pericoli. Aveva proprio ragione. Soprattutto qui a Tokyo, noi ragazze siamo considerate il bersaglio principale del commercio, nel senso che ci vedono come le cavie ideali per testare la vendibilit dei prodotti. E il bello  che pretendono di sfruttarci gratis, tentano di propinarci questionari su questionari. Per loro siamo delle autentiche prede. E poi c' questo esercito di malintenzionati e pervertiti vari, questi porci, giovani e vecchi, che ti chiedono Ehi, bella, quanto vuoi? e altre schifosaggini simili a ogni pi sospinto. Personalmente ho avuto la fortuna di non essermi mai imbattuta in un vero maniaco, ma corre voce che Terauchi abbia avuto problemi del genere sin da quando frequentava le elementari - a quanto pare ce ne sono a bizzeffe sul treno che prende per andare a scuola. Terauchi  una ragazza stupefacente, tanto sveglia da farti paura, ma  anche molto carina, e per questo gli uomini di ogni et la sottovalutano e tentano di raggirarla. Sono fermamente convinta che questi bastardi depravati costituiscano la vera ragione per cui Terauchi non mostra mai interesse verso l'altro sesso, e credo siano anche la causa di quello sguardo triste che di tanto in tanto le adombra il viso e di quel modo cos mesto in cui a volte bisbiglia il suo U. Diciamocela tutta: questo mondo  veramente contorto, ed  marcio da fare schifo.
Mi sono precipitata nell'aula del corso d'inglese di livello avanzato, quello per puntare alle universit private. Ero in ansia, perch ero arrivata in leggero ritardo e al mio doposcuola vige la regola di non ammettere in classe i ritardatari.
Quattro giovani dall'aria di studenti universitari, due ragazzi e due ragazze, erano in piedi davanti alla lavagna e sorridevano agli allievi seduti nei banchi. Cos, di primo acchito, non mi sembravano insegnanti, n d'altra parte avrei detto che fossero alunni del doposcuola. I prof sono in genere molto pi anziani e antiquati, mentre i liceali sono pi giovani e meno sicuri di s. Inoltre, tanto i docenti quanto gli allievi di questo doposcuola mancano della stessa e identica cosa: affetto verso il prossimo. D'altra parte si tratta di una pecca comune alla stragrande maggioranza dei doposcuola di questo paese, no? Questi quattro ragazzi, invece, ti mostravano un sorriso perenne, come se volessero comunicarti che loro erano la linfa vitale che fluiva calda in quel mondo freddo e spietato. Una delle due ragazze, quella con il colletto della camicetta bianca che fuoriusciva dalla giacca del completo grigio da colloquio di lavoro, ha preso di colpo a parlare con un linguaggio alquanto confidenziale.
Le vacanze estive sono ormai cominciate ha esordito. Per voi, per,  tempo di rimboccarsi le maniche e di non tirarsi indietro. Non dovete preoccuparvi, c' ancora molto tempo a disposizione. Dopotutto siamo ancora agli inizi di agosto, no? Perci, lasciate da parte scuse e pretesti vari e mettetevi a studiare. Se non lo farete, state certi che la prossima primavera, quando verranno resi noti i risultati degli esami di ammissione all'universit, perderete anche la voglia di sorridere. Avete capito a cosa mi riferisco, no? Quando frequentavo l'ultimo anno del liceo, proprio come voi adesso, mi dissero che avrei fatto meglio ad abbandonare ogni speranza di entrare all'universit a cui puntavo. Non ce la farai mai mi ripetevano tutti. Ma durante quell'estate ci diedi sotto giorno e notte, fino a sputare sangue - credetemi, non sto esagerando - e alla fine riuscii a essere ammessa alla facolt d'Arte della Nihon Daigaku. E vi posso garantire che un successo del genere ti d una sicurezza in te stessa davvero indistruttibile, una sicurezza sulla quale potrai contare per il resto della vita. Forza, mettetevi sotto e dimostrate tutto il vostro valore, fino alla morte!. A questo punto, la ragazza ha fatto una breve pausa e ha lasciato vagare lo sguardo da un angolo all'altro dell'aula. Bene, da questo momento saremo a vostra disposizione, perci, se avete dubbi o domande, non esitate a chiedere.
In questo doposcuola  stato introdotto un nuovo sistema chiamato My Tutor, che consiste praticamente nel supporto in aula da parte di studenti universitari. Dicono che si tratti di studenti che hanno frequentato con successo questo stesso doposcuola, ma io ci credo poco, non sono cos ingenua. Te li vedi piombare in aula soprattutto durante i brevi intervalli tra una lezione e l'altra, e in men che non si dica si mettono a girare fra i banchi in attesa di domande e a fare discorsetti per incitarti allo studio. In poche parole, il contatto diretto con gli studenti universitari dovrebbe fornirti il pungolo necessario per concentrarti sugli esami di ammissione. Il problema  che quei quattro, con i loro sorrisi smaglianti a trentadue denti, mi facevano venire in mente tutt'al pi quei pupazzoni che vagano dal mattino alla sera a Disneyland. Stavo prendendo posto, quando mi si  avvicinata la tipa con il tailleur da colloquio di lavoro.
Allora... tu devi essere Yamanaka-san, giusto? mi ha chiesto, mentre scorreva l'elenco dei nomi. A quanto pare l'inglese non  il tuo forte, eh? Hai una media di appena cinquantadue. Devi impegnarti di pi, altrimenti non ce la farai. Stai studiando abbastanza?.
Mi ha dato un fastidio enorme sentire pronunciare la mia media davanti a tutta la classe.
Io mi chiamo Hori Ninna le ho risposto. Al che lei ha fatto una faccia perplessa.
Hori-san? Sei sicura di essere iscritta a questo corso?.
Certo, sono regolarmente iscritta ho replicato tutta seria, tirando fuori dalla borsa il dizionario elettronico e mettendolo sul banco.
Mmh, che strano... ha fatto lei, via via pi incredula. Dopo andr a verificare in segreteria. A ogni modo, in quale universit staresti pensando di entrare?.
Sophia, Keio....
Ah, allora devi fare del tuo meglio anche in inglese. Che media hai?.
Cinquantotto, pi o meno le ho mentito.
In questo caso, devi fare in modo di salire di almeno cinque punti mi ha detto lei, fissandomi con cipiglio torvo. Si era avvicinata talmente che le si vedevano le lenti a contatto appiccicate a quei suoi occhi un po' a palla. Non devi mai mollare, capito? Se ci dai dentro fino alla morte, vedrai che in un modo o nell'altro ce la farai... Vocaboli, vocaboli, vocaboli! Devi migliorare il lessico, a tutti i costi.  il metodo ideale, credimi.
Che intendeva dire con quel se ci dai dentro fino alla morte? E aveva veramente sgobbato al punto da sputare sangue? Non credo proprio che valga la pena morire per lo studio. Questo modo di pensare, d'altra parte,  forse uno dei miei punti deboli. Uno dei due tutor maschi, un ragazzo con indosso camicia bianca e cravatta, stava in piedi accanto al banco davanti al mio, dove era seduto uno studente dalla stempiatura precoce.
Devi fare in modo che la tua media si alzi ancora un po' lo rincuorava, mollandogli un paio di colpetti sulla spalla. Dai, so che puoi farcela.
S... gli ha risposto a bassa voce il ragazzo stempiato, palesemente in imbarazzo.
Io, studiando dodici ore al giorno, riuscii a incrementare la mia media di ben dieci punti.
Davvero?.
Cooosa? Dodici ore di studio al giorno per appena dieci punti?, mi sono detta mentre, mio malgrado, origliavo la conversazione. Quella notizia mi ha fatto venire un magone tremendo. Intanto, la tutor che aveva parlato con me si era avvicinata alla ragazza taciturna seduta alle mie spalle. Si trattava di una messinscena che mi dava il voltastomaco. Non era granch diverso dall'essere abbordati da quegli scocciatori alla stazione che tentano di farti compilare un questionario o di predirti il futuro.
Tutti ti sorridono come matti, ma in realt se ne infischiano di te. Lo fanno solo per i soldi. O peggio ancora per portarti a letto. A differenza di Terauchi, non mi  mai capitato di trovarmi a tu per tu con qualcuno che mi sbavava dietro, eppure so benissimo cosa significa essere trattata a mo' di bersaglio. Se ti lasci abbindolare, ci rimetti la grana e rischi pure di passare un brutto quarto d'ora.  un po' come a scuola, dove se non stai sempre sul chi va l e non ti sforzi di non dare troppo nell'occhio diventi lo zimbello della classe. Non c' niente da fare, viviamo in un mondo dove i deboli e i perdenti vengono presi di mira. Questo significa forse che quelli che li prendono di mira sono migliori? No, neanche per idea! Eppure tutti sembrano dimenticarsene.
Il senso di crisi che ci affligge  qualcosa che nemmeno mia madre  in grado di comprendere. Quelli della sua generazione credono ancora in ideali puri e perfetti come la giustizia e il rispetto dei sentimenti altrui. Mamma ha quarantaquattro anni e gestisce insieme a un'amica una piccola organizzazione di assistenza a domicilio. Ogni volta che ce n' bisogno, si prende la briga di recarsi lei stessa a casa delle persone. Questo perch  molto interessata alle problematiche sociali, specialmente a quelle della terza et. Potr sembrare strano che sia io ad affermarlo, ma mia madre  una persona veramente in gamba. Non  certo stupida e sa come cavarsela anche nelle situazioni pi complicate. E poi ha un carattere molto pratico, punta dritto al sodo e dice sempre cose giuste.
Mio padre invece lavora in una compagnia di software per PC. Va spesso fuori a bere con i colleghi e in casa non c' quasi mai, ma in fondo  un brav'uomo e un onesto lavoratore. Eppure, persino genitori come loro non sono mai stati in grado di capire quanto la figlia si sentisse minacciata dal consumismo, anche da bambina, e quanto abbia temuto di essere divorata da tutti quei mostri assatanati costantemente in agguato. Ma non  colpa loro, il fatto  che proprio non ci arrivano.
Mamma mi fa spesso la predica, dice che non bisogna mai avere paura degli altri. Non capisco perch voialtri giovani d'oggi mi ripete ogni volta, vi preoccupiate tanto di restare delusi o feriti. Il problema  che non si rende affatto conto che il modo in cui si restava delusi e feriti ai suoi tempi  ben diverso da quello di oggi. Non ha la minima idea di quali siano i pericoli che incombono su di noi, di quanto sia diffuso il bullismo e di quali danni rischiamo di subire.
Sin da piccoli, per esempio, siamo stati costantemente tartassati da gente che telefonava a casa per convincere i nostri genitori ad assumere un insegnante privato, o da doposcuola che le tentavano tutte, dopo un colloquio preliminare pseudo-gratuito, pur di farti iscrivere ai loro corsi. Inutile dire che, se per caso ti aspetti che tutto questo possa servire a migliorare i tuoi risultati scolastici, sei o un idiota da guinness o un ingenuo totale. A scuola, da che mondo  mondo, devi cavartela da solo. E non soltanto a scuola... Basta farsi un giro nelle zone centrali di Tokyo per rendersi conto di quanto sia numeroso e agguerrito il branco di squali pronto a fare di te un sol boccone. Basta un cenno di assenso col capo e ti tocca affrontare la spesa di un nuovo acquisto. E se poi commetti l'errore di rivelare nome, indirizzo eccetera, ti ritrovi inserito in decine e decine di mailing list. Un vecchiaccio ti d un paio di colpetti sulla spalla e tu te ne stai l zitta zitta senza reagire? Hai firmato la tua condanna: in men che non si dica finirai distesa nel letto di un albergo. Per non parlare dei pervertiti e delle loro vittime, che sono quasi sempre donne. E quando i media sono impazziti per il fenomeno delle ragazzine che si prostituivano in cambio di denaro per comprarsi abiti griffati, gioielli e quant'altro, il valore di mercato di noi liceali era gi alle stelle2.
Che schifo! Che schifo assoluto!  per questo che ho deciso di diventare Hori Ninna. Ho dovuto farlo per forza, altrimenti mi avrebbero fatta a pezzi. Non  molto, lo so, ma  il minimo che possa fare per difendermi. Questa lunga serie di pensieri mi ha attraversato il cervello mentre ero seduta al banco a farmi vento con un sottilissimo libro di testo.
Non so nemmeno io come abbia fatto a restare sveglia fino al termine delle lezioni. Mi sono messa a rovistare nella borsa alla ricerca del cellulare, con l'idea di scambiare due chiacchiere con Terauchi, ma non sono riuscita a trovarlo. L'avevo forse lasciato sul tavolo di casa, dopo la conversazione fatta prima di uscire? Mi stavano venendo i nervi, ma poi mi sono calmata e mi sono unita agli studenti che sciamavano per i corridoi impazienti di tornare a casa. Tutt'a un tratto mi sono sentita chiamare da dietro.
Toshi-chan!.
Era Haru, una mia compagna del liceo. Haru fa parte dello sparuto gruppetto di kogyaru della mia classe. Nel pieno rispetto delle vacanze estive appena cominciate, era pi abbronzata del solito, aveva i capelli biondissimi e le unghie smaltate di un bianco perlato molto appariscente. Poi aveva una quintalata di ombretto blu cobalto ed enormi ciglia finte, e indossava uno sgargiante vestitino rosso a pois rosa a completare il quadro. Siamo buone amiche, sin dai tempi delle medie, quando non aveva ancora deciso di diventare una kogyaru. Ricordo che una volta, al primo anno del liceo, mi invit al karaoke insieme a certi suoi amici universitari.
Ehi, ti fai tutta questa strada da Hachioji? le ho chiesto non appena l'ho vista.
S! mi ha risposto, giocherellando con la cinghia del telefonino con quelle unghie che non erano esattamente ci che ti aspetteresti da una ragazza che studia per gli esami di ammissione. Mi hanno detto che qui il corso di cultura generale  da sballo.
Uno studente grassone dalla fronte imperlata di sudore ci  passato accanto e ha lanciato un ghigno beffardo a Haru. Ciccione di merda!, ho pensato, non hai la minima idea di quanto sia in gamba questa ragazza!
Io frequento le lezioni d'inglese e quelle di scrittura del corso di livello avanzato ho detto a Haru, quelle per le universit private.
Ah, allora in bocca al lupo mi ha risposto lei. Ci vediamo, ci ci.
Dopodich ha cominciato a scendere le ripide scale che portavano al piano terra con quei suoi zatteroni esagerati. I maschi, nel vederla, si sono divisi in due ali e lei  passata giusto al centro, come una regina un po' timida, con passo malfermo e facendomi ciao con la mano una volta raggiunto il pianerottolo. Il travestimento di Haru e di quelle come lei costituisce un'arma, al pari dei nomi falsi che usiamo io e le mie amiche. Diventando una kogyaru, una yamanba o quel che sia, Haru ha scoperto un mondo in cui potersi divertire ed essere bene accetta. Le kogyaru, Haru compresa, si sottopongono di continuo a un vero e proprio bombardamento di raggi ultravioletti, di modo che la loro pelle acquisti un colorito bruno, usano pennarelli indelebili per dipingersi il contorno occhi e s'induriscono le ciglia con la colla per averle sempre all'ins. Sono quelle che, pi di chiunque altro, si divertono a giocare con il proprio corpo. A questo proposito, mi  venuto in mente un altro dei miei punti deboli, e cio che mi sentirei molto a disagio con questo tipo di mise tanto audace. Per questo mi vesto sempre con abiti ordinari che non diano nell'occhio.
Avevo il viso madido di sudore. Nel parcheggio delle biciclette adiacente alla stazione di casa non c'era ombra della mia. Me l'avevano rubata! Perch proprio la mia, che valeva quattro soldi, con tutte le biciclette che c'erano in giro? Eppure avevo regolarmente chiuso il lucchetto. Ho girato in lungo e in largo l'intero parcheggio, nella speranza che l'avessero semplicemente spostata. Ma  stato inutile: la bicicletta non c'era. Inviperita e accaldata, mi sono infilata in un konbini per godermi il refrigerio dell'aria condizionata. Ho comprato una bottiglietta di Oolong e sono uscita di nuovo sull'asfalto rovente. Durante i dodici minuti che mi ci sono voluti per percorrere a piedi la distanza dalla stazione fino a casa, mi sono venute delle vesciche terribili ai talloni per via dei sandali nuovi. Coi nervi a fior di pelle, ho finalmente raggiunto casa. Una delle finestre al primo piano dell'abitazione accanto rifletteva la luce arancione del sole calante. Stranamente nessuno dei vetri sembrava rotto. Rimuginando sui rumori sospetti che avevo sentito al mattino prima di andare al doposcuola, mi sono stretta nelle spalle, la testa rivolta all'ins e le labbra dischiuse. Poi, dopo aver tirato fuori l'edizione serale del giornale dalla cassetta della posta, mi sono accostata la bottiglia di Oolong alle guance roventi e ho diretto di nuovo lo sguardo verso la casa accanto. Gli shoji della camera in stile giapponese del pianterreno erano aperti a met. Il che era decisamente strano, visto che la nostra vicina era una vera maniaca delle pulizie. Le sue finestre erano sempre scintillanti, e davanti alla casa non c'era mai ombra di sporco. Mah, basta lambiccarsi il cervello!, mi sono detta. Anche perch stavo morendo di sete. Entrata in casa - pi che una casa sembrava una sauna - ho messo il condizionatore a palla in tutte le stanze e mi sono scolata l'Oolong in un solo sorso. Dopodich ho risciacquato la bottiglia e l'ho gettata nel secchio di plastica della differenziata. Suppergi in quel momento ho lanciato un'occhiata al tavolo e mi sono accorta che il cellulare non era l. Dunque l'avevo portato con me e l'avevo perso... Sforzandomi di fare ordine nella testa, ho cercato di ricostruire le mie azioni da quando ero uscita di casa. Prima di tutto avevo preso il cellulare e poi l'avevo messo in borsa quando ero salita in sella alla bicicletta. Avevo parcheggiato la bici alla stazione, ero andata al doposcuola in treno e avevo seguito due lezioni. Ed era stato proprio alla fine della seconda che mi ero resa conto che il telefonino non c'era, per cui dovevo averlo perso o alla stazione o al doposcuola. Oppure poteva darsi che fosse caduto nel cestino della bicicletta. Ho chiamato la segreteria del doposcuola chiedendo se per caso avessero ritrovato un cellulare, ma purtroppo mi hanno risposto di no. Poi ho provato a chiamare il mio numero dal telefono di casa, ma continuava a squillare all'infinito, chiss dove. Fregata di brutto: avevo perso bicicletta e cellulare in un solo colpo! Ero stremata. Scalino dopo scalino, arrancando, sono salita su nella mia stanza - era un vero forno. Mi sono lasciata cadere sul letto, ho alzato il condizionatore al massimo con il telecomando e ho chiuso gli occhi.
Ho dormicchiato fin quasi alle sette di sera, quando ho udito la sirena di una volante della polizia, o forse di un'ambulanza, che poi ha smesso di suonare a breve distanza da casa. Il modo in cui si  arrestata cos di colpo mi ha messo in allarme, ma non vi ho dato troppo peso. Nei dintorni vive una persona anziana malata da tempo, per cui  un continuo viavai di ambulanze che s'infilano nelle anguste stradine tra una casa e l'altra. E comunque avevo gi ripreso a pensare alla bicicletta e al cellulare. Senza contare che si avvicinava l'ora del ritorno di mia madre e dovevo chiudere le imposte scorrevoli e prepararle l'acqua per il bagno. Mi ha attraversato la mente il tono adirato con cui mi rispose quella volta che le dissi di non essere riuscita a concludere niente. Cos, di malavoglia, mi sono trascinata fuori dal letto. In quel preciso istante  squillato il telefono. U, u....
Terauchi, ho perso il cellulare!.
S, lo immaginavo. Ti ho chiamato e mi ha risposto un tipo balordo... Oh, m' preso un colpo.
In che senso un tipo balordo?.
Era abbastanza giovane. Quando gli ho fatto U, u, lui ha reagito con un Mi vuoi sfottere, stronzetta?!. Urlava come un pazzo. Ti giuro che mi ha fatto incazzare di brutto.
A quel punto le ho spiegato per filo e per segno come avevo perso il cellulare e ho aggiunto che mi avevano rubato la bicicletta.
Ah, il bastardo lo avr sicuramente ritrovato da qualche parte. Devi fartelo bloccare immediatamente. Riguardo alla bicicletta, o ti metti l'animo in pace e lasci perdere, oppure ti fai tutta la trafila burocratica nella speranza che la ritrovino.
S, Terauchi aveva ragione. Ho chiuso la comunicazione e sono corsa di sotto con l'intenzione di chiamare il gestore telefonico per farmi bloccare il numero. Questa faccenda cominciava a seccarmi di brutto. Tutt'a un tratto ho sentito il rumore della chiave che girava nella toppa della serratura e la porta d'ingresso si  spalancata: era mia madre. Indossava dei pantaloni bianchi e una mia vecchia T-shirt blu, e in spalla portava una borsa di vimini, di quelle che si usano spesso d'estate. Non aveva nemmeno un filo di trucco, e il volto arrossato grondava sudore.
Ah, sei qui, meno male!.
Nel vedermi, le si  dipinta in viso un'espressione di sollievo. Ma subito dopo  impallidita e ha alzato gli occhi al cielo.
Cosa  successo?.
Come, non lo sai? Non l'hai vista la macchina della polizia davanti casa dei vicini? Pare che la signora sia stata assassinata! Il marito l'ha ritrovata priva di sensi quando  rientrato dal lavoro. Mi sono preoccupata, avevo paura che fosse accaduto qualcosa anche a te.
Nell'attimo in cui il presentimento nefasto che avevo sin dal mattino si  trasformato in qualcosa di concreto, mi  sembrato tutto talmente strano da non riuscire a crederci. Anche se d'altra parte avrei avuto voglia di sbandierare ai quattro venti l'efficacia del mio formidabile istinto.
La polizia dice che verr presto qui da noi per interrogarci.  terribile! Come  potuto accadere? Proprio nella nostra zona. Cosa dobbiamo fare? Forse  meglio chiamare tuo padre, eh? S, s, dobbiamo farglielo sapere al pi presto.
Mamma  di solito molto calma e risoluta, ma stavolta aveva proprio perso il controllo. Mi sono seduta sul divano del soggiorno e ho provato a riflettere sul brutto presentimento avuto al mattino, quando avevo udito l'allarme per lo smog fotochimico e il rumore di vetro in frantumi. Era stato in quel frangente che la vicina era stata ammazzata? Vuoi vedere che era stato il Vermiciattolo? Ricordavo nitidamente il suo viso beato mentre canticchiava e guardava il sole a occhi socchiusi.
Toshiko, la polizia vuole parlarti.
Ho sollevato la testa e, in prossimit dell'ingresso, c'erano un uomo anzianotto con indosso una polo bianca e una donna di mezza et in tailleur nero. Sbirciavano accanitamente l'interno di casa nostra, facendo vagare lo sguardo da un angolo all'altro del soggiorno; la luce nei loro occhi non mi piaceva per niente.  stato in quel preciso momento che ho preso la decisione di non rivelare nulla di quello che avevo visto e udito.
Le domande di quei due parevano interminabili. Ho detto che ero uscita per andare al doposcuola verso mezzogiorno e non avevo n visto n udito niente. Dalle loro parole era facile arguire che presupponevano fosse proprio quella l'ora del delitto, e mi consideravano perci una testimone chiave. Un'ultima domanda... mi hanno detto alla fine e, quando me l'hanno posta, ho definitivamente capito che sospettavano del Vermiciattolo.
Signorina, per caso oggi ha visto il ragazzo che abita qui accanto?.
No.
L'espressione felice ed euforica del Vermiciattolo mi  affiorata per l'ennesima volta alla mente. Perch era cos diverso dal solito? Si sentiva finalmente libero dopo aver ucciso sua madre? O forse si era completamente ammattito? Pi che farmi paura, quel suo atteggiamento inedito destava in me una curiosit sfrenata. Avrei dato qualsiasi cosa pur di sapere ci che gli passava per la mente in quel momento. Sono sicura che uno come lui non rivelerebbe mai agli adulti cosa provava. Forse non saprebbe nemmeno come spiegarlo. E se anche solo tentasse, gli sembrerebbe tutto cos banale che si fermerebbe subito dopo aver cominciato. Io, almeno un po', credo di sapere come si sentisse il Vermiciattolo. Forse sua madre costituiva per lui una fonte inesauribile di sofferenza. S, doveva essere cos noiosa e assillante da farlo soffrire. Se confessi a un adulto che  per un motivo del genere che hai ucciso tua madre, quello non ti creder mai, anche se fosse la pura verit. Del resto anche il nostro mondo  noioso e assillante. S, il mondo di oggi  troppo asfissiante. Certo, andare fuori di testa e commettere una sciocchezza, come fanno ultimamente molti ragazzi, va forse oltre i limiti... ma questo mondo  proprio cos asfissiante. Noi ragazze, in questo, siamo avvantaggiate, perch quando qualcuna di noi comincia a dare i primi segni di squilibrio, gli altri riescono puntualmente a tenerci sotto controllo prima che ci salti in mente di dirottare un autobus o di tirare coltellate a destra e a manca in mezzo alla folla. Non a caso, noialtre preferiamo armarci preventivamente, in modo da non trovarci poi invischiate in pasticci del genere. I ragazzi, forse, non sono granch bravi a difendersi.
Lei e il ragazzo della porta accanto siete amici?.
Assolutamente no. Non ci salutiamo nemmeno. Siamo come due estranei...  come se vivessimo in due mondi diversi.
Due mondi diversi? In che senso? mi ha chiesto la detective dal tailleur nero. Aveva un fondotinta bianco, di quelli che fanno anche da filtro solare, e portava i capelli, molto folti, legati all'ins, come quando s'indossa il kimono, con tanto di fiorellini di nastro rosso e viola a fare da fermaglio. Il suo aspetto appariva per questo decisamente infantile, per non dire ridicolo, eppure mi fissava con quegli occhi penetranti, come se cercasse di guardare oltre le mie menzogne. Mi innervosiva molto, perch temevo fortemente che alla fine sarebbe riuscita a smascherarmi.
Non lo so mi sono limitata a rispondere.
Fino a ieri, non mi ero mai sognata di mettere piede nel mondo del Vermiciattolo. Io vivo in un mondo che ritengo adatto a me, per quanto sia terribile e mi spaventi, e ho smesso gi da bambina d'illudermi che i mondi degli altri siano identici al mio. Se per caso dovesse scapparmi di rivelare questo particolare, mi farebbero sicuramente a pezzi. La gente, infatti, non sopporta quelli che si ritengono diversi. Questo l'ho sperimentato sulla mia pelle, dal momento che sono in effetti un po' diversa dalle altre persone. A scuola tutti tendono a formare gruppetti di quattro o cinque, ma io non mi ci sono mai trovata bene, soprattutto in passato, perch non sentivo alcun bisogno di appartenere a una determinata combriccola, n d'altra parte ho una spiccata propensione a socializzare. Nella mia classe ci sono gruppetti di ogni genere: le kogyaru come Haru, le otaku e le ragazze dei diversi club scolastici - queste ultime sono facilmente classificabili in base al club di appartenenza. Per fortuna, malgrado il mio carattere e le mie idee, ho incontrato alcune ragazze con le quali non mi trovo malaccio e riesco persino a divertirmi, soprattutto adesso che sono al liceo. Tuttavia immagino che deve essere un vero strazio per chi invece non riesce a legare e resta completamente isolato. Noi siamo diversi dai nostri genitori, cos come siamo diversi dai nostri insegnanti, che appartengono a tutt'altra razza. In fondo basta anche una sola classe di differenza, a scuola, per creare un mondo diverso. In poche parole, siamo circondati da nemici e dobbiamo cavarcela il pi delle volte da soli.
Lei e il ragazzo accanto frequentate entrambi il liceo, no? ha insistito la detective. Come lo considera in qualit di suo coetaneo, dal punto di vista di una ragazza che va a un liceo femminile?.
Che intende dire? Mi scusi, ma non capisco il senso della domanda.
Insomma, lo trova carino, pensa che ci sappia fare con le ragazze? ha specificato lei sorridendo. Vorrei conoscere la sua opinione a riguardo.
Mentre sorrideva, le ho visto gli incisivi bianchi accavallati che facevano capolino dalle labbra tumide di rossetto carminio - anche i denti erano macchiati di rosso. Mi sono allora ricordata della nostra vicina con lo stesso rossetto fiammante. Non provavo niente di niente per lei, eppure il sospetto che il Vermiciattolo l'avesse ammazzata e che non facesse pi parte di questo mondo mi dava i brividi. Come aveva potuto fare una cosa del genere? Era suo figlio! Mi sembrava tutto cos assurdo e irreale. Percependo la mia confusione, la detective mi si  avvicinata e mi ha messo una mano sul ginocchio.
Allora? mi ha sollecitato.
Quella mano, che emanava calore attraverso il jeans, mi dava molto fastidio. Ho mosso bruscamente la gamba e ho costretto la detective a ritrarla.
A dire il vero....
Su, forza, vada avanti senza preoccuparsi. Si tratta del figlio della vittima, perci non  il caso di esitare. Le assicuro che dimenticheremo in fretta di aver saputo da lei quello che ci dir, va bene?.
Se lo dimenticherete, che me lo chiedete a fare?, mi  venuto da pensare di primo acchito. Poi ho dato un'occhiata a mia madre, che era l e mi fissava accigliata, e al detective che prendeva appunti con estrema solerzia, e allora ho deciso di rispondere senza mezzi termini.
...  un tipo strano.  goffo, ambiguo e non si capisce mai quello che pensa. Secondo me  un asociale senza speranza, un secchione che pensa solo a studiare.
Un asociale senza speranza, un secchione che pensa solo a studiare... Queste parole dovevano aver colto nel segno. I due detective, infatti, si sono scambiati un'occhiata d'intesa e si sono alzati all'unisono. Il mio giudizio sul Vermiciattolo li aveva probabilmente spinti a concludere che si trattasse del classico sgobbone andato in tilt perch troppo pressato dalla famiglia.
Subito dopo i due agenti hanno interrogato anche mia madre, l seduta a un'estremit del divano. Che tipo di donna era la sua vicina? Come si comportavano i membri della famiglia gli uni con gli altri? Le  mai capitato di sentire chiacchiere sul loro conto a proposito di violenza domestica e cose del genere?... Standomene l ad ascoltare, mi sono resa conto che la polizia ti fa sempre delle domande preconfezionate, nel senso che ti chiedono le cose in modo da indurti a rispondere quello che vogliono loro. Erano gi le nove passate quando i due detective sono andati via. Le luci nella casa accanto erano accese, segno che la polizia era ancora al lavoro alla ricerca di indizi. Immaginavo il pap del Vermiciattolo, sotto shock, che conduceva i poliziotti da una stanza all'altra. Al che mi sono lasciata sfuggire un lungo sospiro. Quell'uomo mi ha sempre trattata come se non esistessi, ma quello che gli era appena accaduto mi sembrava troppo pazzesco per non compatirlo.
Ah,  terribile! ha esclamato mia madre, guardandomi negli occhi. La polizia non lo ha affermato esplicitamente, ma  chiaro che sospettano del figlio. Mi hanno detto che il padre  medico e lavora presso un ospedale. Pensa un po', siamo vicini e non sapevamo nemmeno che mestiere facesse. Chiss, magari lui e sua moglie costringevano il figlio a studiare come un matto nella speranza che fosse ammesso a medicina.
Stavo dando una scorsa alla pagina dei programmi TV del giornale e non degnavo mamma della minima attenzione.
Ma come fai a essere cos indifferente in un momento del genere? mi ha rimproverato lei alzando la voce.
Non  una cosa che ci riguarda, o sbaglio?.
S, ma la nostra vicina la conoscevi anche tu, no? Quella persona, adesso,  morta, non c' pi! Che sia stato o no il figlio, provo comunque dispiacere per lei, e anche per lui. Cos come ne provo per il marito, malgrado quel suo cache-col da bellimbusto borioso. Il figlio gli ha ammazzato la moglie... Ma ci pensi?  assurdo. Com' possibile che non si siano accorti di niente lasciando che accadesse una tragedia del genere?.
Be', e a noi che ce ne frega?.
Non so perch, ma mi veniva di contraddirla a qualunque costo. Ci che mia madre diceva aveva senso, eppure vi percepivo qualcosa di inesatto, qualcosa che mi faceva andare fuori dai gangheri.
Non dovresti parlare in questo modo! si  arrabbiata mamma lanciandomi un'occhiata di fuoco. In quell'istante, la porta si  aperta ed  entrato pap. Indossava una giacca marrone chiaro di cent'anni fa e teneva una cartella portadocumenti nera sotto il braccio. La sua polo blu scuro era inzuppata di sudore, e gli occhi avevano lo stesso sguardo terrorizzato di quelli di mamma. Alla fine lei doveva avergli telefonato e lui era corso difilato a casa. Di solito pap si lamenta di essere sempre molto impegnato, ma quando gli fa comodo  capace di tornare dal lavoro in quattro e quattr'otto.
Roba da matti...  stata la prima cosa che ha detto, fissando mamma negli occhi. La polizia mi ha fatto un sacco di domande, proprio qui fuori. Me la sono vista brutta. Non sapevo niente e ho fatto quasi scena muta. Non ci volevano credere quando ho detto di non sapere nemmeno che avevano un figlio della stessa et di Toshiko.
Mamma allora gli ha rivolto uno sguardo che parlava da solo: te ne vai sempre a bere e non sei mai in casa, perci non sai niente! Non ne potevo pi di tutta questa storia, cos ho lanciato il giornale sul tavolo e ho fatto per avviarmi di sopra.
Toshiko! mi ha fermato mio padre, corrucciato, mentre guardava il giornale tutto spiegazzato. Che fine ha fatto la tua bicicletta? Qui fuori non c'.
Ah, s... L'avevo parcheggiata alla stazione e... me l'hanno rubata.
L'hai detto alla polizia? Qui intorno  pieno di poliziotti, no?.
Pap ha ridacchiato per un breve attimo alla sua... chiamiamola battuta, dopodich  tornato subito serio.
Non servirebbe a niente, la polizia non si mette mica a cercare biciclette. E comunque  possibile che qualcuno l'abbia presa per farsi un giretto e poi la riporti dov'era. Non sarebbe la prima volta che capita, no?.
Uhm, anche questo  vero mi ha risposto pap annuendo, col tono di chi in fondo se ne frega. Mamma, invece, avrebbe urlato qualcosa del tipo: Toshiko, sei un'irresponsabile!. Ma in quel momento era troppo occupata in cucina a bollire i somen e a tagliare il prosciutto, nel tentativo di arrangiare una cena veloce a tarda ora. Mentre mi avviavo su per le scale, sentivo i miei genitori che parlavano bisbigliando per non farsi sentire. Al che mi sono fermata a met strada e mi sono messa a origliare.
Pare che la casa fosse ridotta a un vero macello diceva pap. La donna  stata scaraventata contro la porta di vetro della stanza da bagno, che  andata in mille pezzi. Hanno trovato il cadavere in un lago di sangue.
 ovvio, le hanno fracassato il cranio con una mazza da baseball... Poveretta!.
Ma che gli sar preso a quel ragazzino?.
Sar impazzito, no? La polizia dice di aver trovato una T-shirt insanguinata nel cesto dei panni sporchi. Si  cambiato in tutta calma, come se niente fosse, e se n' uscito. Non ci posso credere... Quel ragazzino cos mingherlino e insicuro....
I maschi hanno forza da vendere. I ragazzi, a quell'et, sono molto pi forti di quanto tu possa immaginare, anche se sono magri come un chiodo. E in pi non sono assolutamente in grado di controllarsi.  una vera fortuna che noi abbiamo avuto una femmina.
Ma che c'entra? Parli da vero egoista.
Hai ragione, scusami ha risposto mio padre, in un tono da cane bastonato.
Mi sono seduta sul letto e ho provato a comporre il numero del mio cellulare dal telefono di camera mia.
S? ha risposto una voce maschile, molto giovane. Al, dai!, ho biascicato fra me e me. In sottofondo si udiva un fragore assordante, come di treni che sfrecciavano veloci. Dunque il tipo si trovava da qualche parte all'aperto.
Senti... tu sei la persona che ha preso il mio cellulare, vero?.
Mah, non so se preso sia la parola giusta mi ha risposto con tono esitante. La voce suonava simile a quella del ragazzo della porta accanto, quando al mattino mi aveva detto: Che caldo oggi, eh?.
Dove l'hai trovato? gli ho chiesto.
Nel cestino della bicicletta.
Stavo parlando con la stessa persona che mi aveva rubato la bici? Mi sentivo il sangue ribollire nelle vene.
L'hai rubata tu la mia bicicletta?.
Mah, rubata... Presa in prestito, al limite.
Senti, quello  il mio cellulare e lo rivoglio, capito? Se non me lo restituirai, non ti servir comunque a niente, perch far bloccare il numero. E devi ridarmi anche la bici, perch mi serve,  chiaro?!.
Scusa....
Ehi, ma tu non sei il ragazzo che abita qui accanto?.
La comunicazione si  interrotta bruscamente. Ho provato a ricomporre pi volte il numero, in automatico, ma  stato inutile. Che nervi, mi tremavano le ginocchia. Cominciavo seriamente a sospettare che il tipo che mi aveva fregato il telefonino e la bicicletta fosse il Vermiciattolo. Alla fine ho deciso di lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica.
Sono Yamanaka Toshiko. Restituiscimi la bicicletta e il cellulare. Il mio numero di casa  nella rubrica del telefonino, perci chiamami - c' scritto casa. Tra le nove del mattino e mezzogiorno sono sola, non preoccuparti, ti risponder io. Telefona, per favore. Tu sei il ragazzo che abita qui a fianco, vero? La polizia ti sta cercando, e credo tu sappia perch.  una cosa che non mi riguarda, ma  stato uno shock sapere quello che  capitato a tua madre. Mi dispiace molto. Forse non dir niente a nessuno, ma ti confesso che non so nemmeno io cosa sia giusto fare.
Dopo aver registrato il messaggio, mi sono sentita molto gi di corda. Ho dormito malissimo per tutta la notte e ho fatto un incubo dietro l'altro. Ecco quello che mi  rimasto pi impresso nella memoria: la vicina  a casa nostra e sta preparando la cena. Il Vermiciattolo e io siamo nel soggiorno a guardare la TV, ridendo fino alle lacrime. A quanto pare siamo fratello e sorella, e la vicina  nostra madre. Il solito allarme per lo smog fotochimico riecheggia in lontananza. Fa cos caldo dice a un certo punto il Vermiciattolo, il riso alla cantonese sarebbe l'ideale... S, s, voglio mangiare del riso alla cantonese. Allora mi alzo e vado in cucina per convincere la donna a cucinarcelo. Mammina le faccio, ci vuoi preparare il riso alla cantonese, s?. Lei mi guarda con sdegno da dietro le lenti dalla montatura argentata, poi afferra un wok e lo punta in direzione della stanza da bagno. Lui mi ha sbattuta contro quella porta si lamenta, perci non vi cuciner un bel niente!. Mamma cerco di placarla, la porta del nostro bagno non  di vetro, per cui non ci sono problemi. Forse ti stai sbagliando. E continuo imperterrita nel tentativo di farla ragionare, malgrado sia ben conscia di quello che il Vermiciattolo ha fatto.
Mi sono svegliata in un bagno di sudore e mi sono guardata intorno per assicurarmi di essere a casa mia, nella mia stanza. Fuori c'era gi la luce. Il sole, come sempre, era ormai sorto nel cielo e un nuovo giorno stava per cominciare - un nuovo giorno di caldo e afa, sin dal primo mattino, un giorno uguale a tutti gli altri eppure, almeno per me, diverso. S, diverso, perch a partire dalla mattina precedente qualcosa nel mio mondo era cambiato. Il rumore di vetro in frantumi, che avevo udito mentre risuonava la sirena dell'allarme per lo smog fotochimico, continuava a rimbombarmi senza tregua nella testa. Non avevo visto il volto insanguinato della vicina, ma riuscivo a immaginare quanto dovesse apparire agghiacciante, gli occhiali volati via chiss dove. Il sogno che avevo appena fatto sembrava volermi suggerire che stavo coprendo la fuga del Vermiciattolo dopo il matricidio. Pensavo che forse mi avrebbero accusato di favoreggiamento o, peggio ancora, di complicit nell'omicidio. Questa ipotesi mi spaventava a morte. Se la polizia riesce ad acciuffare il Vermiciattolo, dicevo a me stessa, penseranno che la bicicletta e il cellulare glieli ho prestati di mia iniziativa. Di colpo ho avuto la sensazione che il Vermiciattolo mi avesse mollato tra le mani qualcosa di aberrante, qualcosa che poco a poco si era liquefatto e aveva preso a colare attraverso le mie dita. Ero terrorizzata, dalla polizia e dalla societ degli adulti. Mi sono sentita invadere dal calore della mano che la detective mi aveva poggiato sul ginocchio, mi sono venuti i brividi.
Perch non avevo raccontato tutto ai miei genitori, lasciando che la vicenda assumesse proporzioni enormi e correndo il rischio di essere sopraffatta da questa assurda follia? Quando avevo ormai deciso di tornare sui miei passi e di confessare ci che sapevo, ho sentito mamma che preparava la colazione al piano di sotto. Stava macinando il caff. Che bello: era lo stesso mondo di sempre. Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono finalmente alzata dal letto. Mamma aveva sicuramente un modo di vedere le cose diverso dal mio, ma almeno fungeva da cuscinetto tra me e la societ degli adulti e la polizia. Ero cos felice, in quel momento, di avere genitori come i miei. Proprio allora, mi  giunto all'orecchio un fitto vocio dall'esterno. Mi sono affacciata alla finestra e mi sono accorta che la stradina davanti casa pullulava di gente. C'erano persone con la telecamera in spalla, giornalisti, una donna che aveva l'aria dell'inviata televisiva e una marea di poliziotti. Tutto lasciava intendere che fossero in atto i preparativi per un collegamento in diretta di uno di quei rotocalchi mattutini della TV. Mi sono precipitata dabbasso a rotta di collo.
Buongiorno. Ma come siamo mattiniere oggi, eh? mi ha salutato mia madre, con le guance smunte, mentre sbatteva le uova.
Mamma, che ci fa tutta quella gente qua fuori?.
Sono di un programma televisivo mi ha risposto, scura in volto. Detesto avere tutta questa folla tra i piedi. Probabilmente sperano che da un momento all'altro il ragazzino si decida a tornare a casa. Che volgarit. Insomma, non si sa ancora se  stato veramente lui, no? E poi  solo un minorenne. Tutto questo trambusto mi fa diventare pazza... Scusa, Toshiko, potresti uscire tu a prendere il giornale?.
Non avevo il reggiseno e indossavo solo una maglietta e dei pantaloncini corti che usavo a mo' di pigiama, ma le ho risposto ugualmente di s. Ero curiosa di vedere come la stampa descriveva l'omicidio della casa accanto e come erano dal vivo le persone di uno show televisivo. Non appena ho messo piede fuori, il chiacchiericcio  cessato come d'incanto. Mentre mi avviavo verso la cassetta delle lettere, la giornalista della TV mi si  avvicinata come un fulmine e mi ha piazzato il microfono sotto il naso.
Signorina, mi scusi, vorrei farle un paio di domande sui vostri vicini. Mi dica, che tipo di famiglia erano?.
Dunque  cos che sono i giornalisti?, ho pensato, mentre tutti gli altri se ne stavano l con il fiato sospeso, in attesa della mia risposta. Ed eccomi in TV, io, in maglietta e pantaloncini, sui teleschermi dell'intera nazione. Mi  venuto un attacco di panico e ho cominciato a indietreggiare, piano piano, con il giornale stretto fra le mani. Poi, una volta raggiunta la porta d'ingresso, sono balzata dentro, lesta pi che mai. Nel soggiorno, il televisore era acceso, sintonizzato sul canale nazionale del rotocalco del mattino. Pap era seduto l di fronte, la faccia gonfia di sonno, e sghignazzava da solo.
Ehi, sei appena apparsa in TV! ha blaterato nel vedermi rientrare.
Il teleschermo mostrava la stradina davanti casa, con una scritta bianca in sovrimpressione che recitava: In diretta dalla scena del delitto. Si vedevano la nostra casa e quella dei vicini l'una a fianco all'altra, illuminate dal sole mattutino. Tutto sembrava piccolo e angusto, ma appariva al contempo molto solenne e diverso dal solito. Oh, no!, ho pensato in quel momento, ormai  troppo tardi per la mia confessione. Ora che la tragedia si era trasformata in una notizia di portata nazionale, non mi restava altro da fare che starmene zitta. Era meglio non fare parola con nessuno a proposito di quel rumore tremendo, del mio incontro fortuito con il Vermiciattolo, del suo sorriso beato e del fatto che mi aveva rubato il cellulare e la bicicletta. La parola complice mi  affiorata nella mente a caratteri cubitali.
Mi chiedo come sia potuta accadere una tragedia del genere ha mormorato mio padre. Ricordo che, quando ero giovane, c'erano certi momenti in cui avrei fatto volentieri fuori il mio vecchio e qualcuno dei miei insegnanti, ma mai, nemmeno una sola volta, mi  saltato in mente di uccidere mia madre. Era come se lei facesse parte di un mondo del tutto diverso dal mio, e non ho mai pensato che potesse controllare la mia vita o cose di questo genere. Tu hai mai pensato di uccidere la mamma?.
No, mai!.
Stavo mentendo spudoratamente. In realt lo penso di continuo, ogni volta che litighiamo. Ci sono tante di quelle persone che detesto al punto tale che non mi farei nessuno scrupolo a toglierle di mezzo in via definitiva. Mi capita persino con Terauchi e Yuzan... S, a volte le odio tanto che mi verrebbe di ammazzare pure loro. Ma non servirebbe a nulla, mi farei del male con le mie stesse mani:  questa la conclusione a cui giungo sempre. Se alla fine devo essere io stessa a pagarne le conseguenze, tanto vale lasciarle tutte in vita.
A quanto pare il nostro vicino lavora all'ospedale Kanto Fukagawa ha detto pap. Al reparto di medicina interna. Poveraccio, sar distrutto... Ma come si chiama il figlio? Sul giornale non c' scritto.
 ovvio, perch  minorenne, no? gli ho risposto alterata.
Mmh, credo che questa faccenda terr banco per un bel pezzo ha mormorato lui, diffondendo tutto intorno l'aroma della tazza di caff che aveva bevuto tutta d'un fiato.
Quei maledetti resteranno qua fuori finch il ragazzino non torner a casa ha urlato poi mamma dalla cucina, adesso che aveva finito di preparare la colazione. Cosa dobbiamo fare?.
Niente le ha risposto pap. Solo comportarci come abbiamo sempre fatto.
Come abbiamo sempre fatto? Be', ti sembra facile?.
Facile o no, dobbiamo sforzarci di essere normali, come se nulla fosse accaduto. Noi non c'entriamo assolutamente niente con questa storia.
Pap non l'avrebbe certo messa in questi termini, se avesse saputo che invece io c'entravo eccome. Chiss che faccia avrebbe fatto se glielo avessi detto.
Dopo che i miei genitori sono usciti per andare al lavoro, mi sono messa a guardare le trasmissioni del mattino alla TV, saltando da un canale all'altro. Dicevano tutte pi o meno le stesse cose: Il ragazzo  implicato nell'omicidio di sua madre? L'adolescente, studente del liceo, sembra svanito nel nulla. Follia di mezza estate: cosa  accaduto a questo diciassettenne?. Mentre guardavo la televisione, ho ricevuto due visite. La prima da parte di un uomo e una donna di mezza et che dicevano di essere rispettivamente il fratello maggiore del nostro vicino e sua moglie. Erano venuti a scusarsi per l'accaduto e s'inchinavano e mortificavano come matti, davanti a me che ero solo una studentessa del liceo, mentre mi porgevano una scatola di dolci grossa e pesante. Quando poi ho provato ad aprirla, ho scoperto che si trattava addirittura di una confezione di mizuyokan da trenta pezzi. La seconda visita era invece un ritorno a breve distanza dall'ultima volta: si trattava difatti dei due detective della sera precedente.
A proposito del ragazzo qui accanto... mi ha chiesto l'uomo, mentre si tergeva ripetutamente il sudore con un grosso fazzoletto un testimone sostiene di averlo visto camminare lungo la strada che porta alla stazione, verso mezzogiorno. Lei ieri ci ha detto di essere andata alla stazione grosso modo a quell'ora, o sbaglio? Non  che per caso l'ha visto?.
Io ci sono andata in bicicletta....
Non appena quella frase mi  uscita di bocca, me ne sono subito pentita amaramente: avrebbero scoperto che la mia bicicletta era scomparsa! Senza volerlo, ho abbassato lo sguardo.
E non l'ha superato strada facendo? si  inserita di colpo la donna. Indossava una camicetta bianca e una vistosa e pesante spilla in smalto cloisonn sul colletto, e portava i capelli raccolti morbidamente all'ins, come il giorno precedente. La pelle del viso, coperta di fondotinta bianco, appariva molto pi luminosa di quella del collo.
No, non l'ho proprio visto ho continuato a negare, scuotendo la testa.
Oggi non ci va al doposcuola?.
S, certo che ci vado....
 squillato il telefono. I due detective mi hanno fatto cenno di andare a rispondere. Mi sono avvicinata all'apparecchio con il cuore in gola: poteva trattarsi del Vermiciattolo! Chiunque fosse, preferiva restare muto.
Pronto? Pronto? Pronto, chi ?.
Gli agenti, in piedi in prossimit dell'ingresso, mi lanciavano occhiate sospette. Mi sono girata dall'altra parte e ho cominciato a parlare.
Oh, Terauchi, hai visto la TV? Scusa se non mi sono fatta pi sentire e ti ho fatto preoccupare... Ora ci sono degli ospiti, ti telefono pi tardi, d'accordo?.
C' la polizia, vero? Ti richiamo io.
Era il Vermiciattolo! Ho riagganciato facendo finta di niente. Mi sembrava di essere in un film.
Scusatemi per l'attesa ho sussurrato tornando dai due detective.
Il nostro testimone ci ha riferito che il ragazzo indossava... mi ha detto l'uomo, facendo una breve pausa - dal modo di assottigliare gli occhi, mentre dava una scorsa al suo taccuino, doveva essere afflitto da una presbiopia molto grave dei jeans e una T-shirt blu, e che inoltre portava uno zainetto nero sulle spalle. La persona che ci ha detto queste cose, ossia il nostro testimone,  una casalinga che abita in una casa proprio alle spalle della vostra. Porta quasi ogni giorno il figlio piccolo al parco, in carrozzina, e per arrivarci passa sempre da queste parti, prima di puntare verso la stazione, per cui le  capitato d'imbattersi pi di una volta nel ragazzo che vive qui a fianco. Questa signora ci ha anche detto di aver notato, ieri, una ragazza in bicicletta molto simile a lei, signorina Toshiko, passarle accanto.  proprio sicura di non essersi imbattuta nel suo vicino?.
Ah, davvero? Deve essere stato intorno a mezzogiorno, visto che ho preso il treno rapido delle 12,05. L'ho detto con tono molto distaccato, e i due detective hanno preso subito nota. Ero molto soddisfatta di non essere stata costretta a mentire. Pensavo che la verit sarebbe venuta a galla poco a poco e che la polizia avrebbe scoperto che il Vermiciattolo si era impossessato della mia bicicletta dopo averne forzato il lucchetto.
Se ci sono cambiamenti o le viene in mente qualcosa, chiami subito questo numero si  raccomandata la donna, mentre mi porgeva un biglietto da visita con gli angoli stondati. Passeremo da queste parti ogni giorno, perci avremo sicuramente modo di riparlarci.
Ho ringraziato a mezza voce, mugugnando, e ho richiuso la porta. Avevo i nervi a fior di pelle, non riuscivo a calmarmi. Poi  squillato di nuovo il telefono e, pensando che fosse il Vermiciattolo, ho risposto timorosamente e ho atteso con il cuore in gola.
Toshi-chan, Toshi-chan, sei tu, vero? Che ti succede? Mi sembri molto gi di corda. Era la mia amica Kirarin. La sua voce, sempre cos squillante e briosa,  l'esatto opposto di quella di Terauchi. Io, Terauchi, Yuzan e Kirarin: ecco il nostro inseparabile quartetto. Il vero nome di Kirarin - Higashiyama Kirari - suonava decisamente bizzarro e, malgrado non le andasse troppo a genio, avevamo perci deciso di soprannominarla Kirarin. Si tratta di una ragazza carina, piena di vita, seria e beneducata. Kirarin' le sta proprio a pennello. Lei  l'unica di noi che si trova sempre a suo agio, dovunque andiamo e in qualsiasi situazione. Hai perso il cellulare, vero? Ieri sera ho ricevuto una telefonata dal tipo che l'ha ritrovato.
A che ora?.
Mmh... saranno state le dieci ha risposto Kirarin in tono spensierato. Ero andata al cinema ed ero in treno sulla via del ritorno. Io non ho parlato pi di tanto, ma lui era molto loquace e mi ha raccontato un sacco di cose interessanti. Scusa, non avrei dovuto dilungarmi, dopotutto stava chiamando dal tuo telefonino... ma il tipo aveva una bella faccia tosta e non voleva proprio smetterla. Ero cos stupefatta da non riuscire a parlare. Poi gli ho detto che il telefonino era tuo e che doveva restituirtelo subito ha continuato Kirarin, e quello non ha fatto una piega, si  scusato e ha promesso che te lo avrebbe riportato al pi presto.
S, ma non ha senso che si sia scusato con te, no?  a me che dovrebbe chiedere scusa.
S, questo  ovvio ha replicato Kirarin, emettendo una risata cristallina. Adesso che ci penso, lei  l'unica delle mie amiche nei cui confronti non ho mai provato istinti omicidi. Vorrei che potesse restare per sempre simpatica e carina, continuando a tenerci legate insieme tutte e quattro. A proposito, Toshi-chan, come va al doposcuola?.
Te lo racconter pi tardi. Adesso dobbiamo chiudere, perch voglio chiamare subito Yuzan e chiederle se quel balordo ha rotto le scatole pure a lei.
Va bene, ma quest'estate cerchiamo di fare qualcosa tutte insieme, okay?.
Se il Vermiciattolo si era preso la briga di chiamare Kirarin, era molto probabile che avesse fatto la stessa cosa con Yuzan. Nella rubrica del mio cellulare, i loro numeri sono registrati con il nome vero, per cui era plausibile che quell'idiota si fosse divertito a telefonare a tutte le ragazze.
S, pronto? mi ha risposto Yuzan con voce bassa e guardinga.
Sono io, Toshi.
Ehi, Toshi-chan! Sul display non  apparso nessun nome e allora non avevo idea di chi fosse... Oh, hai perso il cellulare, eh?.
Ti ha per caso telefonato un tipo mezzo spostato?.
S! Pensavo fossi tu, e invece ho sentito questa voce maschile... Mi  preso un colpo! Comunque, abbiamo parlato per circa mezz'ora.
Sono rimasta di nuovo senza parole. Di cosa diavolo poteva aver parlato il Vermiciattolo per mezz'ora, per giunta con una mia amica? Mi stavo arrabbiando di brutto, non riuscivo a credere che Yuzan si fosse messa a chiacchierare con quel pazzo cos a lungo. Quel balordo aveva fatto fuori la madre con una mazza da baseball, scaraventandola contro una porta di vetro. E per giunta mi aveva anche rubato il cellulare e la bicicletta e aveva tagliato la corda. Mi dava i brividi sapere che un mostro del genere potesse sentirsi tanto sereno, dopo tutto quello che aveva combinato.
Yuzan le ho detto con una voce affilata, dopo aver recuperato la calma quanto bastava per riaprire bocca, ma come hai potuto parlare per mezz'ora, se sapevi che quel bastardo mi aveva fregato il telefonino?.
Scusa, so che non avrei dovuto. Il fatto  che lui sparava delle cose talmente assurde e non mi sono accorta del tempo che passava. Sai, diceva di avere appena ammazzato sua madre, in un tono cos serio, e allora gli ho detto che anch'io avevo ucciso la mia tre anni fa. Al che lui ci ha creduto, o almeno cos pareva. Dopodich abbiamo parlato degli esami di ammissione e della vita in generale, e lui sembrava veramente molto interessato.
Ma tua mamma non era morta perch era malata?.
Nelle mie parole c'era un tono di rimprovero decisamente fuori luogo. Ci che  capitato alla mamma di Yuzan e quello che ha fatto il Vermiciattolo sono due cose ben distinte e separate. Yuzan  rimasta per un po' in silenzio, verosimilmente indignata. La morte di sua madre le ha causato una sofferenza molto pi atroce di quanto io e le mie amiche possiamo immaginare, e ognuna di noi sa benissimo che quello  un argomento da non tirare mai in ballo. E invece io non avevo esitato a girare il coltello nella piaga. Ma com'era possibile che Yuzan e il Vermiciattolo, che aveva assassinato sua madre, avessero cos tanto da parlare? Non riuscivo a capacitarmene, perci avevo perso il controllo. Mi sentivo relegata a un ruolo troppo stupido, addirittura comico, perch, pur essendo la sola a sapere per filo e per segno cosa stava accadendo, trovavo il tutto molto sconcertante. Era assurdo, pazzesco, e non sapevo pi cosa fare.
Scusa, Yuzan. Comunque sia, quel bastardo dovr restituirmi il cellulare.
S, certo. Lo vedr oggi e me lo far ridare, non preoccuparti.
Oggi? Dove? Vengo con te.
No,  impossibile. Gliel'ho promesso mi ha risposto Yuzan, poi si  cucita la bocca. Accecata dalla rabbia e incapace di trattenermi, ho vuotato il sacco fino all'ultima parola, riferendole per filo e per segno tutta la verit. Lei  rimasta ad ascoltare buona buona, senza mai interrompermi.
E con ci? ha reagito alla fine. Noi che c'entriamo con questa faccenda? Non sono mica affari nostri se questo Vermiciattolo ha deciso di fare fuori la madre, no?.
S, lo so! ho ribattuto infuriata. Non me ne frega niente,  solo che rivoglio indietro la bici e il cellulare!.
Certo, certo, ti ho detto che me ne occuper io, no? Ti far riavere la tua roba, sta' tranquilla.
Detto ci, Yuzan ha interrotto bruscamente la comunicazione. Mentre, sudata e affranta dopo la lunga conversazione telefonica, rimettevo il ricevitore al suo posto, gli occhi mi si sono posati su un titolo del giornale: Casalinga assassinata in pieno giorno in un quartiere residenziale. Nell'articolo non si faceva pressoch menzione del figlio di cui si erano perse le tracce, nondimeno era fin troppo chiaro che fosse proprio lui il principale indiziato: Una T-shirt insanguinata appartenente al figlio della vittima  stata ritrovata nel cesto dei panni sporchi. La polizia  alla ricerca del ragazzo per sottoporlo a un interrogatorio nella speranza di fare luce sul delitto. Fare luce sul delitto... Non me ne poteva fregare di meno. Tutto quello che desideravo era rimettere le mani sul cellulare e sulla bicicletta. Eppure c'era una cosa che continuava a gravitare nella mia testa, come un tormento, ovvero il fatto che il Vermiciattolo avesse chiamato Kirarin e Yuzan, e non me o Terauchi, per parlare di s e dei suoi problemi. In altre parole, non era affatto azzardato concludere che non fosse interessato n a me n a Terauchi, nel senso che forse pensava non valesse la pena di parlare con noi delle sue cose. Mentre ci rimuginavo sopra, la mia rabbia cresceva e avevo addirittura la sensazione che il Vermiciattolo mi avesse tradita, anche se in fondo non m'importava niente di lui.
Intanto, la sirena dell'allarme antismog aveva ripreso a lamentarsi. Chiedendomi come mai stavolta non si udisse la solita voce femminile apatica e lenta, mi sono affacciata alla finestra. La folla dei giornalisti sembrava essere lievitata: erano tutti sudati, uomini e donne, e non ce n'era uno che non tenesse lo sguardo puntato alla casa dei nostri vicini. Non c'entrava nulla, lo so, ma mi  venuto da pensare che non ci fosse nessun altoparlante nascosto e che forse la voce dell'allarme provenisse da un veicolo che faceva il giro del circondario.
Poco fa, verso le dieci,  suonato il citofono. Mamma aveva appena fatto il bagno e, pensando che si trattasse di nuovo della polizia,  andata a rispondere a sopracciglia aggrottate.
Toshiko,  la tua amica Kaibara Kiyomi. Che cosa ci fa qui a quest'ora, non  un tantino tardi?.
Mmh, scusa, ma era una cosa urgente.
Va bene, allora falla entrare, no? mi ha detto mamma mentre, con espressione dubbiosa, tirava fuori dal frigorifero una bottiglia di t d'orzo. Fa ancora cos caldo fuori.
Pap non era ancora rientrato, tanto per cambiare. Ad appena un giorno di distanza dalla tragedia, era gi tornato alle sue vecchie abitudini. Sono uscita fuori e mi sono sentita subito investire dall'aria afosa e soffocante. Percepivo l'umidit che mi si appiccicava alla pelle, fino a poco prima refrigerata dal condizionatore. Non c'era pi traccia dei giornalisti e la strada era deserta. Yuzan se ne stava l davanti al cancello, con le mani poggiate sul manubrio e sul sellino della mia bicicletta. Indossava una T-shirt e dei pantaloncini corti Adidas; ai piedi aveva dei sandali Nike e sulle spalle uno zainetto. A vederla da lontano, avresti pensato a uno studente del liceo piuttosto basso di statura. Doveva aver pedalato a tutta birra: aveva il fiato grosso e sembrava molto accaldata.
Scusa per l'ora ha esordito, tra un ansito e l'altro.
Non ti preoccupare, e grazie tante per l'aiuto.
Ho preso la bicicletta e l'ho portata al di qua del cancello. Nel farlo ho sfiorato il braccio di Yuzan, ricoperto da una patina di sudore. Ho fatto un passo indietro, d'istinto, e i nostri sguardi si sono incrociati.
 quella la casa del tipo? mi ha chiesto indicando con il mento la villetta dei vicini. Le luci erano spente e non si sentiva volare una mosca. Fino al tardo pomeriggio quel posto brulicava di persone, ma adesso era deserto, come una conchiglia vuota e abbandonata.
S,  quella. La stanza del Vermiciattolo dovrebbe essere al primo piano, l nell'angolo ho risposto sollevando l'indice verso una finestra nera come la pece. Yuzan l'ha osservata per qualche secondo, dopodich ha tratto un sospiro profondo e ha distolto lo sguardo. Yuzan, puoi dirmi almeno dove vi siete incontrati?.
A Tachikawa. Venire da laggi in bicicletta  un vero viaggio, sai?.
Ma che ci faceva quello a Tachikawa?.
Yuzan, prima di rispondere, ha tirato fuori dallo zaino una bottiglietta d'acqua e ne ha preso un sorso.
Dice di aver trovato un nascondiglio in un parco da quelle parti. Mi ha raccontato che da piccolo frequentava una piscina della zona e che l si divertiva molto, e ha aggiunto che perci gli andava di rivedere quei posti. Oggi se ne sar stato per buona parte della giornata in quella piscina, e infatti era tutto abbronzato... anzi ustionato.
Mi sono sforzata invano d'immaginare il Vermiciattolo da bambino in piscina, in compagnia della madre con i suoi occhiali dalla montatura argentata e del padre con il suo adorato cache-col. Non so perch, ma qualcosa mi impediva di figurarmeli insieme.
E poi, cos'altro ti ha detto?.
Mmh... ha tentennato Yuzan, mentre riavvitava il tappo. Che si sente come in un sogno, e che anche tutte le cose del passato gli sembrano solo un sogno.
Yuzan... ho provato allora a chiederle, mentre teneva lo sguardo puntato in direzione della casa vuota dei vicini, provi anche tu le stesse cose a proposito di tua madre?.
Uhm ha annuito lei con un cenno del capo. A volte ho come la sensazione che non sia nemmeno esistita. In quell'attimo ho capito che il Vermiciattolo e Yuzan condividevano un'emozione dalla quale ero del tutto esclusa. Il che non mi rendeva esattamente triste, ma mi spingeva a pensare che il mio mondo fosse troppo semplice, liscio e perfino noioso. Io non sono altro che quella che sono, e l'unica cosa che ho in pi  il mio secondo nome: Hori Ninna. Ah, quasi me ne dimenticavo... ha aggiunto Yuzan, estraendo con cura il mio cellulare da una tasca dello zaino e porgendomelo questo  tuo. Lui mi ha chiesto di farti le sue scuse. Ho provato ad accenderlo e mi sono accorta che la batteria era scarica. Adesso devo andare mi ha detto Yuzan muovendo il primo passo verso la stazione.
Cosa ti ha detto che far, continuer a scappare?.
S. Gli ho dato il mio cellulare e la mia bicicletta, e ha detto che scapper il pi lontano possibile.
Ho lanciato un ultimo sguardo stupito a Yuzan. Lei si  allontanata senza aggiungere altro, levando per l'ennesima volta lo sguardo alla casa vuota dei vicini. Me ne sono rimasta l in piedi per un po', stringendo il telefonino nella mano e chiedendomi se il Vermiciattolo si sarebbe messo in contatto con me. Anzi, sperando che lo avrebbe fatto. S, perch, anche se non voglio essere sua complice, desidero un pizzico di avventura nella mia vita, proprio come sta accadendo a Yuzan.  da indecisi, lo so, ma  cos che sono fatta. E sono sprofondata in un mare d'infinita malinconia per il resto della serata.
1 Il sistema scolastico giapponese prevede sei anni di elementari, tre di medie inferiori e tre di medie superiori. L'anno scolastico, che comincia ad aprile e termina a met marzo,  suddiviso in quadrimestri o in semestri (la suddivisione in semestri  adottata soprattutto nelle scuole medie superiori). Durante l'anno si contano tre periodi di interruzione lunga: dall'ultima decade di luglio a fine agosto (natsuyasumi, vacanze estive); dall'ultima decade di dicembre alla prima settimana di gennaio, in occasione del Capodanno (fuyuyasumi, vacanze invernali); dalla met di marzo alla fine dello stesso mese (haruyasumi, vacanze primaverili). (N.d.T.)
2 Riferimento al fenomeno enjo kosai. Enjo kosai  un neologismo (lett. relazione di sostegno), risalente alla fine degli anni Ottanta, che indica una forma pi o meno velata di prostituzione giovanile. Sono coinvolte soprattutto ragazze delle scuole medie e del liceo, che spesso decidono di prostituirsi al solo scopo di acquistare gioielli, capi di abbigliamento firmati e altri piccoli beni di lusso. (N.d.T.)

2. Yuzan.

Non riesco a togliermi dalla testa la faccia sconvolta di Toshi-chan. Era sotto shock per via dell'omicidio della sua vicina, e in pi le avevano rubato il cellulare e la bicicletta. Sono sicura che non avrebbe mai e poi mai immaginato che potessi aver aiutato tanto il Vermiciattolo - a dire il vero ne sono molto sorpresa io stessa.
Toshi-chan ha sempre quest'aria da ragazza tranquilla e indifesa, ma in realt ha eretto una vera e propria muraglia cinese intorno al suo cuore. Hai l'impressione di poter penetrare a fondo nella sua anima, e invece non  affatto facile. Lei  cos perch tutto sommato  molto pi fragile degli altri, e infatti  stata ferita tante volte in passato. Per  proprio per questo che mi piace e le sono amica. Toshi-chan  timidissima, eppure ce la mette tutta pur di cavarsela da sola. In effetti penso che sia lei la pi forte tra noi quattro. Perci, quando le ho raccontato ci che avevo fatto e lei ha reagito con quella faccia esterrefatta, mi sono sentita parecchio a disagio. Era come se, a causa di tutta questa faccenda, fossi stata scaraventata in una galassia lontana mille anni luce dal mondo di Toshi-chan. Non mi sentivo rifiutata, piuttosto avevo la netta sensazione che in quel preciso momento le nostre strade si fossero separate una volta per tutte.
Con questi pensieri angoscianti che mi frullavano nel cervello, mi sono allontanata lungo la stradina buia con un'andatura cauta, ma allo stesso tempo rapida. Tutt'intorno regnava la calma. Temevo che la zona nei paraggi della casa del Vermiciattolo fosse piena di polizia, e invece ho incrociato solamente qualche impiegato in giacca e cravatta proveniente dalla stazione. Gli alberi protesi sulla strada emanavano un'umidit molto pesante, come quando ha appena smesso di piovere. Avevo la sensazione di procedere attraverso una densa nube di afa, che fendevo a ogni passo. L'asfalto era ancora pregno di calore, non si respirava.
Una volta, durante la lezione di geografia, il prof ci spieg che quando l'energia solare raggiunge la superficie terrestre si riduce a circa il cinquanta per cento. Immaginate che questo sia il seno di una donna giovane e che quest'altro sia invece quello di una vecchia esord Digital - era cos che lo avevamo soprannominato - mostrandoci con aria austera due grafici fatti al computer. In pratica voleva dirci che nel grafico della donna giovane l'energia pregna di calore si accumulava soprattutto intorno all'equatore, mentre in quello della vecchia l'energia tendeva a scivolare via appiattendo il tutto. Pensai che fosse un modo assolutamente strampalato di spiegare le cose ma, visto che eravamo solo in cinque a seguire la lezione di geografia, dovetti fare buon viso a cattivo gioco e fingere interesse sorridendo insieme alle mie compagne. Il bello  che poi fu lo stesso Digital a dire, a mo' di battuta, che spiegare a quel modo poteva essere considerato una specie di molestia sessuale. Che imbecille!
Bah, comunque, fatti suoi se era tanto squilibrato. Dopo averci mostrato quei grafici, continu dicendo: All'equatore, la quantit di calore assorbita  maggiore di quella emanata, per cui questa zona costituisce una fonte di caldo. Nelle regioni polari, invece, avviene l'esatto contrario, ed esse costituiscono per questo una fonte di freddo. Una fonte di freddo... In quella circostanza pensai che, in quel periodo, ero diventata anch'io cos. Per quel periodo intendo in realt due episodi: la morte di mia madre pi un altro evento accaduto in seguito, d'estate. Io, al pari dei poli, respingevo il calore, smarrendo forse per sempre la capacit di avere un cuore caldo. Quel pensiero mi dilaniava dentro, rendendomi triste e depressa. Toshi-chan, Terauchi e Kirarin hanno entrambi i genitori e appartengono a famiglie abbastanza agiate, e non credo abbiano mai avuto le preoccupazioni che ho io. Da quando mia madre  morta, vivo con quell'infame di mio padre e con i miei nonni, che sono ansiosi da morire. Dubito che le mie amiche abbiano la minima idea di cosa questo significhi.
A volte cominciano a parlare casualmente delle loro madri, poi notano la mia espressione e si zittiscono di colpo, come se avessero commesso chiss quale reato. Al che, prima che l'atmosfera si faccia troppo pesante, tento d'intervenire con una battuta, tipo quelle di Digital, o forse perfino peggio. Oppure cerco di inserirmi al volo nel discorso, prima che il silenzio prenda il sopravvento, chiedendo qualcosa sulle loro madri, del tipo: Ehi, Kirarin, tua mamma ci verr al festival della scuola?. Dubito che esistano al mondo altri studenti delle superiori tanto premurosi nei confronti dei propri compagni, eh? Roba da farsi prendere per scema.
Mi sento cos sola. Alla base della nostra solitudine c' sempre una ragione importante. La malattia e la morte di mia madre non hanno fatto altro che acuire la mia solitudine, facendomi sentire pi sola di ogni altra persona al mondo. Il Vermiciattolo si sentiva un po' solo e ha ucciso sua madre, perfezionando in questo modo la sua solitudine. Non so come far, quel che  certo  che voglio perfezionare anch'io la mia. Forse, se mai ci riuscir, la vita mi sembrer pi facile. Finora ne ho discusso solo con Terauchi - non perch lei sia molto malinconica, bens perch la sua malinconia e la mia sono molto simili. Toshi-chan e Kirarin sono troppo dolci e gentili per parlare di un argomento del genere. Se una persona  molto gentile significa che  felice, no? Terauchi, invece,  sempre cos imprevedibile e disposta a rischiare. Mi piacciono un casino quelli che rischiano e non sai mai cosa stanno per fare. Sento una particolare affinit con Terauchi, ma non le ho detto ancora nulla a proposito del Vermiciattolo. E non so nemmeno io perch.
Mentre camminavo, ho sentito il cellulare vibrarmi sulla schiena, attraverso lo zainetto. Mi sono fermata, l'ho tirato fuori e ho notato che avevo ricevuto un messaggio.
Grazie per il cellulare e la bicicletta. Sono arrivato fino a Iruma, ma sono stanco e perci mi sono fermato in un konbini. Mi riposer per un'oretta e poi mi rimetter in marcia.
Era il Vermiciattolo. Mentivo quando ho detto a Toshi-chan di avergli dato il mio cellulare. Un giorno o l'altro lo scoprir lei stessa, ma era talmente sconvolta che non ho avuto il coraggio di dirle la verit. Ho comprato al Vermiciattolo un cellulare nuovo di zecca. La mia bicicletta, invece, gliel'ho data per davvero. Fanne quello che ti pare gli ho detto. Puoi liberartene come e quando vuoi. Cos, le possibilit che scoprano che sono stata io ad aiutarlo si riducono sensibilmente.
Mi  venuto in mente di fare una telefonata al Vermiciattolo e ho dato un'occhiata all'orologio: le dieci e un quarto passate. Dovevo tornare subito a casa, altrimenti mio padre me l'avrebbe fatta pagare. Da quando  successa quella cosa, l'estate scorsa, s'impiccia sempre degli affari miei. Riesco a tirare avanti a denti stretti, ripromettendomi di andare via da casa non appena mi sar diplomata. Ho cambiato idea e mi sono detta che avrei fatto meglio a chiamare il Vermiciattolo dopo essere rincasata. Nel frattempo, gli ho scritto anch'io un messaggio.
Ho restituito cellulare e bicicletta a Toshi-chan. Chiamala e chiedile scusa. Sta' attento, mi raccomando.
Ho fissato per un po' il testo del messaggio appena inviato. Stavo aiutando quel tipo a scappare via - un tipo che aveva ammazzato sua madre! Non avevo la pi pallida idea del perch lo avesse fatto, ma desideravo con tutta me stessa che fuggisse il pi lontano possibile e che non si facesse mai acciuffare. Non so come spiegarlo, ma era come se gli augurassi di non tornare mai pi in questa nostra stupida e noiosa realt e di crearsene una nuova, tutta per s.
A un certo punto ho udito uno strano scalpiccio provenire dalla direzione opposta alla mia e ho messo subito il cellulare in tasca. Quel rumore dava l'idea di qualcosa di gommoso e appiccicoso schiacciato ripetutamente sotto i piedi. Subito dopo ho notato una sigaretta accesa sfavillare a mezz'aria nell'oscurit, come una lucciola. Per un attimo mi  venuto il batticuore, poi, giunta nel fascio di luce di un lampione, mi sono accorta che si trattava soltanto di una giovane donna che aveva tutta l'aria dell'impiegata. Portava dei sandali dal tacco alto, e quel rumore misterioso era il risultato dei talloni che aderivano e si staccavano senza sosta dalla soletta. Nell'attimo in cui ci siamo incrociate, lei ha gettato il mozzicone a terra, e ho sentito l'odore acre della nicotina pungermi le narici.
Non si buttano i mozziconi per terra! mi  venuto di protestare. Al che quella si  voltata e mi ha lanciato uno sguardo fulminante. Era alta a occhio e croce un metro e settanta ed era abbastanza robusta. Aveva un ombretto azzurro cangiante e indossava una sottanina di raso blu che le andava strettissima. Era senz'altro una delle tante impiegatucce isteriche e squattrinate e, con quel fisico da trans che si ritrovava, doveva essere a corto di uomini da una vita. Di colpo mi  tornato in mente lo shock che ho provato lo scorso anno dalle parti di Shinjuku Nichome, quando un travestito mi aveva assalita e picchiata a sangue. Mi sono sentita paralizzare e ho trattenuto il fiato.
Stupida mocciosa, come ti permetti di farmi la predica?! mi ha urlato la spilungona con voce stridula, mentre si allontanava. Impietrita, sotto la luce del lampione, mi sono ricordata per filo e per segno le mie serate a Shinjuku Nichome, durante le vacanze estive dello scorso anno.
A Shinjuku Nichome ci sono alcuni piccoli bar che consentono l'ingresso solo alle donne.
Mi era giunta voce che il Bettina fosse il pi radicale, nel senso che non accettavano nemmeno le eterosessuali. Avevo gi cercato l'indirizzo su internet e, non appena le vacanze estive ebbero inizio, provai finalmente ad andarci di persona.
Mi ero gi fatta un'idea precisa del posto, ma intendevo constatare con i miei occhi che tipo di gente lo frequentava. Chiss, forse volevo accertarmi una volta per tutte dell'esistenza di altre ragazze come me.
Il posto era esattamente come me lo ero immaginato: un bar piccolo e modesto che poteva accogliere al massimo una decina di clienti. La proprietaria era una donna di mezza et dai capelli a spazzola, folti e brizzolati - mi ricordava un cuoco di sushi - e indossava una camicia bianca dal colletto alzato.
Quasi tutte le clienti erano squallide e orrende donne in carriera, piuttosto avanti con gli anni, a caccia di ragazzine. C'erano solo due o tre persone pi giovani - studentesse delle superiori o addirittura delle medie - che si comportavano grosso modo come me e si guardavano continuamente intorno, nervose e impaurite. La cosa curiosa era che noi novelline sfoggiavamo tutte lo stesso e identico look: capelli corti, T-shirt, pantaloncini, scarpe da ginnastica e zainetto. In breve, eravamo vestite pi o meno come i nostri coetanei maschi e avevamo approfittato delle vacanze estive per venire a dare un'occhiata al posto, dopo aver fatto un po' di ricerche su internet. Le proprietarie dei bar di questo tipo erano d'altra parte ben consapevoli che durante l'estate il numero di clienti giovanissime subiva un netto incremento, ed erano abbastanza gentili da lasciarti restare fino all'alba anche se ti limitavi a prendere solo una birra in lattina, come se volessero darti una mano a rendere indimenticabile quella tua esperienza estiva.
Fu cos che strinsi amicizia con due ragazze: Boku-chan1, che era venuta a Tokyo dalla prefettura di Kochi e sperava di restarci il pi a lungo possibile, e Dahmer, che frequentava con ottimo profitto un buon liceo di Saitama. Utilizzavamo tutte e tre degli pseudonimi ed eravamo all'inizio molto discrete, per cui mi ci volle un bel po' prima di apprendere il loro vero nome e il luogo di nascita.
Boku-chan ambiva a essere in tutto e per tutto come un uomo. Era cos ingenua da illudersi che bastasse comportarsi in maniera rude e camminare impettita per raggiungere lo scopo. Sognava di diventare una travestita di successo e di guadagnarsi da vivere a Kabukicho. Non faceva perci mistero di essere alla ricerca di una riccastra disposta a mantenerla. L'et non le importava, le sarebbe andata bene chiunque: una vecchia decrepita, una donnina di mezza et o anche una giovane prostituta. Boku-chan la pensava in modo semplice e diretto: poich le piacevano le donne, voleva diventare un uomo in gamba e affascinante; per diventare un uomo in gamba e affascinante occorreva comportarsi da vero maschio. Questo, per Boku-chan, significava aggrottare le sopracciglia mentre dai un tiro alla sigaretta tenuta stretta tra l'indice e il pollice, tenere un braccio sulle spalle della tua ragazza e sollevarle il mento con le dita, parlare con voce profonda e minacciosa, assumere tutte le pose degli attori del cinema e della TV impegnati nel ruolo del rubacuori. Boku-chan era alta, diceva di aver praticato il karate e aveva un fisico muscoloso, per cui tutte quelle cose riusciva s a farle, ma il risultato non andava al di l di una specie di parodia. E poi non era certo una cima, il che giocava naturalmente a suo sfavore. Ricordo che una volta Dahmer e io parlavamo della sua scarsa intelligenza e del fatto che, se anche fosse riuscita a diventare una travestita, non avrebbe avuto molto successo, perch le clienti l'avrebbero trovata senza dubbio noiosissima.
Boku-chan non aveva il becco di un quattrino ed era perci costretta a dormire all'angolo di qualche vicolo o a chiedere asilo a Dahmer. Inutile dire che trascorse a Shinjuku Nichome buona parte delle notti di quell'estate, prima di fare ritorno a Tosayamada, nella prefettura di Kochi. Mio padre non mi avrebbe mai permesso di ospitarla e quindi da me non ci mise mai piede, ma questo non sembrava turbarla. Di tanto in tanto continua a mandarmi le sue e-mail dal tipico tono gasato e spensierato. Una volta mi ha scritto: Ehi, oggi ho fatto shopping e ho preso un bel completo viola. Sai, di quel colore avevano solo un doppio petto, e allora l'ho comprato senza farmi troppi problemi, anche se a me sta molto meglio la classica giacca a tre bottoni.
Dahmer, invece, aveva un carattere molto pi complesso, un po' simile al mio. Non a caso, nella scelta del soprannome si era ispirata al famoso serial killer americano Jeffrey Dahmer. Aveva una passione smodata per i crimini efferati e per i cadaveri - una specie di ossessione maniacale per la morte. Da quando mia madre  venuta a mancare, nell'autunno del mio ultimo anno alle medie, detesto questo genere di cose. Una volta dissi a Dahmer che a mio avviso le persone che temono la morte e fanno di tutto per tenersene alla larga sono quelle che in realt ne sono maggiormente ossessionate. Ma lei si limit a fare spallucce. Credo che Dahmer provasse nei miei confronti lo stesso tipo di incompatibilit che deve aver percepito Toshi-chan quando le ho rivelato di aver prestato aiuto al Vermiciattolo. Quella fu la sola e unica volta in cui abbia provato a parlare con lei della morte, e da quel momento ho rinunciato in via definitiva a tirare in ballo mia madre. La morte di mamma mi ha causato un dolore immenso, cos immenso che alla fine ho preferito seppellire tutto in un posto remoto della mia anima in modo da dimenticarmene per sempre. Ho cominciato a comportarmi come se nulla fosse accaduto e ho lasciato che fosse pi che altro il corpo a guidarmi.
I genitori di Dahmer erano divorziati e lei era figlia unica, come me. Viveva con sua madre, che era costretta a lavorare tanto ed era spesso lontana da casa. Quella persona - ecco come Dahmer chiamava sua madre. Quella persona diceva  piuttosto attraente. Quella persona ce la mette sempre tutta. Quella persona pu fare quello che vuole, in fondo la vita  sua. Quella persona, quella persona, quella persona... C'era qualcosa di molto simile fra la mia attitudine nei confronti della morte di mia madre e il modo in cui Dahmer si riferiva a sua madre: un senso di eccezionale distacco dalla realt. Era come se le nostre madri, indipendentemente dal fatto che fossero vive o morte, dimorassero in un mondo diverso e lontano.
Dahmer era follemente innamorata della sua prof di matematica del liceo. Una donna di ventisei anni, molto arrogante e laureata presso la Tokyo Rika Daigaku, che si divertiva a farsi beffe di chiunque non fosse quanto meno un genio nella sua materia. A Dahmer piaceva proprio perch era cos sfrontata. Mi diceva spesso che aveva intenzione di impegnarsi al limite delle sue possibilit e diventare pi brava della prof, in modo da non essere mai pi oggetto del suo scherno. E diceva anche che, se non fosse riuscita in questo suo intento, avrebbe preferito morire. Mi raccont di essersi addirittura ubriacata e tagliata i polsi con un coltello, una volta che la sua media era calata di alcuni punti - e non credo mentisse, dal momento che le cicatrici sottili erano ben visibili. Portava sempre con s un libro di matematica, dovunque andasse, e si lamentava che, con Boku-chan fra i piedi, non riusciva a studiare. Oltre che ospitare Boku-chan, Dahmer le prestava anche i soldi e i vestiti. Se per lei quella ragazza rappresentava un fardello tanto pesante, perch non la mandava a quel paese? Semplice: perch non sapeva dire di no. Dahmer non sopportava la stupida ingenuit di Boku-chan, ma aveva un punto debole che non le permetteva di liberarsi di quella ragazza: l'ammirazione per la stupidit stessa di Boku-chan, che scaturiva dalla consapevolezza che lei non si sarebbe mai comportata a quel modo. Chiss, forse si trattava dello stesso tipo di debolezza che le faceva dire che avrebbe preferito morire piuttosto che essere presa in giro.
Anch'io avevo le mie debolezze, e condividevo con Dahmer lo stesso senso di disperazione, dal momento che entrambe desideravamo vivere una vita entusiasmante ma non potevamo farlo, perch eravamo gravate da una sfilza di problemi, problemi che mi assillano tuttora. Non posso innanzitutto rivelare a mio padre che sono lesbica. Non sono in grado di stringere relazioni personali solide con le compagne del liceo, n sar in grado di stringerne con chicchessia in futuro. Si tratta di un peso enorme che, con ogni probabilit, dovr trascinarmi dietro fino alla fine dei miei giorni. Il futuro mi spaventa al punto tale da farmi impazzire. Eppure, mi accontento di sapere che le mie poche amiche mi considerano una ragazza mascolina, e mai e poi mai mi sognerei di rivelare a Toshi-chan, a Kirarin e a Terauchi che sono lesbica. A causa di tutto ci, la mia vita  un inferno in cui mi sento soffocare.  come se dovessi tenere un cappuccio perennemente infilato sulla testa per nascondere la mia vera identit.
Ero molto contenta di aver conosciuto una ragazza come Dahmer, perch avevo la sensazione che avesse compreso tutti i miei problemi. Ero convinta che lei fosse proprio come me. Nei giorni in cui non ricevevo sue e-mail mi sentivo molto gi di corda. Come due amanti, ci confidavamo ogni minima cosa, quotidianamente. Finch, verso la fine dell'anno passato, smisi di ricevere sue notizie. Quando provai a chiamare, sua madre mi disse: Quella persona  andata a studiare all'estero, in Canada. Sono sicura che, non appena si sar sistemata, ti mander un'e-mail. La sua voce suonava estremamente squillante e serena, al punto da sembrare artefatta. Trovavo divertente che entrambe, mamma e figlia, avessero l'abitudine di chiamarsi Quella persona. C'era per qualcosa di molto ambiguo nella cordialit della mamma di Dahmer. E se Dahmer - pensai - si  suicidata perch non aveva preso i voti che sperava in matematica e si sentiva quindi troppo inferiore alla sua prof? A ogni modo, preferii non fare domande. Quella fu l'ultima volta che sentii parlare di lei.
L'episodio che quell'estate mi caus un forte shock ebbe luogo tre giorni prima della fine delle vacanze. Era una serata molto afosa, suppergi come stasera. Boku-chan ci aveva appena annunciato che sarebbe tornata a Kochi, cos decidemmo di andare al Bettina per una piccola festa d'addio. Cominciammo a bere, ma la serata stentava a decollare. Ci scambiavamo a malapena una parola ed evitavamo il pi possibile di guardarci negli occhi. Ehi, ragazze, la vostra  una festa o un funerale? ci prese in giro la proprietaria del bar.
Boku-chan aveva trascorso i suoi venticinque giorni a Tokyo come una vagabonda. Detestava dormire per strada, perch diceva che le si attaccava addosso una puzza che non veniva pi via, e cos aveva passato la seconda met del suo soggiorno nella capitale a casa di Dahmer, il che aveva incrinato definitivamente il loro rapporto. Questo perch Boku-chan era un maschiaccio scapestrato, oltre che una provincialotta maleducata. Dormiva fino a mezzogiorno passato, divorava tutto ci che trovava nel frigorifero, lasciava la stanza sottosopra e s'impadroniva dei vestiti di Dahmer senza chiedere il permesso. Quando faceva la doccia se ne stava in bagno un'eternit e non rimetteva mai lo shampoo e il sapone al loro posto. Dahmer, che faceva puntualmente le pulizie e il bucato al posto di sua madre, nonch la spesa per la cena, era sull'orlo di una crisi isterica. Inoltre credo che anche lei, come me, fosse triste e nervosa in quanto subodorava che la fine delle vacanze estive avrebbe segnato, in un certo senso, anche la fine della nostra adolescenza.
Quella sera eravamo l sedute al bancone del Bettina e sorseggiavamo la nostra solita birra in lattina ascoltando Fast Car di Tracy Chapman. Alla proprietaria quella canzone piaceva un sacco, ma io non la sopportavo.
Oh, belle, certo che stasera m'aspettavo qualcosa di pi... Ma l'avete capito o no che sto per tornare a casa? si lament alla fine Boku-chan. Io e Dahmer non le demmo retta e ce ne restammo zitte. Ne avevamo abbastanza di quella cafona senza cervello. La prossima volta che vengo da queste parti, non vi chiamo nemmeno se mi sparano.
Evviva! rispose Dahmer dando un'occhiata all'orologio. Io tra poco me ne vado, se no perdo l'ultimo treno.
Allibita, ho sollevato lo sguardo. Di solito, quando uscivamo, Dahmer stava fuori tutta la notte e rincasava con il primo treno del mattino, e invece stavolta - l'ultima volta insieme - si stava comportando con totale freddezza. Tir fuori il portafogli e pag la sua parte. I capelli le scendevano lunghi sulla fronte, e attraverso quei folti ciuffi s'intravedevano gli occhi malinconici di una persona adulta. Boku-chan le lanci un'occhiataccia maligna e le disse, senza pudore: Ehi, Dahmer, si  fatta ora di rivestire i panni della brava studentessa, eh? Vai, vai, non sia mai che ci perdi l'abitudine.
S, proprio cos, hai indovinato! borbott Dahmer, voltandosi subito nella mia direzione in cerca di consenso. Al che cercai di farle capire con lo sguardo che stavo dalla sua parte e la pensavo esattamente come lei. Mentre ci guardavamo negli occhi, pensai che sarei stata molto volentieri una studentessa modello. D'altra parte, per, sapevo fin troppo bene che quel desiderio era per noialtre una semplice chimera. Era una chimera perch noi siamo ragazze a cui piacciono altre ragazze. Boku-chan se ne stava l seduta, ammutolita, a giocherellare con il suo pacchetto di Salem Lights.
Boku-chan, ci vediamo.  stato un piacere le disse Dahmer, sorridendo e facendole ciao con la mano. Osservai con immensa tristezza quel braccio candido ed esile, tanto femminile.
Come fai a essere cos fredda, eh? grugn Boku-chan, spingendosi via dal bancone con tutte e due le mani, come un uomo, e alzandosi in piedi. Me ne andr a bere da sola. Mi avete rotto!.
Non me la sentivo di accodarmi all'una o all'altra, cos decisi di restarmene seduta dov'ero. La proprietaria faceva finta di niente e se ne stava come sempre al suo posto, in piedi al di l del bancone, con una sigaretta che le pendeva dalle labbra mentre guardava la copertina di un CD di bossa nova o qualcosa del genere. Attesi l'ora in cui non c'erano pi treni e lasciai il Bettina. Questa  l'ultima volta, pensai. Avevo in mente di tornare a piedi da Shinjuku fino a casa, a Soshigaya, nel quartiere di Setagaya. Dissi e a me stessa che quella sarebbe stata l'ultima volta, durante quelle vacanze estive, in cui sarei rincasata sul far dell'alba mandando in bestia mio padre. Allora provavo ancora molta pena per lui, rimasto vedovo prematuramente, e mi sforzavo di comportarmi da brava figlia, secondo le sue aspettative. Shinjuku Nichome mi aveva regalato la splendida amicizia con Dahmer, ma mi aveva anche propinato ore e ore a stretto contatto con una smidollata come Boku-chan, ed era senza dubbio questo secondo aspetto che faceva nascere in me un sentimento di profonda delusione nei confronti di quel mondo.
Mentre lasciavo il Bettina, avevo la netta sensazione di aver fatto un passo avanti nella vita, e mi sentivo soddisfatta, anche se immensamente triste. Avevo sceso di corsa una serie di scalini e avevo appena imboccato una stradina laterale quando una donna gigantesca salt fuori dal buio.
Ehi, tu, vieni qua! mi chiam, con una voce profonda da uomo e con la tipica inflessione del dialetto del Kansai - mi resi subito conto che si trattava di un travestito. Indossava una sottanina di raso nera e una gonna attillata bianca. E poi portava dei sandali argentati dal tacco altissimo che lo costringevano a tenere tutto il corpo inclinato in avanti. Gli si vedeva il contorno delle mutandine in trasparenza, e aveva un bruttissimo sedere tozzo e piatto. Chiunque avrebbe capito che i suoi lunghi capelli corvini erano in realt una parrucca. Soltanto le unghie, ornate con fiorellini e decorazioni verdi, erano davvero invidiabili. Era un travestito della peggiore specie: trasandato, volgare e antiquato. Mi ricordo vividamente ogni dettaglio perch mi aveva afferrato per la manica della T-shirt e non voleva lasciarmi andare.
Che diavolo vuoi? protestai.
Oh, come ti permetti di parlarmi cos?! replic lui, mollandomi un cazzotto vicino all'orecchio sinistro, tanto forte che persi momentaneamente l'udito. Sarei crollata al suolo, ma lui continuava a trattenermi per la manica della T-shirt, impedendomi di cadere. E intanto non smetteva di imprecare e di colpirmi. Pensavi di farla franca in un posto come questo, a quest'ora? Tu sei una femmina, e questo  un posto per uomini,  chiaro?! Povere illuse, vi credete di fare i maschi, ma siete solo merda! Le donne lasciatele ai maschi, tanto loro non vi si filano nemmeno di striscio! Ma cos'hai al posto del cervello, eh, brutta stronza?! Sarebbe ora che un uomo te lo infilasse fra le cosce e ti desse una bella lezione!. Poi mi agguant i seni e cominci a strizzarmeli. Era la prima volta che un uomo mi toccava in quel modo, e per me fu un vero trauma. Hai questo bel paio di tette e pretendi di fare l'uomo? Ma non ti vergogni?! Scommetto che vorresti avere anche un bel pisellone, eh? Sei marcia dentro, puzzi pi della mia merda! Su, dai, assaggiane un po'!. Cos dicendo, mi scaravent in un cumulo di rifiuti vicino al muro. Mi sanguinava il naso e non ero in grado di percepire nessun odore. La proprietaria del Bettina, evidentemente messa in allarme dalla confusione, corse fuori a soccorrermi. Perdevo sangue a fiotti, ma non avevo ferite profonde. La donna, forse pensando che era rischioso lasciare una studentessa del liceo l, in quello stato, chiam un taxi e mi aiut a salirci. Quando entrai in casa, carponi, ero coperta di sangue e sporcizia. La faccia mi rimase gonfia per un bel pezzo e fui costretta ad assentarmi da scuola per tutta la prima settimana del secondo semestre. Non appena mio padre mi vide, sgran gli occhi per la paura, temendo che mi avessero violentata. Mi chiese e mi richiese se mi avessero fatto qualcosa, dopodich si mise a camminare avanti e indietro per tutta la casa. Mentre ascoltavo il rumore dei suoi passi, mi lasciai cadere sul pavimento e mi scapp da ridere. Pap, pap - pensavo - mi hanno fatto qualcosa di molto peggio di uno stupro. Tu non hai la pi pallida idea di cosa abbiano fatto alla tua figlioletta.
Non ho mai parlato con nessuno di quanto mi accadde quella notte. Non potrei mai rivelare una cosa del genere a Toshi-chan, a Kirarin o a Terauchi, n tanto meno a Boku-chan o a Dahmer. E non so nemmeno io il perch. Da quella sera non ho pi rimesso piede a Shinjuku Nichome. Non ho paura del posto in s, quanto piuttosto di quei mostri chiamati esseri umani.
Da allora ho paura anche di me stessa, o meglio della me stessa che scatena odio e repulsione negli altri. So che mi piacciono le ragazze, ma non ho un'idea precisa di cosa questo significhi, n tanto meno so chi sono io. A complicare le cose, da quella sera, da quella sera in quel vicolo buio in cui quel travestito mi afferr i seni, so che sono anche una donna. Quell'estate ho perso ogni traccia di fiducia in me stessa, e forse  per questo che non mi sono stupita pi di tanto quando Dahmer  scomparsa dalla mia vita.
Erano le undici in punto quando sono tornata a casa dopo aver riportato la bicicletta e il cellulare a Toshi-chan. Pap mi stava aspettando fuori, con un'espressione agghiacciante scolpita sul volto. Aveva una T-shirt azzurra che gli stava larga, bermuda di cotone e sandali sportivi Nike. Stava fumando. Mio padre  un fotografo freelance. Quando mamma era ancora viva, lavorava soprattutto lontano da casa, per servizi in esterna fuori citt. Poi, dopo la sua morte, ha cominciato a dedicarsi al lavoro in studio - o almeno cos diceva - e non si  pi mosso da Tokyo. Non va quasi mai a bere e la sera rientra sempre presto, mai dopo le undici. Poco a poco i suoi guadagni sono calati, e lui se ne lamenta molto spesso, eppure continua ad andare avanti cos. Per me tutto questo  terribile, perch vorrei che non mi stesse sempre con il fiato sul collo e mi lasciasse pi libera. Purtroppo, da quella notte in cui sono tornata da Shinjuku Nichome conciata per le feste, mio padre non  pi in grado di distinguere la differenza tra il tenermi d'occhio e il farmi la guardia.
Che fine ha fatto la tua bicicletta?.
L'ho prestata a Toshi-chan.
Perch?.
La sua gliel'hanno rubata.  solo per il periodo delle vacanze, cos pu usarla per andare al doposcuola.
Ho abbassato la testa e sono entrata in casa, senza concedere a mio padre la possibilit di replicare. Non appena ho messo piede dentro, Teddy, il nostro maltese, mi  venuto incontro di corsa e mi ha fatto le feste. Teddy era il cane di mamma, e adesso  il nostro tesoro pi grande. L'ho preso in braccio e mi sono avviata verso le scale che conducono al piano di sopra. Il nonno e la nonna non erano in giro: con ogni probabilit erano andati a dormire gi da un pezzo. O forse se ne stavano nascosti da qualche parte a origliare la conversazione fra me e pap. Di pap non gli importa pi di tanto, perch sono i genitori di mamma. Le loro simpatie e loro speranze sono tutte rivolte a me. Il che, all'atto pratico, costituisce una seccatura enorme, cos enorme da darmi la nausea. Ogni sera, prima di addormentarmi, prego perch possano raggiungere al pi presto la mamma.
Sbaglio o questa Toshi-chan  la ragazza che abita accanto al tipo che ha ucciso sua madre? Tu quel ragazzo lo conosci, vero?.
Sul volto di mio padre campeggiava un'espressione di straordinaria curiosit. Pap  quel tipo di persona che legge il giornale da cima a fondo e non si perde un telegiornale, anche perch ha a che fare con il suo lavoro. E questa  un'altra sua caratteristica che odio.
Ma sei fuori? Non l'ho mai visto in vita mia.
Oh,  questo il modo di rivolgerti a tuo padre? Ma sei fuori?... Non mi piace per niente il modo in cui vi esprimete voi giovani.
Scusa....
Pap sarebbe stato capace di piantarmi una storia infinita, perci ho preferito mostrarmi remissiva e chiedergli subito scusa. E poi volevo a tutti i costi telefonare al Vermiciattolo prima che si rimettesse in marcia.
Fila subito a dormire, va' mi ha detto mio padre, in tono rassegnato.
Uhm.
Sono salita di sopra, ho messo gi Teddy e mi sono chiusa a chiave nella mia cameretta. Sono rimasta per un po' in piedi dietro la porta, in attesa che mio padre se ne andasse nella sua stanza, dopodich mi sono distesa sul letto e ho chiamato il Vermiciattolo. Ha accettato la telefonata dopo un solo squillo, ma  rimasto zitto.
Ehi, sono io gli ho detto, al che lui ha tratto un sospiro di sollievo. Sei ancora al konbini?.
No, rischiavo di dare troppo nell'occhio. Adesso mi trovo nel parcheggio sul retro. Mi sono disteso per terra... e vedo un sacco di stelle.
La sua voce suonava cos rilassata.
Sei stanco?.
S ha risposto in tutta onest, come fanno i bambini.
 comodo potersi scambiare messaggi con il cellulare, eh?.
Il Vermiciattolo non aveva mai avuto un telefonino in vita sua.
S, certo... mi ha detto, dopodich ha fatto una breve pausa. Per questo  un modello vecchio e non ti permette di scrivere pi di centoventotto caratteri per volta.
Be', s.
Per questo costava pochissimo, no? Ci sono rimasta un po' male, ma il Vermiciattolo non sembrava essersi accorto del tono mesto della mia voce.
Mmh, tutto sommato pu andare bene lo stesso, tanto i messaggi li scrivo soltanto a te.
Per hai parlato con Kirarin, vero?.
Kirarin... E chi sarebbe?.
Una mia amica.  molto carina.
Mmh... ha reagito il Vermiciattolo con scarso interesse.
A proposito, lo sai che  stata una faticaccia andare e venire da Tachikawa in bicicletta. Sono pure io stanchissima, cosa credi? Bah, almeno deve essere stato un ottimo esercizio.
Sono andata a Tachikawa apposta per incontrarlo, in fretta e furia, e poi, al ritorno, ho pedalato fino a casa di Toshi-chan, nel quartiere di Suginami. Ho coperto, nel giro di pochissimo tempo, una distanza enorme. Nelle mie parole c'era un lieve tono di rimprovero, molto ironico, ma anche stavolta il Vermiciattolo non ha fatto una piega e mi ha posto una domanda a bruciapelo.
Senti, ma... come mai ti sforzi di parlare come un maschio? L'avevo gi notato durante la telefonata di ieri, e poi, quando oggi ci siamo incontrati, ho visto che ti vesti come un ragazzo. Perch?... Sei cos carina.
Mi ha presa totalmente alla sprovvista, non sapevo cosa rispondergli. Perch? Perch? Perch?... In fondo non lo so nemmeno io, dal momento che non me lo sono mai chiesto.  cos e basta. I miei genitori mi hanno mandata a una scuola femminile, e sin dall'inizio tutti mi dicevano che ero un maschiaccio. Perci, un po' per scherzo e un po' per caso, ho cominciato a parlare come un maschio, finch a un certo punto  diventata una cosa del tutto naturale. Anche Dahmer e Boku-chan usavano sempre il pronome maschile ore per dire io, e secondo me suonava perfetto. Quando penso, soprattutto se si tratta di qualcosa che riguarda i sentimenti, mi riferisco a me stessa con atashi, come tutte le altre ragazze. Quando parlo con i miei coetanei, invece, dico sempre ore. Credo che per, prima o poi, finir con l'usare solamente quest'ultimo, sempre, che si tratti di pensieri o di discorsi ad alta voce. La domanda del Vermiciattolo mi ha riportato di nuovo alla mente quella sera dell'estate scorsa, quella in cui il travestito mi artigli il seno, m'insult e mi picchi a sangue. Questo spiacevole ricordo ha frenato lo spirito di solidariet che cominciavo a nutrire per quel ragazzo. Dopotutto - pensavo -  anche lui un maschio, e forse odia le donne che si comportano e si vestono come gli uomini. S, forse gli piace addirittura trattarle con disprezzo. Ma allora  un mio nemico?, continuavo a riflettere fra me e me, senza dire una parola, sconsolata. Poi il Vermiciattolo  andato avanti, cambiando argomento.
Prima, al konbini, ho dato un'occhiata al giornale. C'era un articolo che parlava di me. Non mi sembrava vero: io sui giornali, ma ci pensi? Per un attimo ho temuto che si trattasse solo di un sogno, poi ho sollevato gli occhi verso il televisore sopra la cassa e ho visto la mia casa! C'era lo speaker che parlava a raffica e diceva: Quale orribile mostruosit si nasconde in quest'area residenziale alla periferia di Tokyo? Che cosa  successo a questo ragazzo di cui si sono perse le tracce? Dietro l'apparente quiete di questa zona si cela la stessa oscurit che probabilmente alberga nel suo animo?. Era stranissimo, non mi sembrava vero che stessero parlando di me.
Adesso vorresti tornare indietro nel mondo reale?.
No, sarebbe impossibile mi ha risposto il Vermiciattolo con estremo distacco. Ormai  questa la mia nuova realt.
E perch non ci hai pensato prima? Perch hai permesso che esistesse una realt come quella che hai negato?.
Cominciavo a provare una certa irritazione. La morte di mia madre e la mia omosessualit non sono cose che mi sono scelta da sola. Sono cose che mi fanno soffrire da cani, ma non le ho volute io. E adesso, per ironia della sorte, nella mia vita era piombato questo tipo che era stato capace di crearsi una sua propria realt, da solo, una realt in cui aveva ucciso la madre.
Non lo so....
Era fin troppo chiaro che il Vermiciattolo non ne voleva parlare. Proprio come quando l'ho incontrato a quattr'occhi a Tachikawa.
Senti ho insistito, cerca di riflettere e dammi una risposta.
E perch? Perch dovrei dare una risposta a qualcuno?  una cosa personale che riguarda soltanto me stesso.
Voglio sapere.
Perch?.
Perch voglio capire se al tuo posto avrei fatto la stessa cosa.
Il Vermiciattolo si  ammutolito. Nessuno si decideva a parlare, e il silenzio si  protratto per l'eternit. Ero l che fissavo la finestra, con le tende ancora aperte. Il mio viso spento, con il cellulare premuto contro l'orecchio, si rifletteva nel vetro. Quella superficie liscia era immacolata, senza il minimo graffio.
Il Vermiciattolo mi ha telefonato per la prima volta ieri, subito dopo cena, mentre io e mio padre eravamo nel pieno di una lite. Pap era andato su tutte le furie, al punto da balbettare, perch gli avevo appena detto che non avevo intenzione di sostenere gli esami di ammissione all'universit.
E cosa vorresti fare nella vita, eh?!.
Cosa vorrei fare nella vita? Non lo so ancora, non ne ho idea. Se proprio fossi costretta a rispondere, adesso, direi la cameriera al Bettina oppure, che so?, la travestita - nel senso che almeno ci proverei. Se avessi risposto a mio padre una cosa del genere, lui sarebbe crollato sulle ginocchia e avrebbe versato fiumi di lacrime. Pap  molto orgoglioso del suo lavoro al servizio dei mezzi d'informazione, ma d'altra parte  un tipo piuttosto rozzo e all'antica.
Hai forse intenzione di fare la vagabonda e di pensare solo a spassartela? ha aggiunto urlando come un ossesso. Roba da matti! Adesso credi di fare una cosa giusta, ma poi, non appena sarai pi grande, te ne pentiresti amaramente. Quando la smetterai di comportarti come una bambina viziata?!.
Non mi stavo affatto comportando come una bambina viziata. Mica scherzo quando dico che non so cosa fare. Quando cominciai a frequentare il liceo e mi resi conto, un po' alla volta, di quale fosse il mio orientamento sessuale, mi trovai di fronte a un bivio: tenere nascosta la verit e ingannare tutti, oppure fare... come si dice?, outing. Il problema  che, per quanto ci abbia pensato, non sono ancora arrivata a una decisione definitiva, il che mi impedisce di concentrarmi sulla scelta dell'universit e su qualsiasi altra cosa. In momenti come questi, sono davvero felice che mamma non sia pi tra noi. Pap continuava a fissarmi, ma io me ne stavo muta a testa bassa, e allora lui ci ha dato dentro con uno dei suoi soliti sermoni. La nonna  venuta in soggiorno con delle pesche appena sbucciate ma, vista la situazione, ha fatto dietro front e si  ritirata furtivamente nella sua stanza. Era evidente che pap si stava sforzando di scegliere le parole con attenzione, consapevole che come di consueto i nonni si erano messi a origliare.
Se non andrai all'universit, stai certa che te ne pentirai. Ho conosciuto tanti giovani che hanno fatto questa scelta errata, e perci so molto bene di cosa parlo. Quando cominciano a lavorare, si rendono conto di aver sbagliato e rimpiangono di non aver sfruttato al meglio le loro capacit. La mia attuale assistente, per esempio,  una di questi. Mi ripete spesso che non sa nemmeno lei perch non abbia provato con maggiore determinazione a entrare al dipartimento di Fotografia della facolt di Arte della Nihon Daigaku. Quel che  certo  che lo rimpianger per il resto della vita. Ha provato a sostenere l'esame di ammissione e non l'ha passato, e, invece di ritentare, si  demoralizzata e ha lasciato perdere. Lei, per, adesso sta tentando di imparare il mestiere sul campo, perch ha passione. Ma tu non hai nemmeno questo... e non hai la pi pallida idea di come funzioni il mondo l fuori. Poi, quando un giorno finalmente comincerai a capire, ti accorgerai che ormai  troppo tardi.
No, non me ne pentir, perch non  troppo tardi. Io ci vivo gi da un pezzo nel mondo l fuori,  solo che si tratta di un mondo leggermente diverso, un mondo fatto soprattutto di emozioni. Avrei voluto dire esattamente queste parole a mio padre, ma non ne ho avuto il coraggio, perch poi avrei dovuto rivelargli che sono lesbica, e non sono ancora pronta per questo. Impotente e con il cuore a pezzi, non ho potuto fare altro che fingermi imbronciata.
Comunque, visto che ti piace l'arte, dovresti almeno tentare di fare qualcosa di specifico. Una scuola, un corso... Insomma, qualsiasi cosa.
Ma ormai non  troppo tardi? ho ribattuto, tentando la via del compromesso. Il bello  che stavo usando la parola tardi per guadagnare tempo. Che nervi. Cominciavo a provare disgusto verso me stessa. Negli occhi di mio padre  apparsa di colpo una scintilla.
No, non  affatto troppo tardi! ha esclamato pap a voce alta. Intanto potresti provare a frequentare un corso di preparazione agli esami di ammissione, no? Ci penser io a trovarti un buon doposcuola.
Dalla stanza accanto si  sentito il nonno che si schiariva la gola, in segno di sollievo. Questa casa  come una prigione. Dopo la morte di mia madre, se anche pap avesse voluto andarsene da qualche altra parte, non avrebbe potuto. Per costruire questa villetta bifamiliare si  messo sulle spalle un mutuo ventennale. E seppure il nonno e la nonna esalassero l'ultimo respiro, il terreno passerebbe con ogni probabilit all'erede pi prossimo, cio a me. Se un'eventualit del genere si verificasse per davvero, potrei mettere mio padre alla porta. Questo pensiero mi ha sempre fatto stare bene, e mentre ero l a godermi per l'ennesima volta il suo effetto calmante, il cellulare ha preso a squillarmi nella tasca dei pantaloncini.
Ehi, non lo senti il cellulare? mi ha detto pap indicando la mia tasca. Sul display, sotto il numero di telefono, c'era scritto Toshi-chan.
 Toshi-chan gli ho detto. Al che lui, con un'espressione rincuorata, ha afferrato il pacchetto di sigarette. Sembrava arcicontento di apprendere che non si trattava di un ragazzo.
Pronto, che c'? ho risposto.
Scusa se ti disturbo.... Per quanto mi paresse assurdo, era la voce di un ragazzo. Mi sono avviata piano piano su per le scale, con il telefonino premuto sull'orecchio. Intanto, di sotto, i nonni erano venuti fuori dalla tana, e sentivo pap che si sforzava di spiegare loro la situazione. L'ultimo anno delle superiori corrisponde a un'et molto critica diceva. I ragazzi sono giusto a met strada, e non si capisce se siano gi adulti oppure ancora bambini.
Chi diavolo sei? ho chiesto al tipo al telefono, dopo essere entrata nella mia stanza. Perch mi stai chiamando dal cellulare di Toshi?.
Ma... tu non sei Kiyomi?.
S che sono io!.
L'intuito mi diceva che il tipo aveva trovato il telefonino di Toshi-chan da qualche parte e che si era messo a chiamare a caso i numeri delle ragazze registrati nella rubrica. Ho una voce cos cupa che, al telefono, chi non mi conosce mi scambia spesso e volentieri per un ragazzo.
Scusa, scusa... ha detto il tipo timidamente, dandomi l'impressione che volesse riattaccare.
Ehi, aspetta un momento! Guarda che sono una ragazza!... Si pu sapere dove l'hai preso quel telefonino?.
L'ho trovato... e adesso pensavo di restituirlo. Allora gli ho detto che non doveva fare altro che chiamare il numero registrato alla voce casa. Va bene, grazie. Ma se sei una ragazza, come mai dici ore e sei cos aggressiva?.
Quanti anni hai? ho ribattuto incavolata nera, schivando la domanda.
Diciassette... Sono all'ultimo anno del liceo.
E sei anche un idiota matricolato, lo sapevi? gli ho urlato, pronta a interrompere la comunicazione.
Io... oggi... ho ucciso mia madre mi ha detto lui, cos, all'improvviso. Naturalmente ho pensato a uno scherzo e ho deciso di stare al gioco.
Ah, davvero? Anch'io ho ucciso la mia, tre anni fa.
Ma questo, in fondo, non era uno scherzo, n tanto meno una bugia. Non ho ucciso mia madre con le mie mani, fisicamente, ma sento di averlo fatto dentro di me, nel mio cuore.
A mamma venne diagnosticato un cancro alle ovaie poco dopo l'inizio del mio primo anno alle medie, ad aprile.  morta dopo circa due anni e mezzo, a ottobre, nell'autunno del mio ultimo anno alle medie. Tutto il periodo in cui ho frequentato la scuola media  stato perci occupato dalla sua malattia. Il cancro ti uccide poco a poco, lentamente, e per la tua famiglia  un vero strazio. Mamma era al corrente del suo male, ma non voleva farsene una ragione. O meglio, c'erano giorni in cui sembrava essersi rassegnata al suo destino, e la vedevi calma e addirittura serena, alla stregua di un Buddha, e altri in cui invece cercava di ribellarsi come se fosse posseduta da uno spirito malvagio e imprecava contro tutto e tutti. Aveva solo trentotto anni, e i giorni del secondo tipo, quelli in cui era fuori di s, erano di gran lunga pi numerosi. Pap era quasi sempre lontano da casa - il che mi faceva sospettare che avesse una tresca chiss dove - e mamma versava in condizioni di grave instabilit emotiva, al punto che non sapevamo pi come prenderla. In certi momenti ti veniva vicino e ti abbracciava, in altri ti insultava e ti spingeva via con violenza. Eravamo in bala dei suoi repentini e imprevedibili sbalzi d'umore. Io mi arresi quasi subito, distrutta, non sapevo cosa fare. E come se non bastasse, proprio nello stesso periodo, cominciavano ad affiorare le prime avvisaglie della mia omosessualit.
Quando mi resi definitivamente conto che mamma era troppo angosciata dalla sua malattia per pensare a me e ai miei problemi, mi lasciai via via sprofondare nella solitudine. Cos, al termine di una tormentata riflessione, scelsi di abbandonare mia madre per sempre. Decisi che il momento in cui si era ammalata corrispondeva, dentro di me, alla sua morte. La persona costretta a trascorrere a letto buona parte del suo tempo era soltanto un cadavere vivente.
Quando mamma stava per morire, in ospedale, pap venne a chiamarmi fino a casa, ma io rifiutai di uscire dalla mia stanza.
Su, andiamo, tua madre vuole vederti.
No! risposi seccamente, scrollando la testa e stringendo Teddy fra le braccia.
So che hai paura, ma ti assicuro che non c' nulla da temere. Lei vuole vederti per un'ultima volta, prima di andarsene via per sempre.
Pap aveva le lacrime agli occhi, ma la mia decisione era irremovibile. Che avrei dovuto fare, andare da lei per scambiarci gli ultimi sorrisi? E poi? Sarebbe finita cos, senza conseguenze? Come mi sarei sentita, dopo, quando il suo viso avrebbe smarrito ogni traccia di espressione? Ero sconvolta: pensieri assurdi mi attraversavano la mente a ritmo vertiginoso.
La mamma ci rimarr molto male insisteva mio padre.
E allora? Tutti stiamo male, no?.
Possibile che tu non abbia nessuna piet per lei? Tua madre sta morendo, e tu sei la sua unica figlia!.
E lei  la mia unica mamma!, avrei voluto rispondergli. Nemmeno io meritavo tutto quello che stava accadendo. Ma non puntavo semplicemente a una vendetta, bens al tentativo di far comprendere a mia madre, almeno nel suo ultimo giorno di vita, l'intima natura della nostra relazione. Pap si rassegn e lasci la stanza, e dopo un po' sentii come uno schiocco contro la finestra. Mi voltai e notai una sottilissima incrinatura nel vetro, quasi che fosse stato colpito da un sassolino. Teddy tremava come una foglia, impaurito. Aprii la finestra e guardai fuori: il sole era tramontato gi da un pezzo e i lampioni davanti casa erano accesi. La strada, per, era deserta. Ed ecco che arriv la telefonata che annunciava la morte di mia madre.
Quindi, in poche parole, vuoi dire che a lanciare quel sassolino era stata tua madre, no? mi ha chiesto il tipo al telefono, dopo aver ascoltato il mio racconto.
Uhm... Sembra una storia di fantasmi pensata a tavolino, eh? E infatti  per questo che non ne ho mai parlato con nessuno. Tu sei il primo.
Come  possibile... che tu non ne abbia mai parlato con nessuno?.
Perch cos mi andava. E poi, se avessi detto la verit.... A quel punto mi sono bloccata: come diavolo mi era venuto in mente di rivelare certe cose a un semplice sconosciuto?
Se avessi detto la verit... Dai, dai, continua, voglio sapere.
In fondo lui mi aveva svelato il suo grande segreto, per cui forse era giusto che io facessi altrettanto. Sono rimasta per qualche attimo in silenzio, alla ricerca delle parole giuste.
Credo che mia madre ce l'avesse con me ho esordito. Forse mi odiava per come mi ero comportata. Quando odi qualcuno, anche se muori, il tuo spirito non si d pace e continua a vagare sulla Terra, no? E nel momento in cui mi sono resa conto che era proprio ci che stava accadendo, ho cominciato ad avere una grande paura. Non avevo paura di mia madre, del suo fantasma o di roba del genere, quanto piuttosto... come posso dire?, della tenacia del legame fra due persone. E in effetti  per questo che, quando decisi di abbandonare mia madre, mi sentivo un po' come se l'avessi uccisa.
So quello che intendi... mi ha detto il tipo, in tono solidale per me era esattamente la stessa cosa.
Senti, ma tua madre  morta veramente?.
S, te l'ho detto, no?! mi ha risposto urlando, con voce risentita.
Raccontami come  successo.
Non ora. Ti racconter tutto non appena avr fatto ordine nella mia testa. Adesso sono confuso, molto. Non so come spiegartelo, ma era come se fossi in trance. Mi ricordo molto bene, per, un particolare assai strano, o meglio una sensazione. Quando ho afferrato mia madre per i capelli, ho pensato: ehi, i suoi capelli mi sembrano come quelli di qualsiasi altra donna! Insomma, era come se mi fossi reso conto che mia madre era una donna, no? Eppure davanti ai miei occhi vedevo soltanto questa signora che strepitava e urlava frasi senza senso. Basta, chiudi quella bocca!, pensavo. E poi  stato semplicemente come spegnere l'interruttore di un apparecchio elettronico. Un brivido mi ha percorso la schiena. La voce di quel ragazzo risuonava come se venisse su dagli oscuri abissi marini. Se non l'ha uccisa - pensavo - come minimo l'avr pestata a sangue. Ah, c' il tizio del parco che sta facendo il giro di controllo ha detto all'improvviso, come a voler interrompere la conversazione.
Il parco? Dove sei?.
In un parco a Tachikawa.
Passerai l la notte?.
S. Se trover un buon nascondiglio, non ci saranno problemi. Per  pieno di zanzare....
Prima di salutarci, abbiamo stabilito d'incontrarci l'indomani pomeriggio al McDonald's della stazione di Tachikawa. A dire il vero sono stata io a insistere, ma lui si  fatto convincere facilmente. Dovevo ascoltare a tutti i costi il resto della sua storia.
Quando poi ho ricevuto la telefonata di Toshi-chan, mi sono resa conto che quel ragazzo non si era inventato nulla. Fin dal principio, mentre parlavo con lui al telefono, avevo avuto la vaga sensazione che mi stesse dicendo la verit. Se cos non fosse stato, non gli avrei mai confidato il mio segreto.
Quando l'ho incontrato di persona, oggi, ho notato prima di tutto la sua faccia triste arsa dal sole - era rossa come un peperone. Era magrissimo, e la sua figura mi ricordava un germoglio di soia. Indossava una T-shirt Nike blu un po' sporca, con macchie di erba qua e l. Quando l'ho visto, l in piedi nel McDonald's a guardarsi intorno in attesa che arrivassi, tutti a lanciargli occhiate disgustate - puzzava tremendamente di sudore -, ho pensato che avrei fatto del mio meglio per aiutarlo a scappare il pi lontano possibile, altrimenti la polizia lo avrebbe acciuffato nel giro di pochissimo tempo.
Ehi, sei proprio come mi ha detto Toshi-chan, sai? gli ho fatto. Incredibile: Toshi me lo aveva descritto alla perfezione.
Perch, cosa ti ha detto?.
Che assomigli a un vermiciattolo.
Mmh, che bel complimento ha reagito lui sorridendo. Quando sorrideva era molto affabile e carino.
Oh, puzzi di sudore da fare schifo. Dovresti cambiarti.
Ma ho un solo ricambio, e non posso sprecarlo gi adesso... E poi, con questo caldo, tanto vale tenersi addosso la stessa roba, no?.
Be', certo, il discorso fila. Mentre parlavamo, avevo l'impressione che il Vermiciattolo non mi stesse ascoltando con la dovuta attenzione. Teneva lo sguardo fisso nel vuoto, oltre la vetrata accanto all'ingresso. Il sole si avviava al tramonto, ma l'asfalto emanava ancora una nube di calore. A proposito,  vero che frequenti il liceo K?. Il Vermiciattolo ha fatto un cenno di assenso con il capo, seguitando a guardare oltre la vetrata. Quindi pensavi di entrare all'Universit di Tokyo, eh?.
S, ma forse ormai  inutile sperarci.
Altro che forse!, ho pensato tra me e me. Stanne pure certo! Se ti beccano, dopo quello che hai fatto, ti sottoporranno a una valanga di esami psichiatrici, ti trasformeranno in una specie di cavia umana e ti sbatteranno in riformatorio! Per la societ che conta, tu non esisti pi, caro il mio fessacchiotto. Mettiti l'anima in pace e dimenticati tutto: esami di ammissione, Universit di Tokyo eccetera. Eppure non potevo fare a meno di provare simpatia per questo povero stupido che non si rendeva assolutamente conto del guaio in cui si era cacciato. Allora, adesso vuoi raccontarmi come sono andate le cose? Hai fatto un po' d'ordine nella tua testa?.
Non ancora... mi ha risposto, con lo sguardo orientato sempre nella stessa direzione. Non ho per niente riflettuto sull'accaduto, per cui non credo di essere in grado di dirti niente.
Mmh, mi sa tanto che hai ragione.
Adesso devo andare! ha esclamato, raddrizzando di colpo la schiena e facendomi trasalire. Non so perch, ma ho la sensazione che mi convenga darmi una mossa.
E dove andrai?.
Non lo so... Da qualche parte. So solo che devo andare via, subito.
Va bene, allora va'. Per lascia qui la bici. Ci penser io a restituirla a Toshi-chan. Puoi prendere la mia, okay? gli ho detto indicando con il mento la bicicletta parcheggiata davanti al McDonald's. Lui sembrava un po' imbarazzato.
L'hai portata fin qui per me? mi ha chiesto. Al che ho tirato fuori dallo zainetto un cellulare nuovo di zecca e l'ho posato sul tavolino dove eravamo seduti.
Prendilo,  tuo... A patto che tu mi restituisca quello di Toshi-chan.
Il Vermiciattolo ha preso il telefonino di Toshi dalla tasca dei suoi jeans sporchi e ha inclinato il capo da un lato, in segno di stupore.
Grazie! Ma perch stai facendo tutto questo per me?.
Non lo sapevo. Speravo soltanto che il Vermiciattolo mettesse ordine nella sua testa e mi rivelasse qualcosa di molto importante.
Adesso va', presto!.
Il Vermiciattolo ha messo nello zaino il cellulare nuovo, il manuale delle istruzioni e il caricabatteria e si  alzato. Poi ha sollevato verso di me gli occhi, tristi e sottili. Siamo molto simili tu e io, ho pensato, mentre gli facevo ciao con la mano. Se ne  andato in assoluto silenzio, sbattendo goffamente contro tutti i tavolini.
Me ne sono rimasta seduta a sorseggiare il mio caff freddo, con lo sguardo puntato verso la vetrata. Ho seguito con gli occhi il Vermiciattolo, l'ho visto avvicinarsi alla mia bicicletta grigio argento, togliere il cavalletto e mettersi in sella. Poi si  rialzato e ha tirato su il sellino, che evidentemente era troppo basso. Infine si  rimesso in sella e si  voltato per un'ultima volta dalla mia parte. Non lo dimenticher mai quel suo sguardo disperato, di chi  pronto a tutto. So solo che devo andare via, subito... Finalmente ti ho capito, sai? ho mormorato con un filo di voce. Mi raccomando, non farti prendere mai. E ho succhiato con la cannuccia quel che restava del caff, fino all'ultima goccia.
1 Boku , in giapponese, un pronome di prima persona singolare prettamente maschile. Boku-chan, nel linguaggio comune, pu essere inoltre un appellativo spregiativo diretto a uomini dal carattere infantile o particolarmente inesperti in una determinata cosa. (N.d.T.)

3. Il Vermiciattolo.

Una volta, in TV, ho visto una scena raccapricciante. Un soldato giapponese veniva colpito ripetutamente alla testa con un martello. Lo stavano massacrando: oltre che con il martello, infierivano su di lui anche con un bastone acuminato e con calci a raffica. A picchiarlo era un'anziana coppia di filippini - un uomo e una donna cos scheletrici da fare orrore - che forse si stava vendicando dei soprusi commessi dall'esercito giapponese durante la guerra. Le posizioni, adesso, si erano completamente invertite. La donna continuava a darci gi pesante con il martello, accanitamente, come se quello fosse l'unico modo per liberarsi di tutto l'odio che le si era accumulato dentro. Il soldato indossava una lurida canottiera e un fundoshi. Dell'uniforme, chiss come mai, gli era rimasto solamente il berretto. Si reggeva a malapena in piedi, sotto il sole cocente, con le mani legate dietro la schiena. Ogni volta che cadeva in ginocchio, qualcuno, fuori campo, dava uno strattone alla corda con cui era legato e lo costringeva a tirarsi su.
Quello che mi sono sempre chiesto  cosa provi, in momenti come questo, la persona sotto tortura. Frequentavo ancora le elementari quando mi capit di vedere questa scena, e ricordo che trovavo davvero incredibile che il soldato apparisse cos assonnato, come se stesse per addormentarsi. Aveva questi occhi talmente inespressivi, socchiusi, proprio come se fosse l l per sprofondare nel sonno. Non si riusciva assolutamente a capire se provasse dolore. Se mi ci fossi trovato io al suo posto, mi sarei spaventato a morte e avrei strepitato con tutto il fiato che avevo nei polmoni, supplicando i due filippini di smetterla.
Questa scena mi  tornata in mente cos, all'improvviso, perch in questo momento sono tanto assonnato da non riuscire a tenere gli occhi aperti. Ho un sonno devastante, anormale. In sella alla bicicletta, mentre continuo a pedalare, ho la sensazione costante di cadere addormentato da un momento all'altro. Forse  per colpa del caldo torrido, ma  molto strano che questa sensazione non mi abbandoni nemmeno mentre procedo sull'asfalto bollente della statale, a pochi metri dai camion che mi sfrecciano accanto. Ho sonno, eppure non mi sento stanco. Tutto ci che sto facendo, da ieri,  viaggiare senza una meta su questa bicicletta da donna. Finora non ho avuto particolari problemi. Tutte le volte che passo davanti a un konbini, mi fermo ed entro a godermi l'aria condizionata. In questo modo mi riposo, mentre leggiucchio qualche manga a sbafo e bevo un po' d'acqua. Insomma, non c' ragione per cui dovrei essere cos insonnolito, no?
Forse la situazione in cui mi trovo io adesso , in un certo senso, assai simile a quella del soldato. Pu darsi che non me ne renda conto, ma  possibile che, inconsciamente, stia tentando di evadere dalla realt. Deve pur esserci una parte di me che prova orrore per quello che ho fatto.
Sono un matricida. Non avrei mai immaginato di essere capace di fare una cosa del genere, eppure l'ho fatta. Ho cominciato a rendermene conto ieri sera, quando per caso ho visto il telegiornale in un konbini e stavano parlando di me.  stato un vero shock. Avevo gi dato una scorsa a un trafiletto che mi riguardava nella colonna delle notizie di cronaca di un giornale sportivo, e in quel caso avevo pensato semplicemente qualcosa del tipo: wow, incredibile! Ma la televisione  tutt'altra cosa:  spaventosa.
Quale orribile mostruosit si nasconde in quest'area residenziale alla periferia di Tokyo? Che cosa  successo a questo ragazzo di cui si sono perse le tracce? Dietro l'apparente quiete di questa zona si cela la stessa oscurit che probabilmente alberga nel suo animo?
I commenti dell'annunciatore erano molto banali, eppure mi hanno fatto acquisire per la prima volta la consapevolezza del guaio in cui mi sono cacciato. I giornali contano poco o niente, ma quando c' di mezzo la televisione  la fine. Ci sono tutti quei bellimbusti che non fanno altro che parlare di me e del mio animo oscuro, al telegiornale e durante i talk show e i programmi di attualit. Li senti che si affannano come matti nel tentativo di analizzare la mia personalit e di dare una spiegazione razionale a quella oscurit. D'ora in poi si far certamente a gara per esprimere un'opinione sul mio stato mentale. Presentatori, opinionisti, esperti e via dicendo continueranno a sparare fandonie una dietro l'altra, tutti con questa espressione da sapientone stampata in faccia, come se fossero convinti di aver capito ogni cosa.  davvero umiliante. E quando si dilungano in quelle analisi che vanno completamente fuori bersaglio, tanto da risultare ridicole, non posso nemmeno prenderla a ridere, perch  di me che parlano.
Parleranno di me su tutti i giornali per chiss quanto tempo, proprio come  successo a Sakakibara e agli altri assassini minorenni, e gli esperti di criminalit giovanile saranno invitati a dire la loro in ogni contesto. Ci saranno articoli con la mia fotografia da bambino e con la frase che scrissi per l'annuario della scuola elementare alla fine dell'ultimo anno. I miei compagni di classe metteranno le mie foto su internet, non facendo altro che alimentare le chiacchiere sul mio conto. Quelli che non mi sopportavano ne approfitteranno per dirne di tutti i colori: Era un tipo strano e introverso, che in classe non si faceva mai notare. Era veramente indecifrabile. S, quando ti vedeva ti salutava, ma pare che avesse strane manie, come torturare i gatti del vicinato.
Quando penso che sono in fuga e che ho mezzo Giappone alle costole, ho la sensazione che il mio destino sia continuare a scappare in eterno, senza una meta. Come in L'uomo in fuga di Stephen King, tassisti e commessi dei konbini chiameranno la polizia e diranno di avere appena visto il ragazzo apparso in TV.
A proposito di Stephen King, ci tengo a dire che mi piace moltissimo. L'uomo in fuga, Carrie... La lunga marcia l'ho letto addirittura due volte. Ah, ho letto pure Battle Royale, anche se non  di King. Gran parte dei miei amici legge solo manga, ma io preferisco i romanzi. I romanzi, rispetto ai manga, sono molto pi simili alla realt.  come se ti mostrassero il mondo reale senza lo strato superficiale, un mondo che altrimenti resterebbe invisibile. Insomma, i romanzi penetrano nel profondo. Questo fa di me lo svitato della classe, perch i miei compagni vedono soltanto lo strato superficiale, n pi n meno dei loro genitori. Credono che vivere in questo modo sia pi facile, e che il loro approccio alla vita sia il migliore. Che branco d'idioti.
Ho sonno, ho sonno. Se non faccio qualcosa, rischio di addormentarmi. Con la mente annebbiata, cerco di concentrarmi sul paesaggio lungo la statale, cos monotono: una sala da pachinko, un karaoke, un rivenditore di automobili usate, un ristorantino di ramen, un family restaurant... Tutti con le finestre serrate e i condizionatori a mille. Il tetto di lamiera di un garage riflette la luce accecante del sole; lass dev'essere bollente come una padella sul fuoco.
Ormai ho la sensazione che nulla di tutto questo faccia pi parte del mio mondo. L'ambiente circostante sta subendo una metamorfosi, o forse dovrei dire che sono io ad averla subita. Se adesso mettessi piede in un karaoke o in una sala da pachinko, so gi che non mi sentirei come prima. Non mi sentir mai pi come una volta.  chiaro quello che intendo, no? Certo che se qualcuno, fino a poco fa, mi avesse predetto quello che mi sta accadendo adesso, non gli avrei mai creduto e avrei risposto con una frase del tipo: Ma di cosa diavolo parli, ti sei bevuto il cervello?. Ora, per, c' questo grande divario fra il mio mondo e quello degli altri, e non posso farci pi niente. Sono solo, ormai.
Anche le persone fanno parte del paesaggio circostante: il camionista che guida e chiacchiera via radio con i suoi colleghi, il tipo di mezza et che si sforza di soffocare uno sbadiglio mentre  al volante di un furgone bianco per le consegne, la signora con il figlio piccolo seduto nel posto davanti accanto a lei, lo scolaretto delle elementari che attraversa la strada...  come se tutte queste persone, uomini e donne, non appartenessero pi al mio mondo. Nel loro mondo, il tempo continua a fluire sempre uguale, oggi come ieri, domani come oggi, il futuro come domani.
Mi sento come se stessi attraversando in solitaria il deserto di un pianeta lontano, come Marte. Tutto  cambiato rispetto ad appena due giorni fa. Ogni cosa, adesso, si divide tra il prima e il dopo, e la linea di confine  costituita dal giorno in cui ho ucciso mia madre. La mia azione ha prodotto una svolta, una svolta epocale nel mio mondo. E adesso, finalmente, sono in grado di comprendere l'orrore che provava quel soldato giapponese. Le persone che vivono una svolta di questo tipo non possono evitare di avere paura. E si tratta di una paura cui si accompagna un sonno insopportabile.
Mentre questi pensieri si fanno strada adagio nella mia mente, allo stesso ritmo delle mie pedalate, mi sento via via pi assonnato. Mi chiedo se non sia meglio fermarsi e schiacciare un pisolino. Lascio vagare lo sguardo alla ricerca di un posto dove dormire, ma non ne scorgo nessuno.  un susseguirsi di case e negozi dall'aspetto assai misero, e non c' traccia di ci che sto cercando: un piccolo prato o anche solo una panchina. Ho sonno, ho sonno, aiutatemi! Vorrei infilarmi nel mio letto e dormire fin quando mi pare.
A casa, la mia stanza occupa l'angolo sudest del primo piano.  una stanza di otto tatami con il pavimento in finto parquet e un letto della France Bed a due piazze. E poi ho l'aria condizionata e il mio televisore personale, ovviamente. Si tratta della camera pi bella di tutta la casa, ed  anche la pi grande. Comunque non l'ho scelta io di mia iniziativa, sia chiaro. Ci siamo trasferiti in quella casa due anni fa, quando si verific un grave problema di cui parler pi avanti. Fu mamma ad annunciarmi il trasloco, dicendomi che lasciavamo l'appartamento nel condominio per andare ad abitare in una graziosa villetta a due piani.
Il giorno stesso del trasloco, mamma disse: Allora, daremo a Ryo la stanza del piano di sopra con la migliore esposizione al sole. Si pronunciava spesso in mio favore, perch ero il suo prezioso figlioletto da tenere sotto una campana di vetro.
Mio padre, rinunciando a qualsiasi obiezione, si accontent della camera in stile giapponese del primo piano e ne fece il suo studio... Uno studio? Ah, ah, ah, non farmi ridere! Ma se non hai altro che quei volumi di opere complete cos vecchi e polverosi... Quelli non sono libri, ma soprammobili! E che mi dici di quella schifosa collezione di dischi dei tempi dell'universit che non ascolti mai? Svegliati, vecchio mio! Non hai mai sentito parlare di CD, MD e DVD? E non venirmi a seccare con la solita storia che l'analogico  tutta un'altra cosa, okay? Tu non sai niente, eppure non fai altro che vantarti, buffone! Dove le hai lette tutte queste sciocchezze, eh, in qualche stupida rivista? O forse te le ha insegnate qualche intrattenitrice dei bar pidocchiosi che frequenti?  finita l'epoca in cui le donne correvano dietro a voi medici, fattene una ragione! Ah, a proposito, hai comprato quel mostro di computer e poi non lo usi mai. Lo hai fatto solo per darti le solite arie! Ma lo sai che, quando non ci sei, m'intrufolo di nascosto nel tuo studio e mi metto a navigare a sbafo sui siti porno di mezzo mondo? Ma tu non te lo immagini nemmeno, e perci non puoi farci niente, ah, ah, ah... Falla finita di darti tutte quelle arie, vecchio rimbambito! Perch non riesci a capire che ti considero un totale buono a nulla, eh?! Ti credi di essere chiss chi solo perch sei un medico, e fai finta di non sapere che lavori in uno schifoso ospedale da quattro soldi. Sei come un comune impiegato, anzi forse anche peggio. Dici che non  cos? E allora perch non me lo dimostri, eh? Diventa il primario di un grande policlinico e mandami a Harvard... Nemmeno in sogno ci riusciresti!
Mamma non aveva una stanza tutta per s. C'era il salotto in stile giapponese, ma non era la stessa cosa, perch quello era uno spazio comune, cos come lo definiva lei stessa. Spazio comune... Ah, ah, ah! A chiamarlo cos mi dava l'idea di avere un parco o dei bagni pubblici dentro casa. Non ho bisogno di una camera tutta per me diceva, tanto ho gi la stanzetta dove stiro, cucio e svolgo le altre faccende di casa. Ma era idiota o cosa? Perch insisteva a non volere uno spazio tutto suo? Ognuno aveva diritto alla sua stanza, ma lei ripeteva che quella misera stanzetta era di fondamentale utilit. Utilit... Roba da matti! Mammina cara, non  che forse confondi questa parola con identit? Ah, ah, ah! Cooosa? Dici che devo controllare sul dizionario? Nemmeno per idea! Io voglio usare soltanto quello elettronico, mettitelo bene in testa! E deve essere quello che ha dentro l'ultimissima edizione del Kojien e un'enciclopedia intera. Nel caso non l'avessi capito, ti sto dicendo di correre a comprarmene uno,  chiaro?!
Mi bastava fare una scenata del genere per farle eseguire a puntino i miei ordini. Non ne potevo pi di averla sempre fra i piedi, cos accondiscendente e remissiva. Visto che sei disposta a darmi tutto, perch non mi dai anche la tua vita?, mi veniva da pensare sempre pi spesso. Non sono stato io a chiederti di essere tuo figlio, perci adesso voglio la tua vita! Chiss se aveva idea di quanto la detestassi. Il pensiero di trascorrere il resto dei miei giorni accanto a quella vecchiaccia mi mandava in crisi, come se fossi gi morto. Riuscite a capire di cosa sto parlando, vero? Depressione, buio totale, che pi buio non si pu.
Mi sento molto meglio ora che mia madre non appartiene pi a questo mondo, anche se sono stato io stesso a toglierla di mezzo. Ancora adesso, quando mi capita di pensare a lei, provo una rabbia incontenibile che mi toglie il sonno. Ehi, non ci avevo pensato, dopotutto mi basta pensare a lei per non rischiare di addormentarmi, no?
Mia madre era un'idiota matricolata. Non ricordo di preciso in quale circostanza giunsi a una tale conclusione, ma fu probabilmente nell'anno successivo a quello in cui cominciai a frequentare il doposcuola, verso il quinto anno delle elementari. Non faceva passare un giorno senza appiopparmi una delle sue stupide prediche.
Diceva che i migliori non erano semplicemente quelli dotati di una grande intelligenza, bens quelli che univano all'intelligenza il massimo impegno. Non solo intelligente, ma anche diligente...  come una formula, no? E allora divertiamoci a sostituire il primo termine della formula con altre parole, okay? Non solo elegante, ma anche diligente. Non solo atletico, ma anche diligente. Non solo di buona famiglia, ma anche diligente. Non solo pieno di soldi, ma anche diligente. Non solo fortunato, ma anche diligente... Insomma, era chiaro che, per essere uno dei migliori, dovevi assolutamente possedere la prima qualit enunciata nella formula. Il che sollevava una questione a dir poco fondamentale: mamma l'aveva capito che il fatto di essere diligente non era altro che un semplice accessorio?
Quando ero in quinta elementare, cominciai a dubitare seriamente che mia madre fosse in grado di superare anche uno solo degli ostacoli posti sulla via che conduce all'olimpo dei migliori. Non era particolarmente intelligente, n tanto meno carina. Non aveva nemmeno un briciolo di stile. Sulle sue capacit atletiche, poi,  meglio stendere un velo pietoso. D'altra parte, poi, non  che si impegnasse pi di tanto, anzi, tutt'altro. E allora come si permetteva di sottopormi alle sue inutili lezioncine quotidiane? Poi, un bel giorno, mi resi conto che mamma era straconvinta di fare parte del circolo dei migliori. Era pi che sicura di essere intelligente, bella e di buona famiglia. E inoltre si vantava di essere sposata con un medico, di avere un figlio in gamba e di impegnarsi pi di ogni altra persona al mondo. All'epoca ero soltanto un bambino, eppure quella intuizione mi fece restare di stucco. Ma questa qui  proprio matta, pensavo.
Mio caro Ryo mi ripeteva fino alla nausea, per fortuna sei un ragazzo molto intelligente, perci devi impegnarti tanto, pi che puoi. Non dimenticarlo mai, capito?.
Non so quante volte ho sentito queste stesse parole. Poi, poco a poco, cominciai ad accorgermi che, a parte tutto, contenevano un grave errore di base: io non ero cos intelligente come voleva farmi credere mia madre. La riprova la ebbi all'inizio delle medie, dopo essere stato ammesso a K, che  considerata una delle scuole private pi selettive di Tokyo. Al primo esame interno, infatti, finii oltre duecentesimo in graduatoria su circa duecentocinquanta studenti. Che strano, pensai all'inizio. Poi, al test successivo e a quello dopo ancora, il risultato non cambi. E anche in seguito, durante i tre anni delle medie e i tre del liceo - be', escluso il secondo semestre, che forse non frequenter mai - la musica era sempre la stessa.
Mamma and nel panico pi totale; pure io, a dire il vero, ma lei mi precedette. E non  difficile immaginarne il perch, no? I miei voti a scuola avevano demolito quella stupida formula che lei aveva cercato di ficcarmi a tutti i costi nel cervello. Io mi impegnavo al massimo, ma i risultati non erano certo dei migliori. La verit, dunque, poteva essere una sola: la teoria di mia madre era completamente sballata, perch partiva dal presupposto errato che io fossi un ragazzo molto intelligente. Il bello  che era riuscita a illudere anche me, facendomi credere, fin dalle elementari, di essere una specie di bambino prodigio. Se quella deficiente si fosse resa conto di non valere granch, avrebbe capito con maggiore anticipo che nemmeno io ero una cima.
Mia madre cominci a biasimarmi perch non ero il genio che lei aveva sempre sognato. Non che me lo abbia mai rinfacciato, ma era chiaro dal modo in cui a volte mi guardava e da certe cose che mi chiedeva. Una volta, per esempio, si mise a fissarmi da dietro le sue lenti spesse, con quegli occhietti piccoli piccoli, come se guardasse un ragazzino sconosciuto e lo stesse valutando. Finch, a un certo punto, mi domand: Ryo... tu hai successo con le ragazze?. Ma allora sei proprio scema?, avrei voluto risponderle. Non mi faceva certo piacere ma, da quando avevo messo piede a K, che  una scuola maschile, non avevo mai scambiato nemmeno mezza parola con una ragazza. Non ho mai ricevuto una telefonata, n tanto meno uno straccio di lettera. Dopotutto ero soltanto il cocco di mamma e pap, il figlio di un padre antidiluviano e di una madre scellerata. Era stata proprio lei, quella pazza, a sbattermi in una scuola maschile. E poi veniva a chiedermi se avevo successo con le ragazze... Assurdo!
In effetti mi aveva posto quella domanda perch si rendeva conto che il suo metodo educativo era un completo fallimento. Aveva finalmente capito che non ero n molto intelligente n tanto meno bello, e forse aveva persino intuito che non avrei vissuto una vita felice... Imbecille, perch non riflettevi sulla tua vita schifosa, prima di pensare alla mia?
Rimuginare su mia madre mi ha fatto venire i nervi a fior di pelle. Ora il sonno mi  completamente passato. Alla mia sinistra vedo un konbini, ne approfitter per fare una sosta. I konbini sono per me come una stazione ferroviaria. Se non esistessero, non potrei sopravvivere. Scendo dalla bicicletta tutto contento ed entro spingendo la porta.
Dopo l'inferno di fuoco dell'esterno, l'aria fredda del condizionatore mi riporta in vita. Questo konbini avr aperto da poco:  nuovo, lindo e spazioso. Alla cassa c' una donna di mezza et con indosso un grembiule e una visiera che non le si addicono per niente. Tiene lo sguardo fisso sui giovani clienti in piedi davanti all'espositore dei giornali, che leggiucchiano come al solito tutte le riviste e i manga che vogliono. Un signore sulla cinquantina, probabilmente il gestore del negozio, se ne sta piegato in prossimit del banco frigo e si d da fare per mettere in ordine i bento. Entrambi non sembrano troppo avvezzi a questo tipo di lavoro. Un veterano dei konbini non mostrerebbe mai il grugno alle persone che leggono a scrocco.
L'ingresso, in un konbini,  la zona pi fresca in assoluto, perch  l che il condizionatore spara aria fredda e secca a volont, in modo da tenere alla larga il caldo dell'esterno. Me ne sto per un po' vicino alla porta, per godermi appieno la tempesta gelata e rinfrescarmi il corpo in ebollizione. L'aria fredda mi cristallizza il sudore. Ho come la sensazione di essere ricoperto da un velo di sale brillante. Con indosso questo sottile mantello di sale, mi sento migliore di qualsiasi altra persona. Dopotutto sono un matricida in fuga! Solo una ridottissima percentuale dell'umanit sarebbe capace di fare quello che ho fatto io. Tutto mi deve essere permesso.
Afferro una bottiglia d'acqua da un litro e mezzo dal banco frigo e la porto alla cassa. Pago, svito il tappo e comincio a bere a grandi sorsi. Ero assetato, non ho potuto evitare di farlo. Ne tracanno oltre la met, prima di rimettere il tappo al suo posto. Poi mi volto in direzione della donna alla cassa, che continua a fissarmi con uno sguardo turbato e si copre il naso e la bocca con una mano.
Mi scusi le chiedo, posso usare il bagno?.
La donna si gira verso il tipo sulla cinquantina, che accorre lasciando perdere i bento.
Mi dispiace mi fa, ma qui il bagno non c'.
E allora quello cos'? gli chiedo indicando la porta accanto al banco frigo - nei konbini il bagno non manca mai, e il pi delle volte si trova proprio vicino al banco frigo.
Quello  il magazzino.
Anche l'uomo si tocca nervosamente il naso mentre parla con me. In media, in due konbini su tre si rifiutano di farmi andare alla toilette, per cui non sono particolarmente infuriato. Questo, per,  gi il quinto di fila in cui mi vedo opporre un netto rifiuto, e allora comincio a pensare che di questo passo la media rischier di subire un tracollo.
Senta mi fa il tipo, che evidentemente ha fretta di tornare alla sua occupazione, potrei chiederle di bere la sua acqua fuori di qui? Lei reca disturbo agli altri clienti. E la prego di andare alla toilette da qualche altra parte, va bene? Grazie, eh.
Sto recando disturbo agli altri clienti? Ma cosa diavolo dice questo imbecille? Si riferiva forse al mio mantello di sale? Provo ad annusarmi la maglietta: s, in effetti puzza un po' di sudore.  un tanfo strano, piuttosto acre. Dopotutto sono due giorni interi che manco da casa e che non faccio il bagno, n tanto meno mi sono preoccupato di lavarmi la maglietta. Bastano appena due giorni senza lavarsi per ridursi cos? Sono stato in piscina, ma evidentemente non  la stessa cosa. Il sole rovente mi ha trasformato in un derelitto puzzolente che gli altri vogliono a tutti i costi evitare. Se fossi rimasto a casa - s, in quella casa che non sopportavo pi - adesso non puzzerei certo cos. Questo pensiero mi lascia perplesso, ma  molto nebuloso, e non riesco ad afferrarlo appieno. Al parco, le mani e la faccia me le sono sciacquate, ma i jeans e la maglietta non potevo mica lavarli.
Mi stai forse cacciando via? chiedo al tipo, grattandomi la testa.
No, no,  solo che all'interno del negozio non si pu bere e non  possibile usare la toilette.
L'imbecille sta cercando di usare la scusa del bagno per mettermi alla porta...Vaffanculo! Lo ignoro e, bottiglia alla mano, mi dirigo verso l'espositore dei giornali. L accanto c' un grassone che, vedendomi arrivare, mi lancia un'occhiata bieca e rimette al suo posto la rivista porno che si stava godendo. Due studentesse del liceo fanno una smorfia di disgusto e mi lasciano passare. Afferro una copia di Shonen Jump e la sfoglio con la massima nonchalance. Il grassone, intanto, va via e io ne approfitto per agguantare la rivista che aveva posato.  piena di fotografie di splendide ragazze con le cosce spalancate. Ah, cosa darei per avere questa rivista... Ma non posso sprecare i pochi soldi che ho a disposizione, perci non mi resta altro da fare che memorizzare al meglio le immagini che vedo. Cacchio, quanto puzza questo! biascica sottovoce una delle due liceali, dall'altra parte dello scaffale centrale. In momenti come questo mi verrebbe da gridare: Ehi, come osi? Sono uno studente di K!. Che stupido che sono, eh? Sarebbe tutta un'altra storia se fossi uno dei migliori del liceo K. Loro non hanno nessun bisogno di vantarsi, perch sanno gi di essere intelligenti e di valere pi degli altri.
In ultima analisi, l'unico modo per far fruttare il metodo educativo di mia madre  mettersi a fare il gradasso in pubblico. Nessuno, al di l dei cancelli di scuola, sa che sono una delle schiappe della classe e che persino i prof mi prendono in giro. Merda, come ho fatto a resistere tanto a lungo? Quasi sei anni, tra medie e superiori, zitto e muto a sopportare tutto questo schifo. Forza, devi tenere duro solo un altro po' mi ripeteva mia madre quotidianamente, gli esami di ammissione sono dietro l'angolo. Tenere duro per cosa? Mia madre non riusciva proprio a capirmi, e io avevo perso la pazienza ormai gi da un pezzo.
Ho notato qualcosa con la coda dell'occhio e mi sono voltato. Il gestore del konbini  l in piedi tutto titubante, incerto se dirmi o meno qualcosa. Meglio lasciar perdere e andare via. Sono un uomo in fuga e non posso permettermi passi falsi. Appena metto piede fuori, mi squilla il cellulare:  Yuzan, la ragazza che mi ha aiutato a scappare.
Pronto?, sono io.
Non dovrei dirlo, ma parlare con lei  come parlare con un ragazzo. Non mi fa nessun effetto. Una ragazza dovrebbe avere una voce molto pi dolce e acuta, no? Perch dico questo? Be', perch le ragazze sono una forma di vita diversa. Perci, quando parlo con questa Yuzan, mi vengono i nervi e vorrei proprio dirglielo in faccia. Ma poi desisto, perch penso che non farei altro che comportarmi come mia madre, che pretendeva che tutto andasse come voleva lei. Purtroppo nelle mie vene scorre il suo stesso sangue. Percepisco un sorriso amaro affiorarmi sulle labbra.
Aspetta un attimo dico a Yuzan. Lascio vagare lo sguardo alla ricerca di un posto all'ombra, ma non se ne vede traccia. Qui ci sono solo il boato assordante dei tir e un sole accecante. Mi sento sopraffare dal riverbero dell'asfalto rovente, che mi avvolge. Il mio mantello di sale si scioglie e mi scivola sulla pelle, piano piano, viscido e appiccicoso. Finalmente noto un camion fermo in un parcheggio e vado a rannicchiarmi nella sua ombra. Che vuoi?.
Niente, volevo sapere come stai.
Uhm, me la cavo. Stanotte ho dormito nel parcheggio di un konbini. Quando dormi all'aperto devi fare i conti con le zanzare. Ce ne sono a migliaia. Poi ho mangiato un paio di onigiri e mi sono messo subito in marcia, da stamattina.
Adesso dove sei?.
Non lo so, in una zona di provincia sperduta... rispondo guardandomi intorno - deve essere da qualche parte all'estremit della prefettura di Saitama. Verso Kumagaya, forse.
Far un caldo bestia da quelle parti, eh? Oh, sei sicuro che va tutto bene?.
Yuzan parla a raffica. Io, invece, ho difficolt ad articolare le parole; questo caldo mi sta mettendo il cervello sottosopra.
S, tutto okay... Ma la polizia che fa?.
Toshi-chan mi ha detto che gli agenti si fanno vivi ogni giorno. Ma  logico, no? Ah, poco fa ho visto tuo padre. Sai, stamattina ci sono stati i funerali di tua madre... Era veramente sconvolto, piangeva a dirotto.
Secondo me era tutta scena. A ogni modo, ho come la sensazione che quello che Yuzan mi sta dicendo non mi riguardi. Qui, sotto questo sole ardente, l'assassinio di mia madre e l'idea di uccidere prima o poi anche mio padre mi sembrano cos irreali, come se si trattasse di una leggenda di qualche terra lontana. Quei due sono veramente i miei genitori? Poco fa, mentre pedalavo e riflettevo sulla questione del prima e del dopo, rimuginavo sul mio odio nei confronti di mia madre e avevo la sensazione che quel dopo si trovasse molto oltre, anzi addirittura in un mondo del tutto differente. Si pu sapere cosa mi sta succedendo? Forse, quando questo mantello di sale che indosso si sar fatto pi spesso, non sar pi un essere umano? Per la prima volta da quando ho lasciato casa, mi sento assalire da un'ansia indescrivibile.
Cosa ne sar di me?.
E chi lo sa? Ma non puoi essere certo tu a cambiare le cose mi risponde Yuzan cinicamente. Questa  la parte che pi detesto di lei. Non la conosco bene e non so di preciso cosa le sia successo, ma ogni volta che tento di fare discorsi pi profondi, lei reagisce con freddezza e fa di tutto per cambiare argomento. E invece di me vuole sapere ogni cosa, fino al minimo dettaglio. Non riesco a capirla,  sempre cos misteriosa, e io le persone misteriose non le sopporto.
Qualcuno della mia scuola ci  venuto al funerale?.
E io che ne so? Comunque di studenti del liceo non mi pare ce ne fossero.
Per quei bastardi non sono altro che spazzatura invisibile....
Mmh, fico essere spazzatura invisibile, no? mi fa lei, dopo una risatina sommessa.
Le sue parole mi tirano su, come se mi avessero tratto in salvo. E secondo te  fico anche scappare? le chiedo.
Uhm... per mi chiedo cosa farai d'ora in poi.
La sua voce, adesso,  colma di curiosit e simpatia nei miei confronti. Mi sembra quasi di essere la sua controfigura in una grande avventura.  come se mi chiedesse di andare avanti anche per lei.
Continuer a scappare.
Dove?.
Non ne ho idea.
 vero, non ne ho la pi pallida idea. Yuzan trae un sospiro molto profondo, come fanno i bambini.
Vorrei proprio andarmene da qualche parte insieme a te.
Ma io non vado da nessuna parte.
Stavolta toccava a me essere brusco.  vero, Yuzan mi  stata di grande aiuto, ma non mi sento in dovere di essere gentile a tutti i costi, perch non sembra una ragazza. E poi  un tipo talmente complicato e indecifrabile. Ce l'ha con se stessa perch crede di essere stata la causa della malattia e della morte di sua madre. Ogni volta che parlo con lei al telefono penso sempre che siamo assai diversi. Io sono molto pi cinico e controllato.
Gi,  vero... A proposito, posso dare il tuo numero alle mie amiche? Muoiono dalla voglia di sentirti.
S, non c' problema.
Perch vogliono telefonarmi? Bah, chi se ne frega, l'idea non mi dispiace affatto. Quando ho rubato la bici e il cellulare di quella Toshi, la cosa pi divertente  stata chiamare tutte le ragazze registrate nella rubrica e parlare con loro del pi e del meno. Mi piacerebbe molto incontrarne soprattutto una: Kirarin.
Hai gusti normali tu, eh? Dopotutto sei un maschio sentenzia Yuzan, ridacchiando come se mi avesse letto nel pensiero. Le mie amiche ti chiameranno molto presto, stanne certo.
Cazzo, cazzo! Se per caso a questa viene in mente di spifferare tutto alla polizia, sono fritto. Non ho aggiunto una sola parola e ho interrotto la comunicazione. Bevo un altro sorso d'acqua. Ho fame, ma non me la sento di mettere di nuovo piede in quel konbini. Mi distendo sull'asfalto, accanto a una delle ruote del camion. Ah, cosa darei per una bella porzione di yakiniku.
Ehi, togliti di mezzo!.
La voce proviene dall'alto. Apro gli occhi e vedo un tipo sulla trentina che mi sovrasta. Ha i capelli tinti di biondo e gli occhiali da sole, e indossa una canottiera e dei pantaloncini corti.  una montagna di muscoli, deve essere senz'altro l'autista del camion.
Scusa... gli dico mentre mi alzo.
Oh, puzzi da far vomitare mi fa lui, storcendo la faccia.
Scusa, scusa ripeto, anche se mi si torcono le budella a dover chiedere scusa a un tizio che nemmeno conosco. Lo lascio perdere e mi dirigo verso le biciclette parcheggiate davanti al konbini. Una vecchia bicicletta nera da donna attira la mia attenzione. Non ha il lucchetto. Mi metto adagio in sella, cercando di mostrarmi disinvolto. La bici grigio argento di Yuzan  nuova e anche molto carina, ma d troppo nell'occhio. E in pi, l'idea di liberarmi della bicicletta di quella rompiscatole mi mette di buon umore. Questa bicicletta nera  molto pesante. Sono nuovamente in marcia sulla statale e pedalare mi costa non poca fatica. Devo ricominciare subito a pensare al giorno che ha costituito la svolta della mia vita, altrimenti mi verr di nuovo sonno. Uh, mi sta squillando il cellulare. Meglio fermarsi. Prima di rispondere, nascondo la bici dietro un cespuglio, al riparo da eventuali sguardi indiscreti, e mi ci accovaccio a fianco.
Sono io, Toshi, la tua vicina.
Yuzan deve averle dato il mio numero - caspita, non ha perso tempo.
Ah, ciao... Yuzan mi ha detto che stamattina si sono svolti i funerali di mia madre.
S, proprio cos mi risponde Toshi, con voce leggermente abbacchiata. Adesso ti sto chiamando dal doposcuola. Tuo padre e i tuoi parenti erano tutti in lacrime. Anche i miei genitori hanno pianto, e non ti nascondo che io stessa non sono riuscita a trattenermi. Senti, capisco che tu voglia fuggire, ma cerca di non mettere nei guai Yuzan, d'accordo? Potrebbe essere accusata di favoreggiamento.
Ma chi si crede di essere questa? Sembra mia mamma. Mi sta facendo venire un nervoso pazzesco. A proposito, non l'ho ancora detto, ma in fondo  anche grazie a lei che ho ucciso mia madre. E infatti quando, subito dopo averlo fatto, l'ho incrociata per strada, ho provato una gioia immensa.
Ehi,  grazie a te se sono riuscito a liberarmi di mia madre!, avrei voluto confessarle, con un bel sorriso sulle labbra. E invece sono riuscito a dirle soltanto: Che caldo oggi, eh?. Roba da prendersi a schiaffi.
Scusa, ma qui fa un caldo boia. Ti dispiace richiamarmi pi tardi?.
Ehi, non sto mica ai tuoi comodi. Non ci posso credere, dopo che mi sono presa la briga di telefonarti... Ciao, ciao, eh.
Ha riagganciato di colpo, molto probabilmente offesa. Per un attimo, al pensiero che potesse raccontare tutto alla polizia, mi  venuta la tremarella, ma in fondo a quest'ora tutti saranno al corrente di come ho conciato mia madre, perci chi se ne frega. Mi siedo in mezzo a questa sterpaglia, con le braccia intorno alle ginocchia.  molto strano che ragazze come Toshi e Yuzan, un po' strambe, siano tanto interessate a me. Mi considerano forse il loro eroe? Il solo pensiero basta a tirarmi su il morale.
Sono un matricida. So bene che si tratta di una cosa terribile, eppure non mi pare di aver commesso chiss quale atrocit, nel senso che mi sembra quasi di non essere stato io a macchiarmi di quel delitto. Mi sento... strano, ecco. E pi vado avanti, pi mi sento strano. Mi metto disteso sull'erba e osservo il cielo azzurro sopra di me. Cosa star facendo Toshi al doposcuola? Non appena provo a immaginarmela, mi viene un'erezione.
Dal balcone di camera mia, che  orientato verso est, si vedeva una parte della stanza di Toshi. La scrivania stava proprio accanto alla finestra e, con un po' di fortuna, riuscivo a scorgere Toshi mentre studiava, attraverso uno spiraglio nella tenda di pizzo bianco. Ogni volta che questo accadeva, spegnevo le luci e restavo l a spiarla. Osservavo il suo viso di profilo, cos serio, rischiarato dalla luce della lampada. A volte, quando forse leggeva i manga, rideva a crepapelle oppure aggrottava le sopracciglia. Ehi, tu non sei mica cos intelligente, mi veniva spesso da pensare. Chi te lo fa fare di studiare? A quale scopo ti impegni tanto? Sei una ragazza, no?, e questo dovrebbe bastarti. Tu puoi cavartela lo stesso nella vita, perch sei donna. A chi pu fregare se vai bene o no a scuola? I miei sentimenti verso le ragazze sono stati a lungo caratterizzati da una certa avversione. S, avversione, perch il pi delle volte loro hanno vita facile e non sono obbligate alla competizione. Insomma, se sei una ragazza, non devi fare granch per vedere i ragazzi cadere ai tuoi piedi come pere cotte, o sbaglio?
Sin da quando mi sono reso conto di non essere un genio, ho sempre pensato, con invidia, che le ragazze fossero pi intelligenti di me. Pensare a Toshi, in particolare, faceva crescere a dismisura questo mio complesso di inferiorit, perch lei  abbastanza carina ed  sicuramente pi felice di me. Non saprei spiegarne il motivo, ma  da quando la conosco che, poco a poco, ho cominciato a fare questi pensieri e a sentirmi in soggezione. Tutte le volte che c'incrociavamo dalle parti della stazione, lei mi salutava con un cenno del capo, ma io, chiss per quale motivo, non ero mai capace di ricambiare. So benissimo che non  una cosa tanto grave, eppure mi faceva sentire inferiore. Un ragazzo pi intelligente, per quanto timido, avrebbe trovato senz'altro il modo di avvicinarla e parlare con lei. Purtroppo, ogni volta che riuscivo a farmi coraggio e pensavo di dirle qualcosa, lei mi lanciava un'occhiata scostante e affrettava il passo.
Da casa sua sentivo spesso provenire delle risate, come se fossero sempre tutti allegri e si divertissero un mondo. E allora pensavo che le famiglie in cui ci sono delle ragazze sono le pi felici. Il che non faceva altro che aggravare il mio complesso di inferiorit. S, sono uno studente di K, ma questo non significa pressoch nulla per gli altri. Soltanto quella stupida di mia madre pensava si trattasse di qualcosa di straordinario. Per farla breve, ero schiacciato tra l'opinione della gente e quella di mia madre, e avevo in un certo senso il dovere di cavarmela pur restando costantemente in bilico.
Poco dopo il trasloco nella nuova casa, mi accorsi che dal balcone dello studio di mio padre si vedeva la stanza da bagno della casa di Toshi. Se lasciavano la finestra socchiusa, si riusciva addirittura a scorgere la vasca. La prima volta che me ne resi conto, nella vasca c'era purtroppo il padre di Toshi. La madre era molto pi cauta e non dimenticava mai di chiudere per bene la finestra. Quanto a Toshi, che in fondo  un po' tonta, a volte faceva il bagno senza chiuderla, soprattutto se prima c'era stato il padre.
Una volta scoperte tutte queste cose, non facevo altro che attendere il momento in cui avrei visto Toshi mentre studiava nella sua stanza e l'ora in cui di solito andava a fare il bagno. Quando la vedevo alzarsi dalla scrivania e dirigersi verso la stanza da bagno, correvo ad appostarmi al balcone, in attesa. Certo, le possibilit di successo, ovvero di spiare Toshi nella vasca, erano suppergi una su venti, ovvero circa il cinque per cento, a parte il fatto che doveva essere estate, altrimenti il padre non avrebbe mica lasciato la finestra aperta. E poi, anche se tutto filava per il verso giusto, era necessario che mio padre non si trovasse nel suo studio.
Quel magico giorno  andato tutto talmente bene da farmi pensare che si trattasse di un dono del cielo. Toshi spegne la lampada, esce dalla camera e si avvia in direzione della stanza da bagno. Al che corro nello studio di mio padre, mi sporgo con il busto oltre la ringhiera del balcone e volgo lo sguardo verso la stanza da bagno: veniva fuori del vapore bianco, segno inequivocabile che la finestra era aperta e che il padre di Toshi si era appena lavato. Bingo! Su di giri come non mai, mi precipito gi per le scale e mi fermo a met strada, per controllare che aria tirava di sotto. Pap era gi rincasato, ma non da molto, perch lo sentivo mentre ingurgitava la cena. Risalgo su piano piano, rimetto furtivamente piede nel suo studio ed esco con altrettanta prudenza sul balcone. In quell'istante mi giunge all'orecchio la voce di Toshi che si lamenta di qualcosa, forse del disordine che il padre ha lasciato in giro. Sento il rumore dell'acqua che scorre. Il momento tanto atteso sta finalmente per arrivare! Non sto pi nella pelle. Calcolando i movimenti di mio padre al piano di sotto mi accovaccio in un angolino e, l'attimo dopo, vedo Toshi immergersi completamente nuda nella vasca. S, s, vai! Poi, nemmeno il tempo di stringere il pugno e piegare il braccio in segno di vittoria, mi sento afferrare di colpo per i capelli.
Che ci fai tu qua fuori?!.
 mia madre. Subito dopo aver mugugnato quelle parole a denti stretti, mi costringe ad alzarmi e mi trascina dentro per i capelli, con entrambe le mani, cercando di non fare rumore. Dopodich mi riporta difilato nella mia stanza.
Io... non ho fatto niente.
E lo chiami niente spiare i vicini? Vergognati! Sei un lurido schifoso, ecco cosa sei!.
Mia madre si era gi struccata e indossava il pigiama - il suo pigiama celestino comprato ai grandi magazzini Daimaru Peacock. Senza la minima traccia delle sue sopracciglia disegnate a matita, aveva un aspetto trasandato e raccapricciante, e in pi le si vedeva anche la pancia molliccia. Senti chi parla, sei tu una lurida schifosa!, avrei voluto gridarle. Non trovavo affatto giusto che un'incapace del suo stampo avesse il diritto di redarguirmi a quel modo.
S, ti chiedo scusa, ho fatto una cosa che non dovevo fare.
E certo che non dovevi!  questo che fai, invece di studiare? Cosa ti sei messo in testa, eh? Non ci pensi agli esami di ammissione? Sei un criminale!.
Un criminale?.
S, un guardone! Facevi uguale quando eravamo nell'altra casa, l'hai forse dimenticato?  per colpa tua che siamo stati costretti a traslocare! Siamo venuti qui in fretta e furia, prima che tutto il vicinato scoprisse il tuo viziaccio. Tuo padre e io ce la siamo vista brutta!.
Ma cosa dici? Abbiamo traslocato perch tu eri stufa di abitare in un condominio e volevi vivere in una villetta.
Ma che faccia tosta ribatte lei, con un'espressione tesa da fare paura. Ti sei scordato che stavano per beccarti? Siamo dovuti scappare come dei ladri. Io e tuo padre eravamo preoccupati da morire, perch temevamo che potesse succedere qualcosa che avrebbe compromesso il tuo futuro. Io non c'entro niente.  colpa tua e di nessun altro se siamo venuti qui. Sei tu quello che ha qualcosa che non va. Si pu sapere che cos'hai in quella testa? Dimmelo una volta per tutte, dimmelo!.
Dimmelo! Dimmelo! Dimmelo!... Quella strega non smetteva pi di fissarmi, pretendeva una risposta da me. Dietro quelle lenti dalla montatura argentata, i suoi occhi, con quelle piccole iridi immerse in tanto bianco1, erano gonfi di collera e disprezzo. Mi sconvolgeva constatare che una nullit come lei potesse provare sentimenti del genere nei miei confronti. Quel suo atteggiamento non poteva che essere dettato dall'invidia. Era fuori di s. Quando la smetterai di farmi la predica?!, pensavo. E se ti facessi smettere io, ammazzandoti?  stata questa la prima volta in cui mi  balenata in mente un'idea del genere. Se me la fossi tolta dai piedi, sarei stato finalmente libero. Finch ci sar lei, continuavo a riflettere, non sar mai un uomo libero. Lei sceglier l'universit che dovr frequentare e la donna che dovr sposare, e poi pretender anche di tiranneggiare sui miei figli. La mia vita, insomma, era gi finita, prim'ancora di cominciare.
Adesso andr a riferire tutto a tuo padre! mi minaccia, mentre lascia la stanza. S, vai, vai - pensavo fra me e me - tanto lui non avr il coraggio di dirmi niente. Mio padre non mi fa assolutamente paura. Sono pi alto di lui, e anche pi forte. Proprio come avevo immaginato, dopo qualche minuto lo sento salire su per le scale e puntare dritto verso il suo studio, senza venirmi a dire nemmeno una parola. Domani - mi sono detto - dopo che lui sar andato al lavoro, uccider mia madre servendomi della mazza da baseball che tengo l nell'angolo della stanza. E allora s che sar un vero criminale, un criminale di prima categoria! La triplice corona sar mia: assassino, pervertito e matricida! Afferro la mazza e assesto un colpo deciso nell'aria, immaginando di gridare e di centrare in pieno la testa di mia madre. Le sue parole continuavano a rimbombarmi nel cervello: Ti sei scordato che stavano per beccarti? Siamo dovuti scappare come dei ladri.
Credo sia giunto il momento di chiarire a cosa si riferiva. Prima di trasferirci nel quartiere di Suginami, all'epoca del mio primo anno di liceo, stavamo in una cittadina di circa centocinquantamila abitanti nell'area suburbana di Tokyo. Il nostro appartamento si trovava in un palazzone enorme in cui alloggiavano all'incirca duecento famiglie. Era uno di quei casermoni dai lunghi ballatoi esterni che sorgono un po' ovunque, soprattutto nelle aree periferiche, con tricicli e contenitori di polistirolo della cooperativa dei consumatori - quelli in cui ti lasciano i prodotti su ordinazione, soprattutto di genere alimentare - davanti a quasi tutte le porte. A ogni modo, era il posto in cui ero nato e cresciuto, e perci mi piaceva non poco. Mi piacevano sia la citt sia il nostro palazzo, con quegli ampi prati tutt'intorno dove io e i miei amici giocavamo a baseball fino a dopo il tramonto, sfruttando fino all'ultimo sprazzo di luce. Nelle giornate di pioggia ci divertivamo a rincorrerci per i corridoi del palazzo, dal primo all'ultimo piano. Molti dei miei amici abitavano in quello stesso edificio, segno che appartenevamo suppergi allo stesso ceto sociale.
Mamma, invece, odiava a morte quell'appartamento. Diceva che era stato costruito al risparmio e che attraverso le pareti si sentivano per filo e per segno le chiacchiere dei vicini, cos come ogni tipo di rumore proveniente da sopra e da sotto. In realt, si lamentava del fatto che quella casa non rappresentasse a sufficienza il suo ideale di vita agiata, che, secondo i suoi standard, corrispondeva a una villetta unifamiliare entro i confini dell'area urbana. Sei o non sei un medico? rinfacciava spesso a mio padre. Eppure continuiamo a stare nello stesso posto in cui vivono dei semplici impiegati di periferia. E lui come reagiva? Limitandosi a una stupida risatina compiaciuta. Che coppia di idioti. Dopo il mio ingresso a K, il piagnisteo di mia madre si fece via via pi insistente. Odio questo posto! Odio questo posto! ripeteva ogni volta che ne aveva l'occasione.
Ma io ero molto contento di abitare l e speravo con tutto me stesso che il desiderio di mia madre non si avverasse mai. In pi, da quando una giovane coppia aveva traslocato nell'appartamento a fianco, il mio grado di soddisfazione era ulteriormente cresciuto. Ogni notte, infatti, sentivo i due sposini che si lasciavano andare a gemiti e sospiri d'indubbia natura.
La mia stanza e la loro camera da letto erano confinanti. Nella maggior parte degli appartamenti, la stanza di sei tatami era destinata ai bambini e quella adiacente, in stile giapponese e delle stesse dimensioni, fungeva da camera da letto dei genitori. Di conseguenza, nel caso di due appartamenti contigui con tre vani pi cucina abitabile, capitava spesso che ci fosse un'unica parete a separare la cameretta dei bambini di una determinata famiglia dalla camera da letto della famiglia accanto. Piuttosto eccitante come situazione, no? Non appena sentivo quei due che cominciavano a sospirare, mi attaccavo con l'orecchio alla parete. La nostra giovane vicina era un tipo socievole e gentile, e aveva un visino dolcissimo da gattina. Portava i capelli tagliati pari sopra le spalle, proprio come piacevano a me, quasi come una ragazzina delle medie. Immaginarla mentre emetteva quei gemiti prolungati mi mandava in estasi.
Ben presto, per, il semplice ascoltare non mi bast pi. Volevo a tutti i costi soddisfare anche la vista. Cos, la sera, sgattaiolavo sul balcone e mi sporgevo piano piano dalla loro parte. Il balcone era unico ed era separato da un pannello di compensato, sottile e leggero in modo da poter essere facilmente abbattuto in caso di incendio. Questo rendeva la mia impresa, almeno sulla carta, estremamente facile: non dovevo fare altro che affacciarmi oltre quel pannello per avere un'ampia vista sulla camera da letto dei due sposini. Certo, se fossi stato l'uomo invisibile, sarebbe stato davvero il massimo.
In breve, cominciai a essere ossessionato non solo da quanto accadeva oltre quella parete durante la notte, ma anche dal pensiero di ci che poteva fare la giovane vicina durante il giorno, quando il marito non era in casa. E se adesso si stesse masturbando?, pensavo. Avrei dato tutto pur di vederla mentre si toccava. Cos, un giorno, feci sega a scuola e, mentre mamma era fuori a fare la spesa, uscii sul balcone e provai ad affacciarmi oltre il pannello di compensato. Le tende, purtroppo, erano chiuse e non si vedeva un fico secco. Proprio mentre ero l che mi disperavo, notai che allo stendibiancheria c'era del bucato ad asciugare. Le piccole mutandine della vicina erano appese l'una accanto all'altra su uno stendino rotondo. Erano cos belle, mi facevano impazzire. Allungai una mano nel tentativo di toccarle, ma erano troppo lontane. Allora andai dentro a prendere una mazza di scopa e tornai subito sul balcone. Ma anche stavolta, per quanto mi allungassi, non riuscivo proprio a raggiungere il mio obiettivo. Mentre ero l, con il braccio mezzo anchilosato, notai una certa quantit di fili e pelucchi che venivano gi dall'alto fluttuando. Sollevai la testa e, due piani pi su, scorsi una signora che batteva un futon. Era un'amica di mia madre; si erano conosciute attraverso la cooperativa dei consumatori e mi pareva andassero piuttosto d'accordo. Continuava a battere quel futon come se niente fosse, facendo la gnorri. Che guaio. Me ne tornai subito dentro, con il cuore in gola.
Quella sera, mia madre si present nella mia stanza con uno sguardo terrificante.
Che diavolo stavi facendo stamattina? mi chiese. Dimmelo!.
Niente... Non stavo facendo niente.
E allora mi dici che cosa stavi tentando di prendere dal balcone dei vicini?.
No, mi era caduto un foglio della prova d'esame e volevo raccoglierlo.
Mamma rimase a pensarci per qualche istante, e io gi m'illudevo di avergliela data a bere. Ma dopo un paio di secondi prese a scuotere la testa.
E come mai non sei andato a riprendertelo entrando dalla porta? osserv. Ti sarebbe bastato bussare e chiedere il permesso. Adesso ci andr io.
No, no! urlai come un ossesso, ma lei non volle sentire ragioni e part a razzo strascicando nervosamente i piedi sul pavimento in finto parquet. Rimasi in attesa con il fiato sospeso. Pass una prima mezz'ora, e poi un'ora intera, ma mia madre non si decideva a tornare. Poi, finalmente, venne di nuovo nella mia stanza. Aveva gli occhi gonfi e rossi di pianto.
Non possiamo pi vivere qui... esord. Ma cosa stava succedendo? Non avevo fatto niente di tanto terribile. Rimasi in silenzio ad ascoltare le parole di mia madre, che ogni tanto s'interrompeva e singhiozzava in un modo innaturale, per non dire artefatto. Forse... sono stata una cattiva madre... Ma non avrei mai immaginato... di fallire fino a questo punto.
Ma che ti hanno detto?.
 venuto ad aprirmi il marito e mi ha giurato di non aver trovato nessun foglio degli esami... Poi mi ha detto che, pur non avendo prove certe,  quasi sicuro che tu abbia tentato di rubare le mutandine di sua moglie dal balcone... Dice di averne trovato un paio per terra... Cosa succeder se lo sapranno a scuola? Perch, perch non ci hai pensato bene prima di farlo? Il vicino mi ha assicurato che non prender nessun provvedimento, considerata la tua et, ma io qui non ci voglio pi stare... Che vergogna, che vergogna!.
Che vergogna, che vergogna, qui non ci voglio pi stare!... Mia madre non smetteva pi di ripeterlo, mentre piangeva come una pazza isterica. Di l a poco traslocammo nella nuova casa a Suginami. I primi tempi sembrava che mamma avesse dimenticato l'accaduto e che fosse abbastanza felice. Il supermercato vicino la mandava in solluchero. Wow, hanno una variet incredibile di condimenti per l'insalata si rallegrava. E hanno persino la pasta sfoglia! Il livello della clientela da queste parti  altissimo. Che meraviglia!. Poi, quando venne a sapere che nella casa accanto viveva una ragazzina mia coetanea, alz la guardia e cominci a tenermi d'occhio persino pi del solito.
Ehi, Ryo mi domand un giorno, dalla tua stanza la camera di quella ragazza non si vede, vero?.
Che domanda idiota. Era stata lei a decidere quale doveva essere la mia stanza! Non valeva nemmeno la pena di risponderle. Poi, qualche giorno fa, c' stato tutto il casino perch mi aveva scoperto a spiare Toshi mentre faceva il bagno. Credo che adesso sia abbastanza chiaro perch non ne potevo pi di mia madre. Mi stava sempre alle calcagna, mi perseguitava. E come se non bastasse mi trattava ancora come un lattante. Quando per esempio facevo il bagno, lei entrava e si avvicinava al lavandino, facendo finta di fare qualcosa, e io ero costretto a starmene a lungo nella vasca senza poterne venire fuori. Che strazio, mi toglieva il respiro!
Il giorno della grande svolta ho dormito fino alle undici con il condizionatore a palla. Era pi o meno l'orario in cui mia madre, quando non mi alzavo di mia iniziativa, veniva a svegliarmi. Stavolta, per, avevo in serbo per lei una magnifica sorpresa. Il pensiero di ucciderla, che mi era affiorato nella mente il giorno prima, era ancora l ad attendere. Sono sceso dal letto e ho afferrato la mia mazza da baseball. Indossavo una vecchia T-shirt anzich il pigiama - nel caso fosse schizzato molto sangue - e un paio di boxer. Per un attimo avevo pensato di farlo completamente nudo, ma poi ho pensato che avrei avuto un aspetto ridicolo, e allora ho optato per maglietta e boxer. A un certo punto ho sentito mia madre venire su per le scale, con passo pi pesante del solito. Forse ce l'aveva ancora con me. Bene, era proprio quello che volevo. Ha bussato alla mia porta e l'ha subito aperta.
Hai forse intenzione di dormire fino a stasera? ha strepitato, tanto per cambiare. Poi, per, si  fermata, probabilmente colta di sorpresa dalla temperatura gelida della stanza. In quel preciso istante ho sollevato la mazza e ho lanciato un urlo. Al che lei ha guardato le mie mani, in alto, e ha gridato: No, non farlo!. Ho provato a colpirla con tutta la forza che avevo in corpo, ma lei  riuscita a scansarsi con sorprendente agilit... Primo lancio, strike! Ho finito per centrare in pieno una pila di manga accatastata in cima alla libreria e la lampada sulla scrivania, che  andata in mille pezzi. Mamma, inorridita, si  precipitata gi per le scale a gambe levate. Caspita, ho pensato, sei meno imbranata di quanto avessi immaginato, eh? Era davvero veloce. Sono uscito anch'io dalla stanza e mi sono lanciato al suo inseguimento. Quando si  accorta che stringevo ancora in mano la mazza, ha lasciato cadere il ricevitore del telefono, che aveva preso nel frattempo con l'intenzione di chiamare chiss chi. Mi sono avvicinato, ho rimesso il ricevitore al suo posto e ho afferrato mia madre per i capelli. Allora lei ha cominciato ad agitarsi come un'indemoniata ed  riuscita a divincolarsi. Poi, mentre stava per scappare, ho assestato un bel colpo e l'ho presa dietro la testa. Si  sentito un rumore secco, anche se nemmeno stavolta ero riuscito a centrarla veramente in pieno... Foul ball! Con un rivolo di sangue che le colava dalla testa, mia madre si  diretta allora verso la stanza da bagno, probabilmente con l'intenzione di chiudersi dentro. Le sono corso dietro e ci ho dato di nuovo gi pesante, nello stesso punto di prima. Il suono  stato ottimo, ma il colpo non ancora perfetto... Un altro Foul ball? Un fiotto di sangue mi  schizzato sulla faccia. Mia madre  crollata di peso in avanti, mandando in frantumi la porta di vetro del bagno. Ma era ancora viva, strisciava verso la cucina con i capelli zuppi di sangue.
Ti accuseranno. Sei... un... criminale!.
S, lo so, e non me ne frega niente!.
Mia madre ha assentito con un debole cenno del capo, mentre la faccia perdeva rapidamente colore. Adesso sembrava morta. L'ultima palla, dunque, era valida. E cos, la donna che mi ha dato alla luce, che mi ha cresciuto, comandato a bacchetta, rimproverato, trasformato in un maniaco sessuale e che si lamentava di tutto era finalmente crepata. Ed ero stato proprio io ad ammazzarla. A un tratto mi sentivo cos spensierato e leggero, come un palloncino. Soffice soffice, fluttuante ed etereo. Ho mollato la mazza da baseball e mi sono lasciato cadere sul pavimento.
Qui, disteso sull'erba, sento il ronzio di qualche insetto risuonare simile a un lontano brusio elettrico. Cosa sta succedendo al mio cervello? Sto forse impazzendo? Non mi sento nemmeno un po' in colpa. Mi rimetto in piedi, tenendomi la testa tra le mani. Il manubrio della bicicletta, con questo sole a picco, sar rovente. Mentre questi pensieri confusi mi si affastellano nella mente, sento squillare il telefonino. Deve essere Toshi.
S?.
Ciao, sono Higashiyama Kirari. Ci siamo gi sentiti, ti ricordi di me?.
La sua voce suona chiara e squillante, molto diversa da quella fin troppo calma di Toshi e da quella di Yuzan, che si sforza sempre di parlare come un maschio. Ed  tutta un'altra cosa anche a confronto con la voce cupa di quella Terauchi. Che meraviglia, mi sento gi meglio.
S, certo che mi ricordo.
Il tuo numero me l'ha dato Yuzan. Cosa stai facendo di bello?.
Niente, sto solo riflettendo, o forse dovrei dire che sto fantasticando... Mah, cos, varie cose.
Ah, capisco... Senti, possiamo parlare con un po' di calma, o hai la polizia alle costole? mi chiede con estrema delicatezza, non semplicemente per mostrarsi gentile. Ho la sensazione che questa ragazza non mi dar noie. Mi riporta alla mente la nostra ex vicina di casa. Se questa ragazza le somigliasse anche solo lontanamente, sarebbe fantastico.
Mmh, non lo so... Ma perch non mi parli un po' di te?.
Tutti mi chiamano Kirarin.
Kirarin... M'imbarazzerebbe chiamarla con un nome cos.
Perch non ci vediamo da qualche parte?.
Ma sei sicuro?.
C' esitazione nella sua voce, ma anche evidente curiosit. Chiss, forse per queste ragazze sono veramente una specie di eroe. Al colmo della felicit, mi asciugo il sudore dalla fronte.
1 Secondo credenze popolari, i giapponesi ritengono che gli occhi dall'iride particolarmente piccola e dalla sclera di conseguenza molto grande - soprattutto ai lati dell'iride e in basso (il termine giapponese usato in questo caso  sanpakugan, che letteralmente significa occhi dai tre bianchi) - possano essere indice di instabilit fisica e psichica. La fisiognomica, inoltre, tende ad associare a questa caratteristica una personalit potenzialmente malvagia. (N.d.T.)

4. Kirarin.

Perch non ci vediamo da qualche parte?
Il tono di voce del Vermiciattolo suonava n pi n meno come quello di tutti i ragazzi che ho conosciuto chattando e che poi mi hanno telefonato. Era un po' adulatorio e un po' sfacciato, come se qualcuno ti sospirasse in un orecchio una cosa del tipo: Tanto lo so quello che cerchi....  come se nella testa dei maschi ci fosse sempre e soltanto un'unica idea fissa: portarti a letto.
Ma sei sicuro? gli ho risposto, con una certa esitazione e abbastanza incavolata, come sono solita fare in questi casi. E cos anche un tipo del genere - pensavo - uno che ha avuto addirittura il coraggio di fare fuori sua madre, ha il solito pallino. Mi ero illusa che avesse qualche grammo di sale in pi nella zucca, e invece pensava soltanto ad abbordare le ragazze, come tutti gli altri. Eppure le mie dita hanno cominciato a muoversi da sole, come se stessi digitando un messaggino: S, certo, mi farebbe proprio piacere incontrarti. Oggi sono sola, e mi sento cos triste... Tutte bugie belle e buone.
Non  da molto che me la spasso sui siti internet dedicati agli incontri personali. Mi basta scrivere un annuncio del tipo: Attendo con ansia una mail da qualcuno disposto a incontrarmi. Ho sedici anni e frequento un liceo femminile privato. Ed ecco che, in un batter d'occhio, mi vedo scaricare nella casella di posta almeno un centinaio di messaggi. Il bello  che nessuno di quelli che mi rispondono crede che io sia veramente una studentessa del liceo, eppure tutti sognano di agganciarmi e di fare il colpo grosso. Che idiozia!
Se mi scrivono una roba del tipo: Se ti va, vorrei incontrarti al pi presto. Ho diciotto anni, sono alto uno e ottantacinque e faccio karate, io rispondo: Wow, sei proprio alto, eh? Fantastico! Io per sono solo un metro e quarantasette... Ti piacciono le ragazze piccoline?. E si va avanti cos molto a lungo, in questo gioco di botta e risposta a base di pura menzogna. Chiss se anche il Vermiciattolo aveva in mente di giocare cos con me. Se erano queste le sue intenzioni, allora era veramente un idiota coi fiocchi. Nel dubbio, ho deciso di sfotterlo un po' e di tenerlo sulle spine.
Dove vuoi che ci vediamo? gli ho chiesto.
Senti, non  che non mi fido di te ha replicato, tentennando ma non lo dirai alla polizia, vero?.
Mmh, invece mi sembra proprio che tu non ti fidi.
Gliel'ho detto facendo la vocina svenevole e assumendo un tono deluso, in modo da sembrare offesa. Ormai sono un vero asso a sfruttare cos la mia voce. Dopotutto, nel caso di una telefonata,  ovvio che l'altro non pu assolutamente guardarti in faccia. I maschi vanno matti per le vocette dolci e svenevoli, e il Vermiciattolo ne era un tipico esempio.
No, no, ti credo mi ha risposto all'istante, in tono concitato.  solo che devo essere prudente. Mi stanno dando la caccia, no?.
Mi stanno dando la caccia, no?... Lo ha detto con un pizzico di orgoglio, soltanto per mascherare la sua mancanza di coraggio. Be', cosa ti aspettavi?, avrei voluto dirgli. Hai ucciso tua madre, per cui  normale che adesso ti stiano cercando. Sei un criminale!
Va bene, va bene, ho capito.
I ragazzi, quando hanno qualcuno alle costole, fanno sempre finta di essere scoraggiati e persino un po' arrabbiati, ma secondo me farebbero meglio a non esagerare. Noi ragazze abbiamo frotte di maschi che ci corrono costantemente appresso, no? Perci sappiamo benissimo cosa si prova ad avere qualcuno appiccicato dietro. Del resto noi ci facciamo agganciare con pi facilit proprio da quei tipi che non si mostrano troppo insistenti. Non a caso, i ragazzi che preferisco sono proprio quelli che non fanno tanto i cascamorti.
Potremmo vederci a Kumagaya... Sai dov'?.
S. Caspita, sei arrivato cos lontano? Come butta da quelle parti?.
Qui  una vera fornace mi ha risposto il Vermiciattolo, sbuffando. Ti giuro che mi caricherei un condizionatore sulle spalle.
Oh, sei tu che hai deciso di darti alla fuga!, gli avrei voluto gridare. Cominciavo a sentirmi spietata. Hai assassinato tua madre! E adesso ti metti a frignare per un po' di caldo?
Vieni alla stazione mi ha detto. Io sono in bicicletta e, con quest'afa insopportabile, non me la sento di fare altra strada.
Presuntuosetto il tipo, eh? Chiedere a una ragazza sconosciuta di farsi un'ammazzata in treno fino a Kumagaya per incontrarlo. Dubito che qualcun altro avrebbe avuto il coraggio di farmi una simile richiesta. Senza indugiare pi di tanto, gli ho sparato una delle mie balle.
Va bene, mi metto subito in viaggio. Ti richiamo non appena sar arrivata in stazione.
Benissimo. Ti aspetto.
Andare fino a Kumagaya con la bellezza di trentacinque gradi? Solo un pazzo si prenderebbe la briga di uscire con un sole a picco che spacca le pietre. D'altra parte, per, mica capita tutti i giorni l'opportunit di parlare a quattr'occhi con un tizio che ha assassinato sua madre, no? Quella poteva essere l'unica chance di tutta la mia vita. In pi, pareva che Toshi e Yuzan non andassero tanto a genio al Vermiciattolo. Ero l'unica a cui aveva chiesto d'incontrarlo, e in un certo senso potevo considerarlo un onore. Tutt'a un tratto ero l che fremevo di gioia; mi sentivo un po' come un'eletta. Prima di prendere una decisione definitiva, ho pensato di chiedere consiglio a Teru.
Teru  un mio carissimo amico. La nostra amicizia  diversa da quella che mi lega a Toshi-chan, Terauchi e Yuzan. Andiamo molto d'accordo e stiamo benissimo insieme. Stare con lui  cos piacevole che a volte mi viene da pensare che faremmo bene a organizzare un falso matrimonio. S, falso, perch Teru  gay. Ha ventun anni e si guadagna da vivere facendo il freeter. Fino a poco tempo fa lavorava come autista per una ditta di consegne a domicilio, ma ultimamente se la sta cavando niente male come web designer. Sapevo che a quell'ora era nel pieno del lavoro, ma l'ho chiamato lo stesso, perch era troppo importante.
Ciao, Teru, che stai facendo?.
Ehi, ciao! Sto mettendo su una home page per un artista che fa certe stoffe strane tinte con prodotti naturali, tipo farina di soia tostata e nero di seppia. Ho visto alcuni dei suoi lavori e ti assicuro che hanno dei colori nauseanti.
Be', per devi ritenerti fortunato ad aver beccato un buon lavoretto, no?.
Mah... qui se c' una fortunata quella sei tu, Kirarin, visto che adesso ti starai godendo da matti le vacanze estive, eh?.
Adoro il modo di parlare di Teru, cos schietto e informale e al contempo molto gentile. Ci siamo conosciuti un giorno in cui vagavo a Shibuya senza una meta precisa. Fu lui a fermarmi. Ero pi che sicura che volesse abbordarmi, e invece se ne usc con una frase che mi fece restare a bocca aperta.
Ehi, lo sai che vorrei essere proprio una ragazza come te? mi disse con la massima disinvoltura. Sei bellissima. Ti andrebbe di essere amici?.
Bah, d'altra parte si trattava comunque di una forma di abbordaggio, per quanto anomala, no?
Tornando alla telefonata, Teru non mi sembrava poi cos indaffarato, e allora gli ho fatto il riassunto della vicenda in cui mi trovavo immischiata. Mentre mi ascoltava, emetteva continui sospiri di meraviglia, tanto da farmi immaginare i suoi occhi spalancati con le lenti a contatto azzurre - le lentine colorate sono la sua ultima fissa. Mi piacciono tanto i suoi occhi. Sono cos diversi da quelli di tutti gli altri giapponesi, e anche da quelli di ogni altro uomo, giovane o anziano che sia. Somigliano agli occhi misteriosi di una creatura dal sesso ignoto venuta dallo spazio. Ecco, un po' come l'alieno di quello spot pubblicitario di qualche tempo fa, quello della ACOM, se non ricordo male.
Insomma,  chiaro che Teru non mi piace come uomo, no?, ma adoro passarci insieme pi tempo possibile e stare l a guardarlo. Quando sono con lui mi sento libera e al sicuro. S, io ci esco spesso con i ragazzi normali, ma con loro devi stare sempre sul chi va l, perch non sai mai quali siano le loro reali intenzioni. E questo mi spaventa a morte.  tremendo, no?, stare con qualcuno e non sapere cosa vuole da te. I ragazzi mi mettono ansia, non mi fido di loro. Teru, invece,  cos dolce, nonch molto pi fragile di Toshi-chan e delle altre.  un bravissimo ragazzo, un vero tesoro, uno di quei rari angeli dotati di una sensibilit unica. Ah, Teru va matto per il cosplay, e a me piace molto anche questo suo aspetto. Adesso, con questo caldo asfissiante, non credo si stia dedicando pi di tanto a questa sua passione, ma la primavera scorsa si vestiva spesso come i personaggi di Battle Royale, con l'uniforme scolastica e quella specie di collare intorno al collo.
Kirarin, stai parlando proprio dell'omicidio che da ieri  su tutti i giornali? Sei in contatto con il ragazzo che ha picchiato a morte la madre ed  scappato?.
Teru aveva improvvisamente abbassato la voce, quasi temesse che qualcuno potesse sentirlo.
S, esatto. Quel ragazzo vive nella casa accanto a quella di Toshi-chan. Le ha rubato il cellulare e la bicicletta e si  dato alla fuga.  un tipo veramente strano. Pensa che si  messo a fare telefonate a tutte le ragazze registrate nella rubrica del cellulare di Toshi-chan, me compresa. Yuzan, a quanto pare, si  presa una specie di fissa per lui e lo ha aiutato, dandogli la sua bici e comprandogli addirittura un telefonino nuovo di zecca. Quando poco fa ho provato a chiamarlo, mi  sembrato molto contento e mi ha proposto di vederci.
Ma com' possibile che Yuzan abbia deciso di aiutarlo?.
Chiss, forse perch anche sua madre  morta. Deve essersi sentita molto coinvolta, quasi come se si identificasse con quel tipo. Anch'io sono in contatto con lui, ma nel mio caso  ben diverso, perch voglio soltanto divertirmi un po'.
Kirarin, vacci piano, quello che stai facendo  molto pericoloso si  raccomandato Teru, in tono preoccupato. Quel tipo deve essere veramente disperato e pronto a tutto.
Disperato e pronto a tutto? No, secondo me Teru si sbagliava. Un tipo disperato e pronto a tutto non si mette a fare una voce come quella dei ragazzi delle chat.
No, non credo. Secondo me, adesso si sente veramente libero e pieno di voglia di fare.
S, ma di fare cosa? Kirarin, l'hai capito o no che questo  uno svitato? ha esclamato Teru, suonando persino pi femminile di me. E poi perch vuole incontrare proprio te, e non Toshi-chan, Yuzan o Terauchi?.
Teru non conosce di persona le mie amiche, ma gliene ho parlato tanto.
Forse perch gli ho fatto la vocina dolce, come al solito.
Teru disapprova il mio vizio di chattare e scambiare e-mail con gli sconosciuti. Dice che le persone che si mettono a navigare su certi siti non fanno altro che mentire, per cui non riesce a capire quale possa essere il divertimento.  vero, ha ragione, eppure non sono capace di smettere, perch penso sempre alla possibilit, seppure remota, di conoscere un ragazzo veramente fico. S,  proprio questa possibilit che mi spinge a frequentare quei siti internet. Che ne so, forse sono disperatamente a caccia di ragazzi.
Kirarin, ma  assurdo, come ti  saltato in mente?.
Non capita mica tutti i giorni l'opportunit di conoscere un assassino, no?.
Mmh... s, anche questo  vero, ma... Senti, facciamo cos: ci penso un po' su e ti richiamo durante la pausa pranzo, va bene? A dopo, eh.
A quel punto ho pensato di chiamare Toshi-chan e di chiedere consiglio anche a lei. Poi, mentre mi apprestavo a comporre il numero, ho lasciato perdere. Mi fido molto di lei, ma in un caso del genere mi avrebbe fatto di sicuro una mezza ramanzina. Voglio bene a Toshi-chan, per lei non ha mai capito come sono fatta veramente.
Sono l'unica del nostro quartetto a non essere vergine. E sono anche l'unica a farmela di nascosto con certe altre ragazze di scuola, con le quali esco regolarmente. L'unica che mette annunci falsi sui siti per gli incontri personali e l'unica che ha un amico gay. Le altre tre sanno poco o niente di me, e mi considerano semplicemente una ragazza molto carina, allegra, onesta e persino ingenua. In poche parole, mi vedono come una medaglia senza rovescio. Quando Toshi-chan mi dice che al solo guardarmi si sente rasserenata, mi fa venire il prurito alle mani. Io non faccio nulla per ingannarle, eppure loro continuano a ritenermi una ragazza pura e candida.
Nell'altra comitiva di cui faccio parte ci sono tutte ragazze senza troppe ambizioni, che studiano il minimo indispensabile per gli esami di ammissione, consapevoli del fatto che alla fine si beccheranno una minilaurea presso qualche universit di terza categoria. Pensano soprattutto a spassarsela e a organizzare uscitine di gruppo con i ragazzi. Sanno gi che, quando sar il momento, sposeranno un tipo cos cos, avranno dei marmocchi, faranno la spesa e cercheranno a tutti i costi di divertirsi come facevano da single. Si tratta di ragazze molto pratiche, che non si fanno scrupoli a lasciarsi agganciare da un ragazzo dopo l'altro e che prendono la vita cos come viene, senza strafare. Non fumano, eppure portano sempre con s uno Zippo, perch quando un ragazzo tira fuori una sigaretta dal pacchetto, loro amano dire: Ehi, dai, te l'accendo io. Pensano costantemente a come attrarre e soddisfare i maschi.
Spesso con queste ragazze vado a Shibuya, e l ci lasciamo rimorchiare dai ragazzi, andiamo con loro al karaoke, a bere e stiamo fuori tutta la notte a fare baldoria. Se mi capita di cuccare un tipo che mi piace, ci vado a letto, in albergo. Ma non lo faccio mai per soldi, sia chiaro. Non appena un ragazzo si accorge che lo fai per quello, il suo atteggiamento cambia radicalmente. Mi piace andare con i ragazzi, ma odio essere trattata come un giocattolo. Quando mi capita, mi sento triste e avvilita. Spassarsela con i ragazzi  cos eccitante, come camminare sul ciglio di una strada. Se finisci oltre il margine, sei out.
Teru non si pronuncia mai sul mio modo di divertirmi con i maschi. Chiss, forse  invidioso, perch vorrebbe fare pure lui lo stesso ma non pu. Anche ai ragazzi gay piacciono i ragazzi etero, no?, proprio come a noi ragazze.  un vero peccato che Teru e io non possiamo gironzolare insieme a Shibuya e farci agganciare, andiamo cos tanto d'accordo.
Ho scelto di fare parte di entrambi i gruppi perch ritengo di essere giusto nel mezzo. Toshi-chan, Yuzan e Terauchi sono brave ragazze, ma sono cos serie che a volte mi manca il respiro. Con loro mi sento perennemente in bilico, come se dovessi a tutti i costi dire qualcosa di intelligente per non rischiare di essere presa in giro. Questo non significa che la pensi come le ragazze dell'altra combriccola, che tirano avanti in base alla filosofia del minimo necessario. Voglio studiare, entrare in un'universit decente e trovarmi un buon lavoro. E quando sar ora di sposarmi, voglio farlo con un tipo che mi piaccia veramente, e lui dovr amarmi pi di ogni altra cosa al mondo. Comunque, a parte tutto, credo proprio che questo sia il periodo pi bello della mia vita, e perci voglio godermelo senza pensare soltanto al domani.
Al gruppo del minimo necessario appartengono anche due ragazze che frequentano il mio stesso anno di liceo. Si presentano ogni mattina a scuola con i loro capelli tinti e truccate a pi non posso, come a dire: Ehi, noi siamo qui per divertirci!. Sanno che, cos facendo, i ragazzi si metteranno a ronzare intorno come api attratte dal miele. Si tratta di una strategia che trovo senza dubbio audace, ma anche molto adulatoria e in fondo subdola. Io non sono affatto cos, e non a caso m'identifico maggiormente nella categoria liceale sexy, seria e tranquilla: un'immagine che cerco di sfruttare sempre al meglio. Be', a conti fatti, riconosco di essere anch'io abbastanza audace e subdola. Quel che  certo  che desideriamo tutte e tre che i ragazzi ci prestino attenzione, e quando siamo insieme facciamo infatti gioco di squadra, aiutandoci l'una con l'altra. Suppongo sia soprattutto per questo che andiamo molto d'accordo. Ma quando a scuola ci capita d'incrociarci, non ci diciamo nemmeno ciao. Fingiamo di essere completamente estranee e ci scambiamo solo impercettibili cenni d'intesa. Se vogliamo dirci qualcosa o se dobbiamo prendere appuntamento, lo facciamo telefonandoci o tramite SMS. In poche parole, almeno fra le pareti scolastiche, si tratta di un'amicizia segreta.
Le amiche con cui posso vedermi dove e quando mi pare sono quelle del solito quartetto: Toshi-chan, Yuzan e Terauchi. Anche con loro, per, non posso essere fino in fondo me stessa, perch ho tutte queste falde acquifere che si diramano ovunque, e allora devo prestare sempre la massima attenzione a quello che dico. Insomma, gli argomenti che tiro in ballo variano a seconda del gruppo con cui sono.
Le ragazze del minimo necessario non parlano mai del futuro o di cose serie. I loro argomenti preferiti sono: vestiti, trucco, ragazzi e roba cos. Con le tre del quartetto, invece, parlo di scuola, di esami e di universit, ma quasi mai di ragazzi - con loro non posso, n tanto meno ne ho voglia.  come se ciascuno dei due gruppi avesse un solo lato. Teru  l'unico ad averne due, e con lui posso infatti discutere pi o meno di tutto.
Teru mi dice spesso che con me si rilassa, perch non mi vede come una rappresentante del sesso opposto. Siamo cos buoni amici che, come ho gi detto, a volte scherziamo dicendo che dovremmo prendere in considerazione quanto meno l'ipotesi di un matrimonio fasullo. Altre volte, invece, Teru m'invita a pensare, con una certa preoccupazione, a cosa accadrebbe se un giorno mettessimo gli occhi sullo stesso ragazzo. Ma io gli rispondo che un'eventualit del genere non si verificher mai e poi mai. Ne sono pi che certa, perch si tratterebbe di una situazione che farebbe del male a entrambi. E allora, dopo aver giurato che non farei mai una cosa di questo tipo, costringo Teru a fare altrettanto. Dai, Teru insisto, promettimi che nemmeno tu lo farai. E lui me lo promette, dolce come al solito. Perch ci tengo cos tanto a farglielo dire? Perch al primo anno del liceo ho avuto un'esperienza terribile: un ragazzo mi ha tradito.
Quel ragazzo mi piaceva tantissimo, ero pazza di lui. Parlavamo di tutto: cosa volevamo fare da grandi, le nostre preoccupazioni, ma anche roba meno importante come l'abbigliamento, l'acconciatura dei capelli o la musica che ci piaceva ascoltare. Discutere con lui mi faceva sentire veramente libera, come se le cose negative di me non contassero e tutto girasse a meraviglia. Stavo talmente bene da pensare che, con lui al mio fianco, non avrei avuto bisogno di amiche per tutta la vita. Chiss, forse, non sarei diventata amica nemmeno di Teru. Ma poi lui mi ha tradito con un'altra ragazza e ci siamo lasciati.
Ogni volta che penso a lui, adesso, mi sento depressa e mi vengono le lacrime agli occhi. Lo amavo veramente. Mentre facevamo l'amore, riuscivo solo a stento a trattenermi dal gridare a squarciagola: Ti amo! Ti amo! Ti amo!. Essere pugnalata alle spalle, in quel modo, fu la prima esperienza amara della mia vita. Sono sicura che Toshi-chan e le altre non hanno mai provato un dolore simile. Quando le cose con lui andavano bene, mi sentivo un essere superiore, come se fossi gi una donna matura. Ma adesso non so cosa farmene di questa maturit. Ah, come vorrei possedere anch'io la calma spensierata di Toshi, Yuzan e Terauchi.
All'epoca, mentre un giorno mangiavamo il bento insieme, chiesi alle altre del quartetto di darmi un consiglio. Ero disperata e non vedevo l'ora che le mie sagge amiche esprimessero il loro parere.
C' una mia amica esordii che sta con un ragazzo di un liceo statale. Lui  all'ultimo anno ed  molto impegnato con gli esami per l'universit, e poi suona anche in un gruppo rock, gioca a calcio e riesce a fare tutto a meraviglia... Ah,  anche molto carino. La mia amica dice che vanno molto d'accordo, che sono fatti in tutti i sensi l'una per l'altro e che si sono scambiati anche le fedine.
Fino a che punto si sono spinti? mi chiese all'improvviso Terauchi.
Be',  chiaro che l'hanno fatto, no? s'inser Toshi-chan. Altrimenti non si sarebbero scambiati le fedine.
U, u, ma quando ha detto fatti in tutti i sensi l'una per l'altro si riferiva al sesso?.
E a cos'altro senn?.
Cio a un fatto di... dimensioni?.
No, no, alla compatibilit sessuale, no?.
Dopo che Terauchi e Toshi-chan ebbero concluso la serie di botta e risposta, mi lanciarono entrambe uno sguardo penetrante. Erano gi allora due ragazzine molto intuitive, e sapevo che con loro dovevo andarci cauta. Cos, ripresi il racconto cercando di mascherare al meglio la mia inquietudine.
Comunque, per farla breve, la mia amica ha scoperto che lui le ha messo le corna. Non riesce proprio a perdonarlo, perch  stato un colpo durissimo. Il ragazzo continua a insistere che si  trattato di una semplice scappatella, di un momento di debolezza assolutamente insignificante e che ama solo lei. La mia amica, per, non gli crede. Ci sta cos male, e dice di provare un dolore talmente forte da sentirsi come uno squarcio nel petto. Insomma, non riesce proprio a perdonarlo. L'altro giorno  venuta a chiedermi un consiglio, ma io non ho saputo dirle niente.
Come ha fatto a scoprire il tradimento? mi chiese Toshi-chan a bassa voce, con una strana espressione sul volto. Li ha colti in flagrante come succede nelle fiction della TV?.
No, ha trovato una montagna di messaggini sdolcinati nel cellulare del ragazzo. Ne riceveva in media una cinquantina al giorno!.
Questo significa che la tua amica mi domand allora Terauchi, teneva il cellulare del ragazzo sotto controllo?.
Uhm... pare di s risposi annuendo, senza avere altra scelta.
Ma  un vero schifo! comment Toshi-chan. Controllare il cellulare di un'altra persona  una cosa troppo meschina.
Ma lei lo ama da morire, perci lo faceva riuscii a dire con un filo di voce - ero l l per scoppiare in lacrime.
Mah, s, forse in parte hai ragione mi rispose Toshi-chan restando sul vago, con una faccia interdetta. Non so che dirti, io non mi sono mai presa una cotta del genere per un ragazzo.
Se questa tua amica non riesce proprio a perdonarlo s'inser Terauchi dopo aver bevuto un sorso d'acqua e con il tono di chi non ne pu pi, perch non se lo dimentica? Il mondo  pieno di ragazzi.
S, lo so, ma la mia amica  innamorata persa. Se si  messa a controllare il cellulare del ragazzo  perch era molto preoccupata, no? Lei lo ama sul serio, perci adesso sta soffrendo da cani e non sa cosa fare.
Per prima cosa deve perdonarlo sentenzi di colpo Yuzan, in tono stizzito. Poi deve chiamare la tipa e dirgliene quattro. La vendetta ci sta tutta.
L'intervento di Yuzan, che fino a quel punto se n'era stata muta come un pesce, mi fece rimanere di sasso. La seconda parte del suo consiglio l'avevo difatti messa in pratica gi da un pezzo.
S, mi sembra un'ottima idea. Grazie, lo riferir al pi presto alla mia amica.
No, secondo me non deve assolutamente farlo sindac Toshi-chan, scuotendo ripetutamente il capo. In questo modo si sporcherebbe le mani, e poi, passata l'euforia del momento, si sentirebbe uno schifo.
Toshi-chan  una che ha sempre pronta la risposta giusta, e anche quella volta aveva colto nel segno. Ero gi da diversi giorni in preda a violenti rimorsi di coscienza. Quando avevo chiamato la tipa con cui il mio ragazzo mi aveva tradito e le avevo urlato: Racchia schifosa!, lei aveva reagito cos, con altrettanta rabbia: Povera idiota, ti rode perch ti ho rubato il tuo Wataru, eh?. Era fin troppo chiaro che le avevo telefonato sotto l'impulso della gelosia. Fu come sentirsi scaricare una palata di fango in faccia. E quel fango non  pi andato via.
Terauchi si limit a fare spallucce, mostrandosi pienamente d'accordo con Toshi-chan. Le mie tre amiche, ormai stufe, impugnarono le bacchette e ripresero a mangiare in silenzio. In quel preciso istante mi resi conto che dovevano avere intuito il mio vizio di folleggiare con i ragazzi.
Quando riferii la storia a Teru, lui mi prese la mano e disse: Kirarin, io ti capisco. So come ti sarai sentita amareggiata. L'orgoglio, a volte, ci gioca brutti scherzi e ci impedisce di agire con lucidit. Anzi, sai che ti dico? L'orgoglio ci fa pi male che bene. Sarebbe meglio non avercelo, eh?.
S,  stato terribile, mi sono sentita proprio uno schifo. Non sapevo pi cosa fare... e alla fine mi sono resa ridicola per colpa della mia cocciutaggine. Avrei fatto bene a lasciar perdere. Ma non ce l'ho fatta, perch io voglio rivederlo! Lo amo, lo amo ancora!.
A quel punto scoppiai in lacrime e, dopo un lungo pianto, mi sentii finalmente meglio. Teru  per me un amico indispensabile, un amico su cui posso sempre contare e che soprattutto sa come consolarmi. S, con le tre del quartetto ci vado d'accordo e stiamo spesso insieme, ma loro non hanno la pi pallida idea di cosa significhi soffrire per amore, perch sono troppo impegnate a crescere. Quell'episodio mi ha cambiata radicalmente, eppure per loro sono sempre la solita vecchia Kirarin: allegra, carina e beneducata. Mano a mano che passa il tempo, l'abisso tra chi sono veramente e l'immagine che loro hanno di me si fa via via pi profondo. Gli amici sono una cosa davvero strana. Pensano di sapere tutto di te, eppure raramente riescono a capirti. Teru  forse un'eccezione ma, dal momento che  gay, sento che persino lui, in quanto biologicamente uomo, potrebbe tradirmi prima o poi. Chiss, pu darsi che nel mio profondo non sia pi capace di fidarmi dei maschi, nemmeno di quelli come Teru.
Ho perso la verginit durante il secondo anno delle medie. Perdere la verginit... Confesso di provare molto imbarazzo a usare una frase cos ridondante, in quanto si tratt di un episodio veramente insignificante. Non mi ricordo nemmeno pi che faccia avesse il tizio con cui andai a letto. Era uno studente di un liceo privato e aveva i capelli colorati di un castano biondastro. Ogni volta che quel tipo mi ritorna in mente, mi sento molto depressa: ma come mi venne di farlo proprio con uno come lui? Era scorbutico, stupido e pretendeva pure di dettare legge su come dovesse comportarsi una ragazza: Le ragazze non devono andarsene in giro mezze nude, Le ragazze non devono fumare e altre cazzate simili.
Da quella volta ho imparato che, se un ragazzo  stronzo, a letto non ti tratter mai con dolcezza. Ed  ovvio che, se ti capita di andare a letto con uno che non ti tratta con dolcezza, stai sicura che  uno stronzo. C' poco da fare,  come una legge: ottusit e gentilezza non vanno d'accordo, sono agli antipodi. Se, per esempio, entri in un locale con un ragazzo e lui ti cammina davanti e va difilato a sedersi in fondo, stai sicura che  uno stronzo. Oppure, se andate al karaoke e lui pretende di scegliere soltanto le sue canzoni preferite, stai sicura che anche in questo caso si tratta di uno stronzo. Anche i ragazzi che vanno a caccia di ragazze sono stronzi, perch pensano solo a se stessi. Perch, allora, mi piace che mi vengano dietro? Non lo so, non sono in grado di rispondere. A volte penso a quanto sarebbe bello se potessi discutere di tutto questo con Toshi-chan e Terauchi, ma il guaio  che l'una  troppo seria e l'altra troppo brava a nascondere la sua vera natura. Di conseguenza non mi  assolutamente possibile aprirmi con loro. Naturalmente c' anche Yuzan, che  una ragazza davvero speciale. Di tanto in tanto mi verrebbe addirittura di confidarmi con lei e di chiederle consiglio. Ma sarebbe inutile, perch so che  lesbica e che i suoi sentimenti sono perci diversi dai miei.
Una volta che andammo in gita, durante il secondo anno del liceo, ci procurammo una bottiglia di whisky. Yuzan si ubriac e venne a infilarsi nel mio futon. Al che lanciai un urlo e lei si giustific dicendo: Ehi, calma, stavo solo facendo finta di fare una visita notturna al mio amante!. I suoi occhi, mentre pronunciava quelle parole, erano per maledettamente seri. Subito dopo dovette pentirsi amaramente di essersi ubriacata e di aver lasciato trapelare il suo vero io, perch durante la stessa notte la vidi piangere a calde lacrime. Da quella volta ho cominciato a provare molta compassione per Yuzan. Ho sempre pensato che siccome lei, diversamente da me, non ha un gruppo del minimo necessario con cui andare a zonzo, non dispone di nessuna valvola di sfogo per i suoi sentimenti. Dovrebbe dichiararsi in pubblico, come ha fatto Teru, e cercarsi un buon amico maschio.
Teru, come aveva promesso, mi ha richiamato poco dopo l'una. Il treno, per fortuna, era semivuoto e cos mi sono messa accanto alla porta nella prospettiva di una lunga chiacchierata a bassa voce. In prossimit delle porte, i condizionatori sparavano aria ghiacciata e per poco non mi congelavo. Mi battevano i denti.
Ascolta, Kirarin mi ha detto, ci ho riflettuto bene e credo sia meglio che tu non vada.
Ma sono gi in treno....
Avevo preso la linea Takasaki alla stazione di Ueno. Provavo n pi n meno le stesse sensazioni che provo quando mi appresto a incontrare per la prima volta un ragazzo conosciuto su internet. Lo faccio perch sono curiosa di vedere chi mi trover di fronte. Lo faccio per divertimento, come se fosse un gioco per ammazzare il tempo. Quando raggiungo il luogo dell'appuntamento, mi metto nascosta in un angolino, compongo il numero del tipo di turno e cerco di individuarlo. Poi, se non mi garba, giro i tacchi e me ne vado. Se invece mi va a genio, mi faccio avanti e mi presento. Nella maggior parte dei casi viene fuori che il tipo mi ha riempito di frottole. Per  divertente lo stesso smascherare una a una le loro bugie. Gi mi pregustavo l'incontro con il Vermiciattolo, poich sapevo che sarebbe stato il pi divertente e interessante di tutti, non fosse altro perch si trattava nientemeno che di un assassino. Avevo intenzione di osservarlo prima di tutto tenendomi a una certa distanza.
Kirarin, non riesco a crederci... ha commentato Teru con voce delusa, come se si sentisse tradito. Perch stai facendo una cosa del genere? A proposito, se stai andando a Kumagaya significa che sei su un treno della linea Joetsu shinkansen, giusto? Comunque, quello che stai facendo  molto pericoloso, come te lo devo dire?.
Mmh, a ogni modo non sono su uno shinkansen, ma su un normalissimo treno della linea Takasaki.
Ma  lontanissimo... Come ti  saltato in mente di fare tutta quella strada?.
Perch avr modo di conoscere un assassino in carne e ossa. Tu non avresti fatto la stessa cosa al mio posto?.
Questo ragazzo - questo Vermiciattolo, come lo chiami tu mi ha detto Teru dopo qualche attimo di silenzio, mi fa una gran pena, ma non mi sognerei mai n di conoscerlo, n tanto meno di averci a che fare. E ti giuro che non riesco proprio a capire perch invece tu ci tenga cos tanto. In questo modo ti metti allo stesso livello, che so?, di uno di quegli stupidi talk show della televisione.
Teru mi piace perch, se vuole,  capace di darti risposte assennate come questa. Lo stimo tantissimo. Eppure volevo vedere a qualunque costo il Vermiciattolo con i miei occhi.
Teru, non so nemmeno io perch lo sto facendo. Forse e qui mi sono fermata per un attimo ... forse anche perch voglio sentirmi superiore a Toshi-chan e a Terauchi.
Ma tu lo sei gi, Kirarin ha cercato di rincuorarmi Teru, con tono molto pacato.
No, non  vero.
S che  vero! Perch tu fai parte di un mondo segreto di cui loro non sospettano nemmeno l'esistenza. Perch hai un gay come me per amico. E anche perch tu esci con i ragazzi e sai come spassartela. Mi sbaglio, forse?.
Teru non era del tutto fuori bersaglio, ma nemmeno ci aveva azzeccato in pieno. Io sono una che crede di sapere tutto sui ragazzi, ma in realt non  cos. Per comprenderli a fondo, sarei dovuta restare molto pi a lungo con quello che mi ha tradita. Era come se ci fosse una porta l davanti a me, e avrei dovuto fare di tutto per aprirla, per quanto potesse essere difficile. Cos avrei messo finalmente piede in un altro mondo e sarei stata in grado di capire il mio ragazzo. E invece, rosa dalla rabbia, di quella porta ho aperto solo uno spiraglio, dopodich l'ho subito richiusa e sono scappata via. Io i ragazzi li conosco soltanto in maniera superficiale, e Toshi-chan e Terauchi non sono affatto come me. Loro, quando sar il momento giusto, sapranno andare molto pi in profondit, perch sono di gran lunga pi forti. Quella porta la apriranno senza indugio, ed  questo preciso pensiero che mi fa sentire inferiore.
Scusa, forse ho esagerato ha continuato Teru, ma sono molto preoccupato per te. Vuoi che ti raggiunga?.
No, no... e poi sei al lavoro.
Non importa, posso finire prima e venire da te.
Dopo aver chiuso la comunicazione, sono andata a sedermi in un posto vuoto e mi sono messa a osservare l'interminabile fila di case oltre il finestrino. I tetti, in direzione ovest, brillavano sotto il sole di piena estate; a vederli da un aeroplano sarebbero apparsi persino pi splendenti. So bene che dovrei diventare forte e limpida al punto da riflettere la luce, eppure la sera continuo a spassarmela a Shibuya e non la smetto di chattare su internet. Perch lo faccio? Mi rendo perfettamente conto che in questo modo  possibile instaurare soltanto relazioni superficiali, eppure non desisto. Il fatto  che rapporti di amicizia troppo complessi finirebbero per logorarmi. Perch non posso essere semplice e al contempo forte? Pensieri come questo mi gettano spesso nello sconforto pi totale.
Giunta alla stazione di Kumagaya, sono andata prima di tutto alla toilette per rifarmi il trucco. Chiss - pensavo - forse farei meglio a tornarmene subito a casa. Per, nel caso il Vermiciattolo mi avesse vista da lontano, non mi andava di apparire poco presentabile e rischiare di non piacergli. Inoltre mi avrebbe dato molto fastidio se avessi scoperto che mi aveva preso in giro. Ero sudatissima. Mi sono asciugata per bene il viso con il fazzoletto di stoffa e mi sono ridisegnata le sopracciglia. Poi ho dato un'occhiata alla mia T-shirt rosa, per assicurarmi che non ci fossero macchie di sudore, e mi sono spruzzata il deodorante. Infine, senza uscire dalla stazione, ho chiamato il Vermiciattolo.
Dove sei? mi ha chiesto. Io sono alla stazione.
Caspita, veloce il tipo, eh?, ho pensato. Non mi sarei mai aspettata di trovarlo gi l. Mi sono guardata intorno alla ricerca di un luogo dove appostarmi. Prima di avvicinarlo, dovevo assolutamente verificare che tipo fosse. Cos sono andata a posizionarmi dietro il chiosco dei giornali e dei tabacchi e ho lasciato vagare lo sguardo nel tentativo di scorgere un ragazzo della mia et con il cellulare alla mano.
Come sei vestito?.
E tu, Kirarin?.
No, devi dirmelo prima tu.
E perch? Comincia tu invece.
Tosto il ragazzo, eh? Doveva essersi nascosto anche lui da qualche parte e sperava di individuarmi tra la folla. Avevo a che fare con una vera e propria mente criminale, non c'erano dubbi. Ma nessuno  in grado di reggere il confronto con me al telefono, quando si tratta di mettere in atto una manovra diversiva per fregare l'avversario - almeno era questo che pensavo prima d'imbattermi nel Vermiciattolo.
Ho un costume da bagno rosso fuoco ho detto sfacciatamente, scarpe nere con i tacchi alti e un'enorme borsa di Louis Vuitton.
Tanto per non dare nell'occhio, eh?... Io, invece, indosso una vecchia uniforme militare dell'esercito giapponese, con tanto di berretto e ghette, nonostante questo caldo d'inferno. Sono un soldato semplice e ho in dotazione un fucile di legno, perch uno vero sarebbe troppo pericoloso.
Un soldato?... Questo qui  proprio fuori di testa, ho pensato, trattenendo a fatica una risata. Continuavo a muovere gli occhi da un lato e dall'altro, passando in rassegna le persone che camminavano nella stazione: impiegati, ragazzini delle elementari, donne di mezza et, studentesse del liceo, ferrovieri, coppie sposate... ma nemmeno l'ombra di un ragazzo sui diciassette o diciotto anni.
Com' fatto il tuo fucile di legno? gli ho chiesto.
E com' il tuo costume?  un due pezzi? ha ribattuto subito lui.
No, mi dispiace deluderti,  un costume intero, tipo quelli sportivi. Non ti puoi sbagliare, perch ho un cartellino bianco con il nome attaccato in petto: Higashiyama.
Un costume sportivo... ha reagito, mutando il tono di voce. Tu devi essere una di quelle che su certe cose non esitano ad accontentare i maschi, eh?.
Caspita, ci aveva azzeccato in pieno! Ho cominciato a sudare freddo. Com'era possibile che il Vermiciattolo mi avesse scoperta?
No, no, assolutamente.
Ne sei proprio sicura? E allora perch hai tirato in ballo proprio il costume da bagno? Non credo che una ragazza casta e pura si metterebbe a scherzare cos. La verit  che ti piace essere provocante e conosci alla perfezione i gusti dei maschi.
Senti, piuttosto, dove sei?.
E tu dove sei, bella?.
Bella?... E cos era passato da Kirarin a bella come se niente fosse, approfittando della storia del costume. Il Vermiciattolo mi stava sottovalutando, e la cosa non mi piaceva affatto.
Come ti permetti di chiamarmi cos, eh?!.
Oh, datti una calmata. Sei tu che non vedi l'ora di conoscermi, o sbaglio? Ti interesso perch sono un assassino in fuga. Quelle come te muoiono dalla voglia di avere un'occasione del genere. Magari hai anche un blog e vuoi approfittarne per scrivere finalmente qualcosa di eccitante, eh? Le conosco fin troppo bene quelle come te.
Se  questo che credi, chiudiamola subito qui. Io me ne vado.
D'accordo, allora me ne vado anch'io.
Te ne vai? Dopo che mi sono presa la briga di venire fin qui apposta per incontrarti? E va bene, ma mi sa tanto che prima di rimettermi in treno passer dalla polizia e dir che il ragazzo che stanno cercando si aggira nei dintorni. Ah, non ti dispiace se lascio anche il tuo numero di cellulare, vero?.
All'altro capo del telefonino, fino a quel momento, avevo udito un rimbombo ovattato, come se il Vermiciattolo si trovasse in un posto chiuso, ma tutt'a un tratto ho avuto l'impressione che ne fosse venuto fuori e si stesse dirigendo da qualche parte. Percepivo il suo respiro appena un po' affannato, perci non c'erano dubbi che si fosse messo in marcia. Si sentiva il rumore delle automobili che sfrecciavano, segno che il Vermiciattolo stava lasciando la stazione. Ho allungato il collo verso l'esterno, nel tentativo di localizzarlo, ma non c'era la minima traccia di qualcuno che potesse essere lui.
Non dobbiamo vederci per forza oggi, no? mi ha detto, ignorando le mie minacce. Adesso devo scappare, ciao, eh.
Il Vermiciattolo ha interrotto di colpo la comunicazione. Ero furiosa. Mi aveva piantata in asso come una cretina, anche se era stato lui a chiedermi di vederci. E avevo speso inutilmente i soldi del biglietto del treno. No, no, dovevo fare assolutamente qualcosa, non potevo lasciarmi fregare cos. Mi sono precipitata fuori di corsa, infischiandomene della mia regola di lasciar perdere quando le cose si mettono male. C'era una lunga fila di taxi in attesa, ma non si vedeva nemmeno l'ombra di un essere umano. L'afa era cos asfissiante che tutti preferivano starsene il meno possibile all'aperto. Ero sola, l, davanti all'entrata semideserta di quella stazione, sotto il solleone. Non c'era traccia del Vermiciattolo. Mi  scappato per un pelo, pensavo. Il vento caldo e secco, che soffiava con insolita forza, ha spettinato in un baleno i miei lunghi capelli. La tempesta d'aria condizionata in treno mi aveva tenuta fresca per un po', ma adesso mi sentivo le gambe e le braccia bollenti e avevo la schiena tutta sudata.
Ehi, ma quello non mi sembra un costume... mi ha detto qualcuno alle mie spalle. Il Vermiciattolo mi aveva fregato! Ho sentito una vampata di calore salirmi al cervello, e la mia testa deve aver raggiunto una temperatura di gran lunga superiore a quella dell'aria. Odio perdere, pi di qualsiasi altra cosa. Non c'erano dubbi, il Vermiciattolo mi aveva individuata da lontano ed era rimasto in attesa del momento propizio per venire allo scoperto, dopo avermi attentamente valutata. Che umiliazione: mi aveva sottoposto allo stesso e identico trattamento che di solito riservo io ai ragazzi.
Mi sono voltata molto adagio e ho visto questo tipo alto e magro che mi sorrideva; aveva una schiena ingobbita da fare spavento, con il collo tutto protratto in avanti. L'attitudine spavalda di poco prima, al telefono, sembrava essersi dileguata nel nulla. Adesso ti dava l'impressione di un ragazzo assolutamente tranquillo. Me l'ero immaginato molto ma molto peggio: timido, rabbuiato, puzzolente di sudore, nonch triste e sconvolto per via del guaio che aveva combinato. E invece era persino abbronzato e sembrava godere di ottima salute. Indossava una T-shirt bianca nuova di zecca, dei pantaloni corti neri, che gli stavano un po' grandi, e teneva uno zainetto polveroso sulle spalle. Aveva i capelli scompigliati e le gambe molto pelose. Possibile che un tipo del genere avesse fatto fuori sua madre? Sembrava uno studente di un liceo locale sulla via verso il doposcuola. Continuavo a starmene l impietrita a fissare la sua faccia, senza dire una parola, stordita dal calore e dalla frustrazione di aver perso la partita.
E cos tu saresti Kirarin... Sei diversa da Toshi e da Yuzan, eh?.
Dici? A dire il vero non lo so, non ci ho mai pensato.
Ma dai, lo sai benissimo che  cos. Tu sei il tipo che se la spassa con i ragazzi. Te lo si legge in faccia.
Io non me la spasso con nessuno e in faccia non mi si legge un bel niente!.
Mmh, sei molto carina ma hai un caratterino bello forte, eh?.
No, ti sbagli.
Ho aggrottato le sopracciglia e ho messo il broncio, con il mio solito fare da civetta. Mi piacerebbe da morire girarmi e rigirarmi i ragazzi a mio piacimento, ma quando poi me ne trovo uno davanti sono poco incisiva e divento addirittura passiva. Forse dipende dal fatto che di loro non riesco proprio a fidarmi. Che odio, riuscivo a fare le moine persino di fronte a un assassino. Teru, vieni subito qui!, pensavo con tutta me stessa. Ormai avevo capito che il Vermiciattolo era uno di quei tipi prepotenti a cui non sono in grado di tener testa. E se avesse ammazzato anche me? Lo ammetto, sono stata abbastanza egoista a invocare l'aiuto di Teru nel momento del pericolo.
Non facevi sul serio quando hai detto che saresti andata alla polizia, vero?.
Uhm, l'ho detto solo perch tu avevi minacciato di andartene.
Ma perch spari sempre un sacco di balle? Mentire  solo uno spreco di energie mi ha rimproverato il Vermiciattolo, fissandomi mentre teneva una mano in alto per ripararsi dal sole. Ehi, fa un caldo pazzesco qui, perch non ci troviamo un posto pi fresco per chiacchierare?.
Detto ci, ha tirato fuori un cappellino dalla tasca posteriore dei pantaloncini, se l' messo, ben calcato sulla testa, e ha mosso il primo passo senza nessun preavviso.
Aspetta! Cosa ne hai fatto della bicicletta di Yuzan?.
Me ne sono liberato, perch ne ho trovata un'altra.
Come sarebbe a dire che te ne sei liberato? Non puoi sbarazzarti di una cosa che non ti appartiene senza chiedere il permesso!.
Mmh, invece secondo me posso mi ha risposto voltandosi indietro e fissandomi con occhi sbarrati. Dopotutto si tratta di un'emergenza. Sono in guerra, no? Non ho tempo per pensare a cose del genere. L'intera nazione, vale a dire oltre cento milioni di persone,  in agitazione a causa di questo studentello del liceo che ha ammazzato la madre. Non posso permettermi distrazioni.
Continuavo a chiedermi come fosse possibile che questo tipo tutto pelle e ossa avesse avuto la forza di uccidere sua madre. Ho sentito dire che l'ha picchiata a morte. Ma  possibile uccidere una donna con quelle braccia cos esili? E che effetto far, al di l di tutto, assassinare qualcuno? Addirittura la propria madre, poi. Il Vermiciattolo mi faceva paura, ma allo stesso tempo c'erano un sacco di domande che avrei voluto fargli.
L si dovrebbe stare abbastanza bene mi ha detto indicando un grosso centro commerciale poco distante. Mentre lo seguivo, non smettevo di guardarmi intorno, come se fossi una turista prossima alla meta. D'altra parte, per, cominciavo a sentirmi pi rilassata, perch dubitavo fortemente che potesse saltargli in mente di farmi fuori in un affollatissimo centro commerciale. Dopo un po', il Vermiciattolo ha fatto un cenno con il mento in direzione di un discount. Quando mi hai detto che saresti venuta, sono andato a lavarmi in una piscina e ho comprato una maglietta da quattrocentottanta yen e un paio di mutande da trecento yen in quel negozio laggi.
Quanti soldi hai con te?.
Quasi zero. Ero partito con circa ventimila yen, ma li ho spesi strada facendo.
Per fare cosa?.
Il Vermiciattolo ha schivato la domanda e si  limitato a rispondere per vie traverse.
Procurarsi qualcosa da mangiare e trovare un posto dove dormire non  cos difficile ha detto. Lavarsi, invece,  veramente dura. Non ci sono molti bagni pubblici in giro. E, se anche ne trovassi uno, dubito che mi lascerebbero entrare, sporco come sono. Mah, cio, prima mi sono arrangiato in piscina, ma ti assicuro che  un bel problema. Adesso so come mai i barboni puzzano tanto: non li lasciano accedere ai bagni pubblici. Se potessi trovare un modo per risolvere il problema, continuerei a fuggire in eterno.
Ma non puoi fuggire per tutta la vita.
Mmh, chiss... Lo pensi davvero?.
Il Vermiciattolo si  voltato di scatto e mi ha guardato negli occhi. Quel suo sguardo cos penetrante lasciava intuire un'intelligenza non indifferente. Mi ricordava il mio ex ragazzo, quello di cui ero perdutamente innamorata. A volte aveva anche lui lo stesso sguardo. Un odio profondo cova tuttora da qualche parte dentro di me, inestinguibile, e di tanto in tanto riaffiora in superficie. Lo odio, lo odio da morire, quel maledetto che mi ha fatto soffrire da cani. Sei proprio convinta ha continuato il Vermiciattolo, vedendomi ammutolita che non riuscir a scappare per sempre?.
Senti, se pensi di esserne capace, perch non ci provi?.
Certo che ci prover.
Ma non puoi farlo per tutta la vita, hai solo diciassette anni.
Tu parli cos perch credi di avere tutta una vita davanti, vero?.
Quelle parole mi hanno dato i brividi.
S, certo!.
Be', per, se ci rifletti,  una cosa che varia da una persona all'altra.
Il Vermiciattolo  entrato nel centro commerciale prima di me, senza nemmeno voltarsi. Era uno di quei megacentri enormi, con tanto di cinema all'interno. Nella parte centrale c'era una scultura di bronzo piuttosto comune, con una serie di angeli avvinghiati l'un l'altro, e tutt'intorno numerose panchine occupate specialmente da coppie di liceali che si tenevano per mano, stretti stretti. Mi sono avvicinata a un distributore automatico e ho comprato una lattina di t freddo. Poi, dopo averci pensato su, ne ho presa un'altra per il Vermiciattolo. Lui, intanto, si era gi abbandonato su una delle panchine e, quando si  visto porgere la lattina di t, l'ha presa come se gli fosse dovuta, senza il minimo stupore.
Nessuna delle persone che sono qui dentro in questo momento mi crederebbe se dicessi che ho ucciso mia madre.  una vera fortuna che per legge la mia fotografia non possa essere pubblicata sui giornali. Mah, per, a quest'ora su internet sar gi dappertutto... Tu usi internet?.
S, solo con il cellulare per gli ho risposto, mostrandogli il mio telefonino a conchiglia. Sai, il computer non ce l'ho.
La coppia seduta accanto a noi ha smesso all'improvviso di sbaciucchiarsi ed  andata via, mano nella mano, e allora ne ho approfittato per chiedere al Vermiciattolo ci che desideravo sapere pi di ogni altra cosa.
Perch hai ucciso tua madre?.
Non lo so, l'ho dimenticato. La ragione, qualunque essa sia, non ha importanza. Ero esasperato, ecco. Comunque  incredibile quanto una determinata esperienza possa catapultarti in un mondo diverso, e come poi tu debba cavartela in quel nuovo mondo. Ed  ovvio che a un certo punto ti venga di riflettere sul mondo che ti sei lasciato alle spalle. Insomma, queste sono le cose che contano veramente. Riesci a seguirmi?.

Riesci a seguirmi?... Oh, piantala di fare il sapientone con me, okay?.
Il Vermiciattolo  rimasto per un attimo interdetto, sorpreso dalla mia reazione.
Non trovi strano mi ha poi chiesto, continuando a fissarmi con uno sguardo smarrito che a volte le ragazze preferiscano i tipi tutti pieni di s e poi si lamentino spesso del loro comportamento arrogante?  molto contraddittorio, no?.
Se proprio devo essere sincera, credo che invece sarebbe strano se le cose non andassero cos.
Mi piaceva parlare in questo modo, mi stavo divertendo. Era cos eccitante. Il Vermiciattolo, visto da fuori, non era granch, ma poi ti stupiva per tutte le cose che diceva e per il suo modo di pensare. Senza contare che aveva ucciso la madre e aveva visto questo mondo diverso. Stare l a chiacchierare con lui mi teneva in tensione, nel senso buono del termine. Mi chiedevo fino a che punto, in base all'esperienza in mio possesso, sarei stata in grado di tenergli testa. La partita era di quelle toste, la pi tosta che avessi mai giocato.
Ma non hai proprio intenzione di tornare a casa? gli ho chiesto.
Be', s, almeno una volta, ma chiss quando. Ogni tanto mi metto pure a pensare a come fare per procurarmi i soldi, ma per il momento  inutile, visto che non torner indietro prima di essere scappato ancora per un bel pezzo. Adesso che sono in fuga, sarebbe un vero peccato non approfittarne per accumulare esperienza.
Il Vermiciattolo ha disteso le sue gambe lunghe e scheletriche e si  messo a osservare il soffitto a doppia altezza. La volta di vetro colorato, su cui era raffigurata a grandi linee la citt, lasciava filtrare i raggi del sole, che ricoprivano il pavimento bianco con tinte scure e confuse.
E perch vorresti tornare a casa?.
Per uccidere mio padre mi ha risposto, lanciandomi uno sguardo secco. E tu? Non c' nessuno che vorresti eliminare dalla faccia della terra?.
Ci ho pensato per un po'. S, non mi dispiacerebbe affatto togliere di mezzo lui, quel maledetto che ha completamente minato la mia fiducia negli uomini. Chiss dov' e come se la passa in questo momento. La delusione e il dolore provati quando mi ha tradito mi hanno cambiata per sempre. Se ne  andato via, abbandonandomi, e io non sono stata pi la stessa.
S, forse s.
E perch vorresti uccidere questa persona? Perch la sua semplice esistenza ti fa soffrire, no? E perch ti sentiresti molto meglio se questa persona non esistesse, o sbaglio?.
Mmh, non lo so... ho risposto, inclinando il capo da un lato. Certo, proverei soddisfazione se morisse, ma ne proverei ancora di pi se potessi vendicarmi, facendolo soffrire e facendogli rimpiangere amaramente di aver tradito una ragazza eccezionale come me.
No, no, non ci siamo proprio. In questo modo non otterresti niente. L'unica cosa da fare sarebbe annientarlo, ucciderlo, altrimenti la sua esistenza continuerebbe a tormentarti e non ti permetterebbe di liberarti dalle tenebre che avvolgono il tuo cuore.
Ma quando si uccide una persona non ci si sente addirittura peggio?.
No, perch tutto dipende da quanto sono fitte quelle tenebre. Evidentemente, nel tuo caso, non si tratta di una situazione tanto disperata. Quanto pi  densa quell'oscurit, tanto pi senti l'urgenza di liberartene a qualsiasi costo.
Il Vermiciattolo diceva cose cos strane. Cominciava a mettermi paura sul serio.
Ma non sei triste adesso che tua madre  morta? Non sei pentito di averla uccisa? Insomma,  possibile che non provi nessun rimorso?.
In quel preciso istante mi  squillato il cellulare. Era Teru.
Kirarin, dove sei? Tutto bene?.
S, s, sto bene. Sono in un centro commerciale vicino alla stazione.
Sto per prendere un treno della linea Takasaki. Ti richiamo non appena sar l.
Meno male, Teru stava venendo da me. Risollevata, ho aperto la borsa con l'intenzione di mettere via il cellulare, sennonch il Vermiciattolo si  allungato dalla mia parte e me lo ha strappato di mano.
Mi dispiace, questo  requisito dall'esercito.
Ma che fai, ridammelo!.
Ho tentato di riprendermi il telefonino, ma il Vermiciattolo se l' ficcato subito in tasca e non c' stato verso di farmelo restituire. Mi sono guardata intorno, disperata. L accanto c'erano due giovani madri, con i rispettivi bambini, che ci fissavano col sorriso sulle labbra, probabilmente convinte che stessimo avendo un piccolo battibecco da fidanzatini. No, non  cos!, avrei voluto gridare. Questo ragazzo  uno psicopatico!  lo studente che ha assassinato la madre e che sta scappando in bicicletta! Come potevo fare per attirare la loro attenzione? Mi sono alzata di scatto, con l'idea di andare a chiedere aiuto a un vigilante, ma il Vermiciattolo mi ha afferrata per un braccio e mi ha costretta a rimettermi seduta. Mi teneva ferma, stringendomi forte i polsi, e mi guardava dritto negli occhi.
Kirarin, io ti piaccio, non  vero?.
Ma che dici, sei pazzo? Non mi piaci per niente!.
Cambierai presto idea, vedrai. Dai, andiamo.
Cosa voleva dire e, soprattutto, cosa aveva in mente? Sono rimasta zitta, senza avere la pi pallida idea di come reagire. Il Vermiciattolo mi ha tirata su per il braccio e mi ha trascinato con s verso l'uscita.
Hai detto a qualcuno che ci saremmo incontrati, eh? Tu volevi conoscermi perch morivi dalla voglia di vedere qualcosa di terrificante, vero? Bene, ti prometto che sarai accontentata. Io ti far cambiare, Kirarin. S, cambierai insieme a me, cos proverai tu stessa cosa significa diventare una nuova persona. E faremo abbassare la cresta una volta per tutte a quel bastardo che ti ha ingannato.
Ma in che modo?.
Mentre glielo chiedevo, nella mia testa pensavo che sarei stata disposta a vendermi l'anima al demonio pur di vedere realizzato ci che il Vermiciattolo mi aveva appena detto.
Faremo un bel po' di cosucce cattive insieme. Dopodich torneremo a Tokyo e io ammazzer mio padre. Cos, Kirarin, ti porter con me in un mondo diverso.
Un mondo diverso... Il mondo che si estendeva al di l di quella porta che non ero riuscita ad aprire. La proposta del Vermiciattolo era allo stesso tempo spaventosa e allettante.
Arrivati in prossimit dell'uscita del centro commerciale, il Vermiciattolo ha battuto forte il piede sul tappeto d'ingresso e le porte automatiche - di quelle semplici e piuttosto scadenti - si sono spalancate all'istante. Mi sono sentita avvolgere da una nube di calore, dalla testa ai piedi.
Adesso prendiamo un taxi.
Per andare dove?.
Non siamo lontani dal Nakasendo, la strada che porta verso Karuizawa, no? Quindi ci conviene dirigerci da quelle parti, dove staremo pi freschi.
Ma non avevi detto di essere al verde?.
Non ti preoccupare, non ci coster niente. E poi sono stufo di andare in bicicletta.
Ma  impossibile!.
Impossibile? No, non credo. Stamattina ho comprato un bel coltellaccio, sai? ha detto il Vermiciattolo, gonfio d'orgoglio e scuotendo con una mano lo zainetto che teneva sulle spalle. Mi  costato ben diecimila yen, ma  affilato come un rasoio.
Aveva in mente di prendere un taxi senza pagare, minacciando l'autista e magari derubandolo.
Credo sia meglio lasciar perdere.
E perch?.
Il Vermiciattolo si  fermato e mi ha guardato dall'alto in basso. Aveva quel tipico odore di ruggine dei ragazzi. Ne incontro spesso, a Shibuya, di tipi che odorano cos. Di solito sono quelli che insistono di pi per portarmi a letto. Nel caso del Vermiciattolo, per, non era l'appetito sessuale a guidarlo, bens un tipo di desiderio diverso, che non riuscivo a decifrare. In quel momento, mi sono ricordata che in fondo i ragazzi che odorano di ruggine non mi dispiacciono.
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FINE Parte 1.